Sanremo 2019: la quarta serata è dedicata ai duetti

L’appuntamento del venerdì di questo Sanremo 2019 è completamente dedicato alla famosa formula dei duetti. Cosa ci aspetta lo scopriremo.

Serata numero quattro. Tanti artisti sul palco e il ruolo della Giuria d’Onore.

Ecco un nuovo esercizio volto a raccontare quanto accaduto durante la quarta serata del Festival di Sanremo 2019. Stavolta la parola chiave è “duetto”, declinata in tutti luoghi, in tutti i mari e chissà cos’altro. Inutile dilungarsi sul PrimaFestival: il filone è identico ai tre giorni precedenti. Meglio spendere qualche parolina, invece, sulla questione che stasera molto dipenderà dalla Giuria D’Onore. Infatti, seppur con percentuali ridotte, tale ensemble sostituirà la giuria demoscopica al fine di decretare il primo premio elargito dalla kermesse: il miglior duetto.

Sul palco dell’Ariston sono previsti ben cinquantasei artisti, tra partecipanti e “coadiuvanti”. Oltre alla presenza già anticipata dell’unico super ospite, Luciano Ligabue.

Il (secondo) Sanremo Baglionicentrico, prende il via per il suo quarto atto scandito dalle note della canzone Acqua Dalla Luna. Coreografia circense e il solo Direttore/Dittatore/Dirottatore sul palco a catalizzare gioie ed ire. I social già fagocitano post ironici che prevedono un Baglioni, eliocentrico, duettare praticamente con ognuno dei partecipanti.

Sanremo 2019 - duetti

Sanremo 2019 – I Duetti

Federica Carta e Shade con Cristina D’Avena

Già il solo fatto di aver pensato a Cristina D’Avena è di per sé una genialata di quelle memorabili. Mentre continuo ad elogiare gli outfit del buon Shade, mi accorgo di una Federica Carta finalmente donna nell’abito scelto per lei oggi. Punta di diamante Cristina D’Avena che si trova a suo agio in un brano, Senza Farlo Apposta, che sembra scritto anche per lei.

Motta con Nada

La Toscana nei cuori di entrambi sembra essere l’unica convergenza tra i due. Motta si presenta con la chitarra e il suo fingerpicking è una valore aggiunto all’arrangiamento. Meno lucida Nada che si perde in una piccola sbavatura sulla seconda strofa. Dov’è l’Italia è una canzone che nel suo contesto ha forza. Questo duetto, a mio parere, la indebolisce.

Irama con Noemi

La scelta di Irama sa tanto di gioco conservativo, del tipo “voglio vincere Sanremo, so di avere un po’ di vantaggio, mi gioco l’asso Noemi”. A La Ragazza Con Il Cuore Di Latta (ed il titolo tra i peggiori della storia) non giova particolarmente la presenza della rossa cantante. Il duetto comincia ad avere senso dal secondo ritornello in poi, soprattutto con un finale “telefonato” ma forte. Almeno in proporzione a quanto visto fin qui.

Ligabue: il super ospite e l’interminabile siparietto

Dopo la pubblicità, un Ligabue a freddo è troppo anche per egli stesso, che quasi farfuglia sulle prime del nuovo singolo Luci d’America. Il rocker di Correggio lascia trasparire un’immotivata contentezza. La gag della scala con Claudio Bisio, ripetuta più volte, ha perso mordente già al secondo tentativo di far fare al buon Luciano un ingresso degno di nota. Finalmente si riprende a suonare gli strumenti e via col delirio all’Ariston. Sembra di essere al concerto di Campovolo quando Urlando Contro Il Cielo vibra nell’etere. Con Baglioni parte una visione di Dio è Morto di Guccini che non comprenderò mai e poi mai. Preferisco dimenticare e siglare con un’unica parola: didattica.

