Vostok. Il secondo volume freme dalla Smania di rivalsa

Le sostituzioni in formazione tra le fila dei Vostok hanno generato fremito creativo. Smania vive il cambiamento senza risparmiare nulla.

Smania è il secondo lavoro dei Vostok. La band toscana si rinnova per stile e organico, virando fortemente verso un orizzonte votato al melodico con spiccata vena di malinconia. Restano le schitarrate, il piglio gagliardo e il flebile tratto rock che in casi del genere è di vitale importanza.

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Vostok | Smania (Copertina)

Smania è disponibile dai primi di Gennaio per l’etichetta Manita Dischi. Nove canzoni che raccontano, come in un romanzo a puntate, le (dis)avventure di un “lui” specifico. La sfumatura biografica è palese. Il simbolico Lato A è quasi tutto dedicato al rapporto con la controparte femminile, senza risparmiare tematiche delicate. Il resto è , invece, immerso nell’analisi e critica dei problemi esistenziali, stavolta generici: dilemmi che affliggono una buona parte di popolazione, soprattutto quelli che sopravvivono con lo strumento musicale a tracolla (o il pianoforte sulla spalla, ipse dixit).

 NUOVI VOSTOK, VECCHIO METODO: PIGIAMO PLAY

Apre le danze il singolo Ridatemi Novembre, di cui è stato girato un video promozionale pubblicato, manco a dirlo, il novembre scorso. Avrei preferito che il riff fosse eseguito con maggiore attenzione ma, così com’è, si colloca con precisione chirurgica all’interno dei pochi spazi previsti dell’economia del brano. Due voci perennemente all’unisono e linea melodica subito orecchiabile. Fase conclusiva arpeggiata, armoniosa e tendente alla calma (apparente?). Il testo suggerisce che i protagonisti siano amanti dell’autunno, imbrigliati nei buoni propositi forse sfumati e il conseguente desiderio di tornare a quel novembre, quando probabilmente gli ingranaggi giravano diversamente.

Armadi comincia con una chitarra “croccante” quanto basta, la difficoltà impostata dai Vostok su “quattro accordi e via veloci sull’autostrada della semplicità”, unita alle schitarrate a iosa, forse risulta ridondante dopo un po’. Tuttavia il pezzo fila liscio mentre mi chiedo quanto geniale sia il concetto di non-cambiamento attraverso la metafora del non-cambio di stagione nell’armadio.

È il turno di Boban. Probabilmente ogni lettore nato prima del 2000 sta pensando al buon Zvonimir – se non sapete chi sia c’è google. Detto questo, l’allusione al mondo calcistico vive attraverso alcune similitudini nel testo. Tornando all’aspetto puramente musicale, il brano è caratterizzato da obbligati di stampo rock, come è largamente inteso. Al minuto 1:04 si sente il classico “beep” emesso dal DAW (termine che indica il software usato in fase di produzione) quando qualcosa va oltre soglia. Probabilmente è una svista presente solo nei file concessi alla redazione per il pre ascolto, tuttavia sarei felice se fosse rimasta anche dopo il mastering finale. Questi sono i particolari che ci rendono più umani, in qualche modo riducono la distanza tra artisti e pubblico.

Primavera è l’antitesi del capostipite Ridatemi Novembre. Non ci voleva Nostradamus. I Vostok si lasciano trasportare dalla vena creativa che ora è puntata con decisione su sonorità acustiche. Una dimensione che, a mio parere, inquadra meglio le potenzialità della band – in rapporto alla mission musicale – restituendo all’ascoltatore un risultato superiore sotto molti punti di vista. Intorno al minuto 2:30 si percepiscono gli archi che prima erano solo accennati, lo stop & start e il piccolo crescendo che lo segue, riportano al ritornello. Ritornello che ho apprezzato per linea melodica, meno per il testo unto di cultura pop italiana, una peculiarità presente in tutto l’LP Smania.

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SIAMO ALLA CHIAVE DI VOLTA. LE ARGOMENTAZIONI CAMBIANO

Come dicevo in principio, da qui in avanti, l’aria che si respira subisce una metamorfosi, spostando l’attenzione verso argomentazioni più squisitamente personali e annesse interazioni che ne derivano.

Militare parte d’impatto con la batteria in solo. In questo modo ho potuto sentire meglio la profondità della grancassa e l’attacco deciso. Sembra ordinaria amministrazione, posso assicurare che non lo è. In seguito ad una sorta di lunga intro (in proporzione alla durata complessiva del brano), il pezzo incalza facendo leva sul trasporto emotivo concesso dalle chitarra a scena aperta, cadenzato da accordi scanditi sugli ottavi. Nel frattempo vengo assalito da una curiosità inevasa: quali sono i dischi del padre menzionato nel testo?

Quella che secondo le mie orecchie è la creatura migliore dei Vostok giunge alla posizione numero sei: Confo. Idealmente qui si riassume l’intero album. Le dinamiche seguono perfettamente il flusso narrativo ed armonico del pezzo che si sublima in una “struttura canzone” accessibile e diretta.

T. Non è un refuso, è il titolo dell’unico pezzo che vede finalmente venir fuori un basso non più relegato a ruolo di terza chitarra. Purtroppo è sempre un dispiacere assistere a questa forma di schiavitù forzata, io sono per i diritti dei bassisti e l’ora d’aria non basta per una vita dignitosa. Detto questo, anche qui siamo sul voice-oriented: ogni cosa ruota attorno alle due voci, ma non mancano sostanziali fasi strumentali. Fasi strumentali che generano perplessità, in quanto mai approfondite e senza grandi fantasie che giustifichino tale dedizione. Peccato.

Ritorno della vena acustica, Aurelia. Ribadisco che qui emerge tutto il senso artistico dei Vostok, o meglio: due soli innesti di genere nell’album Smania, col senno del poi, sono risultati pochi. Intanto il testo, di rimando, è una coltellata al petto di tutti i musicisti che arrancano o non ce l’hanno ancora fatta (anche se il termine prevede conoscenze e doti di cui molti sono sprovvisti, tipo me). La luce in fondo al tunnel.

Non vorrei fare il solito guastafeste ma, ahimè, Reni non chiude in bellezza come mi aspettavo. Pensavo ad un arrivederci grintoso, ricco di mordente, di quelli che quasi ti fanno rimanere male perché ne vorresti di più.

UN COLPO AL CERCHIO ED UNO ALLA BOTTE

Parliamoci chiaro, Smania è rimasto vittima della smania di eccedere alla nuova formula creativa dei Vostok. Ogni cosa è saldamente a suo posto ma, forse per questo, nulla scoppia di prepotenza per emergere quanto meriti. Non bastano chitarroni a profusione per imporre una determinata linea. Anzi, spesso non servono affatto. L’album si accomoda agevolmente sul palco della melodia portami via. Talvolta estremamente azzeccata e godibile, altre più macchinosa ma, in onor del vero, è quest’ultimo un tratto che risalta solo alle orecchie di pochi inceppati che non si accontentano di estrarre argento da una miniera d’oro.

Il dado è tratto, la direzione presa è quella giusta. Forse sono mancati solo i tempi di gestazione necessari. Ogni cambiamento porta in dote aria nuova e maggiore spinta creativa, ma al costo di qualche sacrificio.

Mario Aiello

Vostok. Il secondo volume freme dalla Smania di rivalsa ultima modifica: 2019-01-15T12:01:20+02:00 da Mario Aiello