Alita- Angelo della battaglia: il cyberfilm di Robert Rodriguez

Alita, il film di Robert Rodriguez nelle sale italiane dal 14 febbraio, nasce come serie manga pubblicata (almeno la prima) tra il 1990 e 1995.

Il manga di Yukito Kishiro è figlio del cyberpunk nato nel decennio precedente e ne è diventato presto, insieme ad Akira, uno dei più importanti esponenti nipponici del genere. Cyborg, impianti macchinici, futuro distopico, guerre marziane, sport violenti. La fantascienza di Alita prende il testimone da numerose suggestioni e le fonde in un unicum di grande coerenza.

Non stupisce dunque che James Cameron – grande cineasta “fantascientifico” – ne sia rimasto affascinato tanto da arrivare, dopo una lunga gestazione, a scrivere e produrre l’adattamento cinematografico diretto da Robert Rodriguez. Questi non è estraneo né al genere fantascientifico né ai cinecomics, negli anni ci ha abituati ad una cinematografia ipercinetica ed ad un meltin-pot visivo e concettuale. A volte, forse, non sempre riuscito.

Alita

Alita – Angelo della Battaglia – La Trama

Il dottor Ido, esperto nella ricostruzione cybernetica di parti del corpo, rovistando nella discarica dell’agglomerato urbano sotto la futuristica città di Salem, trova il torso e la testa di un cyborg. È ancora vivo e con il cervello funzionante. Così Ido decide di portarlo nel suo laboratorio e donargli un corpo nuovo. Alita è il nome che il dottore darà a questo Frankenstein fantascientifico, che non ha memoria di chi fosse prima ma che scoprirà ben presto di avere capacità fisiche straordinarie. Nella “città di ferro” vivono soprattutto rifiuti della società che agiscono in un brutale e macchinizzato stato di polizia. La presenza di Alita creerà più di un cortocircuito.

Alita

Una macchina ben oliata ma asettica

Robert Rodriguez è a suo agio, sia con la trama che con la materia narrativa, eppure la sua pellicola soffre di grande anonimato.

Nonostante il regista messicano non sia un vero e proprio “autore” con una chiara marca distintiva, le sue pellicole hanno sempre portato una piccola firma. Inquadrature citazioniste, strizzate d’occhio allo spettatore e movimenti di camera al servizio di un’atmosfera che ha sempre cercato di stuzzicare il linguaggio cinematografico.

Alita, invece, seppur ottimamente girato, manca di tutto questo, rinchiudendosi nella buona fantascienza action come tante altre pellicole.

Chiaramente, questo non inficia il godimento del film, ma lo fa proprio la sceneggiatura di Cameron  e Laeta Kalogridis. Se nella prima metà tutto scorre con un buon ritmo, senza lungaggini sulla presentazione dei personaggi o sulla nascita della figura narrativa di Alita, nella seconda  tutto sembra prendere una veloce corsa.

Diverse linee della trama vengono volutamente lasciate in sospeso per un potenziale sequel, alcuni elementi narrativi, come ad esempio quello dello sport estremo Motorball, non trovano il giusto allineamento con la trama principale. La mancanza di ritmo la si ritrova, purtroppo, anche nel finale, che aggiunge nuovi elementi senza (per ovvie ragioni di minutaggio filmico) giustificarne l’evoluzione.

Alita

 Questioni di Traduzione 

Il film soffre, dunque, dell’aver voluto condensare in due ore diverse blocchi narrativi. Il risultato sembra essere l’accostamento di più puntate di un anime piuttosto che una pellicola con una consecutio autonoma. Chi ha letto il manga di Alita forse riesce a ritrovare le coordinate narrative che, però, mancheranno al resto del pubblico. Alcuni passaggi sono talmente veloci che ricostruire i vuoti tra i salti temporali della trama diventa fastidioso.

Ancora una volta è la traduzione di un medium in un altro a far soffrire la pellicola. Troppi elementi in troppo poco tempo. È come se, per non stravolgere troppo la materia primigenia, gli autori abbiano voluto preservare tutto. Dunque, anche l’affresco di personaggi presenti non viene approfondito e le loro motivazioni narrative sembrano, spesso, ingiustificate.

Il risultato è comunque una pellicola di puro intrattenimento che mira all’estetica fantascientifica dal grande impatto visivo. Purtroppo questa operazione è a scapito delle riflessioni sull’umano e il postumano del manga.

Ad Alita, tuttavia, va dato il merito di aver riportato, partendo dalle sue solide basi, il cyberpunk al cinema, rispettandone i canoni e omaggiandone le sue strutture portanti.

 

Leonardo Cantone

Alita- Angelo della battaglia: il cyberfilm di Robert Rodriguez ultima modifica: 2019-02-15T17:03:54+02:00 da Leonardo Cantone