Sanremo 2019 - Duetti

Patty Pravo e Briga con Giovanni Caccamo

Salutato finalmente il super ospite, facciamo in tempo ad assistere al primo duetto realmente propedeutico della serata. Comprendo i motivi per cui durante il brano Un Po’ Come La Vita si sia deciso di ritagliare un momento per concedere a Patty Pravo un ingresso degno di una star internazionale. tuttavia è una concorrente come gli altri e magari si poteva ridimensionare. La consegna dei fiori all’interprete veneta da parte di Virginia Raffaele è degna di nota: quando la Raffaele imita Patty Pravo, se chiudi gli occhi non riconosci più quella vera.

Negrita con Roy Paci ed Enrico Ruggeri

Ci entro a gamba tesa, nemmeno Ruggeri e la tromba di Roy Paci hanno potuto raddrizzare le sorti della band aretina. Questo Sanremo, per loro, non è mai esploso. I Ragazzi Stanno Bene troverà sicuramente la fortuna che merita al di fuori del contesto in cui si trova adesso. Un brano che, per quanto “buono”, fa molta fatica ad essere “bello”.

Il Volo con Alessandro Quarta

La stragrande maggioranza sarà stata troppo impegnata a rispondere con un sarcastico “chi?” all’annuncio del Maestro Quarta. Poverini, nemmeno il tempo di godersi le risate che l’intro di Musica Che Resta ristabilisce l’ordine naturale delle cose. Ottima scelta. Temendo per il risultato finale ho pensato che trascendere una finta “italianità” sarebbe stata durissima. Difatti, Alessandro Quarta è più rock di Ligabue e tutta la band, e poco avrebbe a che fare con gli italici Il Volo, soprattutto quando nei suoi contrappunti si lancia in improvvisazioni su scale modali che attingono a piene mani dal bacino infinito del Jazz. Standing ovation e terrore che possano vincere per tutto ciò che rappresentano dell’Italia che non è.

Momento Ilare Baglioni/Raffaele

Per dovere di cronaca segnalo un simpatico, ma goffo, sketch tra direttore artistico e prima donna dello show. Due chitarre, di cui una finta da montare tipo ikea, e un siparietto ilare ma nulla di che. Baglioni ha ragione quando dice che la sua carriera finisce in quel momento.

Arisa con Tony Hadley e Kataklò

Far ballare Arisa è una sfida impossibile anche per la musa Tersicore in persona. Però l’aria di festa di Mi Sento Bene, assieme alla presenza scenica del gruppo di ballo Kataklò, fanno la magia e non si nota l’antidanza che è in Arisa. Tony Hadley che canta in italiano genera un effetto malinconia che inevitabilmente ci riporta ad un altro suo duetto, quello con Caparezza in Good Bye Malinconia. Meglio con Caparezza (dal quale pare abbia attinto anche per il titolo, n.d.r.).

Mahmood con Guè Pequeno

A mio modesto parere Mahmood non aveva bisogno della toccata e fuga di Guè Pequeno. Un invito che sembra avvalorare più il fronte dei dissing che quello di una vera collaborazione. Soldi è la vincitrice de “l’altro Sanremo”. Quello dove non pesano bigotteria e crismi medievali. Viva la musica italiana che varca ogni frontiera, sonora, sociale e morale. Pantaloni da applausi.

Sanremo 2019 - duetti

Ghemon con Diodato e Calibro 35

Il miracolo del duetto fa capolino proprio adesso. Rose Viola, per l’occasione, viene interpretata con un arrangiamento affine ma migliore dell’originale. Diodato perfetto e calzante in ogni sillaba che intona. C’è spazio per una strofa rap vera e propria. L’avesse proposta così dal principio, Ghemon si sarebbe risparmiato giorni e giorni di bassa classifica virtuale a questo Sanremo.

Francesco Renga con Bungaro, Eleonora Abbagnato e Friedemann Voegel

Grazie a Dio prosegue la striscia di risultati positivi per quanto riguarda i duetti. Aspetto Che Torni gode di un’interpretazione trasversale. Il binomio Renga-Bungaro (coautori del brano) è studiato e nulla sembra essere lasciato al caso, tra voci armonizzate e scambi mirati. Bungaro “derenghizza” la canzone e tutto è più bello. Applausi a scena aperta per i due etoile che mettono in scena il brano.

