Copperman: il supereroe del possibile

Copperman, di Eros Puglielli, uscito ieri nelle sale, si apre con un’ampia panoramica su un meraviglioso paesaggio umbro. Lo spettatore viene catapultato tra le colline di Spoleto ed entra in una dimensione fantastica, chiusa, particolare e lontana dall’ordinario.

Anselmo (Luca Argentero) è un bambino “speciale”, immerso completamente nel suo mondo immaginario: ama tutto ciò che è tondo, circolare, colorato e odia tutto ciò che è giallo. Le immagini si presentano cariche di un bel colore rosso, lo stesso del celebre “Favoloso Mondo di Amelie”, mentre la fotografia è caratterizzata da una luce ed un contrasto molto intensi, tanto da ricordare il taglio di alcuni film di Wes Anderson.

Una matita gialla, proprio di quel colore che segna il distacco di Anselmo dagli altri bambini, sarà l’oggetto che, invece, lo porterà oltre le barriere della solitudine. Il regista, però, nel racconto va oltre la semplice storia di legami infantili proponendo una favola dai contorni originali.

Copperman

Copperman, superoe fantastico

Anselmo vive senza padre, poiché questi ha abbandonato la famiglia per salvare il mondo. Questa la versione raccontatagli dalla madre. Il piccolo, così, passa le giornate a leggere fumetti di supereroi nella speranza di riconoscere la figura paterna. Ed è proprio su questo passaggio che si regge l’intera trama del film.

Il protagonista, una volta cresciuto, diventerà egli stesso quel supereroe a cui si era appassionato da bambino. Anselmo è irrefrenabile, lo è stato da piccolo quando correva in bici e lo è anche una volta divenuto supereroe. Le calme colline di Spoleto diventano teatro di episodi di microcriminalità, e l’iniziale luce lascerà spazio ad un’ambientazione più cupa e buia.

Il vero super potere di Anselmo è l’immaginazione, egli è il supereroe del possibile. Bardato da una pesante armatura di rame, con ai piedi dei pattini veloci, veste i panni di Copperman, l’uomo di rame. Quel bambino, chiamato “mongoloide e ritardato”, diventerà a suo modo indipendente e libero. 

Copperman

Copperman, un racconto ben orchestrato sulla diversità

“Sull’atlante degli animali c’è scritto che il calabrone per il peso specifico delle sue ali non potrebbe volare,  eppure vola”

Copperman poteva risultare una pellicola improntata sulla soglia del burrone del pietismo, facile scivolone quando si tratta una tematica complessa come la diversità o la disabilità. Invece, dalla visione, viene fuori un racconto ben orchestrato che tratta tematiche complesse – come l’eterna dipendenza di un ragazzo disabile nei confronti dei genitori o  del sesso – con la dovuta leggerezza.

Eros Puglielli sembra voler restituire allo spettatore il fluire degli eventi attraverso gli occhi del protagonista, Anselmo, ridimensionando quel concetto di normalità troppo spesso frainteso. 

 

Federica D’Auria

Copperman: il supereroe del possibile ultima modifica: 2019-02-08T19:33:42+00:00 da Redazione