Pollock e gli amici della scuola di New York al Complesso del Vittoriano

Dopo la passeggiata con Andy Warhol, all’Ala Brasini del Complesso Del Vittoriano, stavolta ci aspettano i nostri amici newyorkesi. Da Ottobre dello scorso anno, infatti, potete trovare esposti Jackson Pollock, Mark Rothko, Willelm de Kooning, Franz Kline ed alcuni altri amici della scuola di New York. L’exhibition sarà  aperta al pubblico fino al 24 febbraio 2019.

La capitale italiana accoglie con fierezza ben 50 capolavori dell’arte contemporanea, arrivati in territorio nostrano direttamente dal Whitney Museum della grande mela. Alcune delle opere sono a Roma per l’occasione per la prima volta, come nel caso di Number 27 di Pollock.

Facciamo un piccolo tuffo nel passato e andiamo a scoprire qualcosa in più sulla Scuola di New York.

LA SCUOLA DI NEW YORK 

Negli anni ’50 successe qualcosa che cambiò totalmente il modo di concepire l’arte. Dopo secoli in cui l’Europa era stata il centro culturale, lo scettro passò agli Stati Uniti, più precisamente a New York. Nascono nuovi movimenti culturali, tra cui la Beat Generation, nasce il rock ‘n’ roll ed un innovativo modo di dipingere. Dunque, emerge in questo contesto La Scuola di New York.

Tra i maggiori esponenti si ritrovano Jackson Pollock e Mark Rothko. In verità, gli artisti avevano ben poco in comune tra di loro. L’unico punto di incontro che si può ritrovare consiste nella forte individualità e nel modo di concepire l’arte. Costoro desideravano creare un forte distacco con le forme del passato e con la concezione di forma in generale.

Per quanto concerne Pollock, si parla di Espressionismo Astratto. “Espressionismo” poiché, come la corrente espressionista, questi artisti rappresentavano nei loro dipinti le proprie sensazioni. “Astratto” per il modo di concepire l’arte e l’abbandono delle forme. Rothko, invece, è da inserire nell’ Impressionismo Astratto. I suoi dipinti rifiutano la forma, ma presentano delle sembianze quasi gassose.

Grazie a questi artisti, nasce un nuovo stile : l’ Action Painting. La pittura diventa il campo in cui si agisce.

L’exhibition Pollock e la scuola di New York è la dimostrazione perfetta di ciò che stiamo parlando.

Pollock e la scuola di New York 

POLLOCK E LA SCUOLA DI NEW YORK: LA MOSTRA

Il mondo di Pollock e la scuola di New York viene raccontato nella prima sala dell’esibizione. Qui, infatti, Luca Beatrice (tra l’altro,uno dei curatori della mostra) ci fa tuffare nei fantastici anni ’50. Gli anni di James Dean, Marlon Brando, gli anni post-bellici, gli anni in cui tutto stava prendendo un nuovo e diverso colore.

Si viene poi catapultati immediatamente nel mondo di Jackson Pollock. Per immergersi al massimo è stato disposto un lungo divano giallo dove i visitatori possono stendervi. Da qui, guardando il soffitto, si ha la sensazione di essere sotto lo stesso artista nel momento in cui crea il suo dipinto. A seguire vi è l’iconica tela Number 27, lunga tre metri, che vi lasciare decisamente stupefatti. È sicuramente un prestito speciale, dato che il dipinto è stato realizzato con la tecnica del dripping, ossia dello “sgocciolamento”.

Pensavo di trovare qualcosina in più di Pollock, mentre la protagonista è La Scuola di New York

Tuttavia è stata un’esperienza interessante…anzi, sensoriale.

Da Hofmann a Kline, da Reinhardt per terminare infine con RothkoÈ l’irrazionale qui a vincere. Non ci si può concentrare sul significato delle opere, perché le sensazioni che da queste scaturiscono sono più forti.  C’è stata una vera rivoluzione a New York negli anni ’50.

La mostra si conclude con una frase di Mark Rothko, accanto al suo dipinto Untitled (Blue, Yellow, Green on Red) del 1954, che sembra riguardare le cinquanta opere in complessivo :

Quelli che piangono davanti ai miei dipinti fanno la stessa esperienza religiosa che ho fatto io mentre li dipingevo”.

Pollock e la scuola di New York

POLLOCK E LA SCUOLA DI NEW YORK, LA MOSTRA | IL COMMENTO 

Dell’esposizione al Complesso Del Vittoriano mi ha attratto molto questo concetto d’arte interiore, soprattutto perché per me è raro non ragionare e farsi trasportare dalle sensazioni, così come avviene per Rothko. Ho visto una parte dell’America, che finora non mi aveva mai  appassionata, con occhi diversi. 

Impressionante è stato essere in coda ad un gruppo di bambini americani di circa 10 anni in gita, i quali, molto preparati su ciò che andavano ad osservare, hanno riempite di domande la guida. Se i grandi avessero, nei confronti dell’arte, un decimo della curiosità e dell’entusiasmo di questi bambini oggi vivremmo in un mondo migliore.

Assunta Urbano

 

Pollock e gli amici della scuola di New York al Complesso del Vittoriano ultima modifica: 2019-01-18T12:38:12+02:00 da Assunta Urbano