Bif – La Stanza: un esordio scevro di limitazioni qualunquiste

Bif ha composto otto canzoni scolpite con vigore nel marmo del cantautorato di matrice campana, inteso nella sua accezione più squisitamente contemporanea. La Stanza ne ripercorre i crismi valorizzando i temi trattati dall’autore.

Bif - la stanza

Oggi vi parlo di Bif – al secolo Stefano Bifulco – e del suo esordio discografico intitolato La Stanza, pubblicato il 5 Gennaio per l’etichetta Luma Records.

Impostiamola diversamente, tralasciamo tutti gli intrecci artistici dell’autore, il suo percorso da musicista, con chi ha fatto questo, quando ha fatto quell’altro. L’album è composto da otto canzoni scolpite con vigore nel marmo del cantautorato di matrice puramente campana, nella sua accezione più squisitamente contemporanea. Come ipotetica sinossi basti questo.

Lo sviluppo compositivo – e il suo logico risultato – l’ho immaginato e percepito come fosse naturale conseguenza di un processo ‘fine’, quanto enormemente narrativo e personale, in antitesi all’immagine di un artista provato nel corpo e nella mente mentre percuote la dura roccia con scalpello e martello. Perseguendo ancora l’analogia: pochi immaginano la forza impressa e il sudore versato dallo scultore quando si ritrovano di fronte all’opera finita. Magari una figura sublime, dai lineamenti dolci e le forme plastiche. Se fossimo in un museo direi che La Stanza è proprio questo.

Bif, a mio parere, rappresenta ideologicamente l’artista sfinito che si cela dietro la canzone ‘leggera’, che suona in punta di piedi, arrangiata con e per pochi strumenti. Il momento, ovvero l’abilità di trasferire ad un pezzo di marmo la capacità di movimento, è nei testi. Le storie e le esperienze raccontate sono diretta conseguenza di una consapevolezza sociale. La stessa che unisce buona parte della popolazione, chi più chi meno a seconda di quale argomento si va a sottolineare, ma in definitiva condivisa. Perché certi drammi alcuni li comprendono meglio di altri. Il volerne parlare senza tradire una minima ostilità, ira o rabbia, è sicuramente un tratto ascrivibile alla personalità di Bif. Ma c’è un lavoro non indifferente alle spalle e si sente.

Approfondire certe tematiche, trasversali e urgenti, è l’obiettivo tradotto in musica che l’autore si è prefissato. Non mancano però digressioni su amicizia, amore, disillusione e formazione personale. Condicio sine qua non è ovviamente la sensibilità per poterli abbracciare al fine di portarli dalla trascendenza verso l’immanenza (secondo quanto ricordi io dei due concetti). Se fino a qui non è emerso alcun particolare circa il modello musicale è solo perché, più che la forma, è il contenuto che attiva su larga scala la rete neuronale atta alla decodifica di determinati segnali. Cosa farne una volta appresi è a propria discrezione. Nel dubbio, tutto gira attorno al binomio chitarra e voce.

Bif - la stanza
Bif | La stanza (copertina)

Bif | La stanza – Le tracce

Compilare il commento per un’opera come La Stanza,deve essere per forza un’evoluzione personale, viscerale, legata a doppia mandata a chi la enuncia. Il procedimento intuitivo che cerca ‘ragioni assolute’ volte a giustificare la propria interpretazione è parte fondamentale dell’esperienza.

I dischi vanno assimilati, e se resta qualcosa vuol dire che l’artista ha comunque vinto la battaglia. Forse ai giorni nostri basterebbe solo l’illusione di una traduzione soggettiva. In tal senso Bif ha colto nel segno. L’unica precauzione all’ascolto è data dal fatto che bisogna assolutamente essere predisposti.

Uno. Venti Clandestini alza il sipario anche in qualità di video e singolo promozionale. Si gioca molto sulla percezione del termine “venti”, oltretutto una delle pochissime parole che un campano differenzia per pronuncia in perfetta dizione. Il motivo è chiaro ai più. Inoltre, i riferimenti che un tempo scandivano modi, usi e costumi, sembrano aver perso la bussola. Il cambiamento in male e la tela che unisce lavoratori sfruttati e uomini senza nome noti solo in quanto numeri.

Due. Resto è la colonna sonora di un dramma che sta peggiorando in modo esponenziale. Persone che emigrano, spesso scappano, perché restare significherebbe vivere aggrappati a un sogno. Tuttavia, quel sogno, nella propria terra assume dei tratti reali e tangibili ai quali sembra più facile riuscire a restare ancorati. Quasi nessuno vuole essere cittadino (?) del mondo. Quasi tutti preferirebbero restare vicini all’albero da cui sono nati.

Tre. Amore Indipendente esprime il concetto di libertà attraverso l’amore e, soprattutto, la trasposizione biunivoca dell’amore attraverso la libertà. Sembra un gioco di parole, non lo è. Probabilmente una funzione algebrica insolita perché non è dimostrabile per ogni x appartenente ad n. Il tutto con un bell’accento molto pronunciato.

Quattro. Uomini Di Mare è sicuramente la canzone di Bif che più si presta a molteplici interpretazioni. Testato personalmente in fase di “pre ascolto”. Il violoncello scandisce l’incidenza che l’uomo benestante ha sul sociale, in rapporto (e in confronto) a chi invece non ha nulla. L’ostentazione che rincorre se stessa è solo una forma diversa di ‘lesionismo astratto’, tipico di ogni uomo. La discriminante è da ricercare nelle diversità, nelle differenze che contraddistinguono le storie di “uno”, piuttosto che “un altro”.

Cinque. Caro Diario. Il veicolo più immediato per esprimere in forma riservata i propri pensieri attraverso le parole. Parole che spesso implodono prima di essere pronunciate. Alcune restano strozzate in gola perché le “urla al contrario” sono per lo più una triste conseguenza.

Sei. Nella Mia Testa sferza parzialmente l’impronta fin qui percepita, sia nei temi ora orientati verso sfumature personali, che in musica qui con la ‘promozione’ del piano come strumento ideale per l’elaborazione della lirica. Manifesto di chi è perso nel pensiero di una donna che impera memorie e catalizza attenzioni trasversali. In base ai punti di vista un incubo o un sogno.

Sette. Chi Troppo Pensa Muore “… chi troppo ama, no”, recita un verso del brano. La chiave è forse l’antitesi tra il titolo ed il significato della canzone che è, invece, leggermente più vivace e positivista dell’intero contesto.

Otto. La Stanza. Il cerchio si chiude in tutti i sensi. Bif spalma ancora la metafora del mare toccando il tema della lontananza e il mondo si racchiude in una stanza.

Che altro aggiungere mi chiedo, “che squillino le trombe signori spettatori. Inizia la commedia, che parlino gli attori” (cit).

Mario Aiello

Bif – La Stanza: un esordio scevro di limitazioni qualunquiste ultima modifica: 2019-02-23T12:30:52+02:00 da Mario Aiello