Ultimo con Fabrizio Moro

Tutti dimenticano di citare Vincenzo Meloccaro al clarinetto e lui, appena può, si prende la scena con contrappunti di spessore su un brano già pieno e senza ulteriori spazi. La voce graffiata di Moro introduce quel pizzico di foia (o foja) che mancherà sempre al buon Ultimo. Nulla che faccia gridare al miracolo ma anche questo duetto ha un senso compiuto.

Il monologo di Claudio Bisio

Stavolta il comico ligure punta l’attenzione sui rapporti generazionali e il difficile equilibrio padri/figli. Ci mette del suo attingendo da un monologo di Michele Serra (Gli Sdraiati). Parla dell’incomunicabilità e del ruolo che spesso “il potere” (in questo caso l’autorità di un padre nei confronti del figlio) ricopre in modo del tutto fuorviante, demolendo il più delle volte anche l’affetto che c’è tra genitore e prole. Uno spot molto intenso, forse interpretato in modo superficiale ma non lede il risultato finale. L’ingresso di Anastasio – vincitore dell’ultima edizione di X-Factor – simboleggia la risposta del figliuolo, critica, forse arrabbiata, ma consapevole e valutata in ogni perché. Lo sforzo creativo del cantante di Meta di Sorrento è avvalorato dal fatto che il testo del pezzo su cui si è esibito è stato scritto proprio in risposta a quel monologo. Applausi pure per loro.

Nek con Neri Marcorè

Riprende la gara di Sanremo e sul palco arriva Nek. Mi Farò Trovare Pronto viene rivista ed arrangiata riducendo a zero l’intervento di strumenti elettronici, avvalendosi per lo più dell’orchestra. Questo taglio teatrale, necessario anche per l’inserimento della prova attoriale di Neri Marcorè, dimostra un’energia maggiore rispetto all’originale. Anche per Nek si percepisce un miglioramento funzionale. Offre al pubblico una versione alternativa del brano. Bravi.

Boomdabash con Rocco Hunt e i Musici Cantori di Milano

Decodificazione collettiva di una canzone già corale. Per Un Milione prende così coraggio e guadagna un pizzico di spessore in più. I tre cantanti sono chiaramente orientati al coinvolgimento e passeggiare in platea nell’Ariston aiuta l’impresa. Sul palco il coro di voci bianche avrebbe meritato più spazio. Sicuramente i ragazzi avrebbero trainato ancora di più il pubblico verso la condivisione, a cui probabilmente puntava dal principio il gruppo salentino.

The Zen Circus con Brunori sas

Restando sulla falsariga del tema introdotto da Claudio Baglioni per questo Sanremo, Brunori ha idealmente il compito ingrato di portare armonia in L’Amore è Una Dittatura. I miracoli non riescono a tutti ma non c’è una colpa, è la canzone che non si presta. Il pezzo, testo e musica, è secondo me bellissimo, detta così, banalmente. Enorme, profondo, allusivo. Un minimo di linea melodica, al posto del fiume di parole avrebbe avuto meno difficoltà ad insinuarsi nella corteccia cerebrale e soprattutto avrebbe avuto maggiori possibilità di comprensione. Complimenti all’attitudine e all’idea.

Paola Turci con Beppe Fiorello

Per l’occasione tutti tenevano a puntualizzare che il buon Beppe non è più e magari Giuseppe sia più consono. Io continuo a chiamarlo Beppe. L’ultimo Ostacolo ha visto due interpreti su binari differenti. Lui delicato e timido, non è questo il suo vero mestiere, nonostante sia ormai un tuttologo. Dall’altra parte lei non si è spostata di un centimetro verso il suo collega. Glaciale. Presi nelle loro rispettive parti soliste il duetto non ha motivo di esistere e l’interpretazione attoriale di Fiorello non basta a giustificarne la scelta. Bisognava modificare qualcosina.

Sanremo 2019 - Duetti

Anna Tatangelo con Syria

La freschezza della voce e della personalità di Syria, diametralmente opposte a quelle della Tatangelo, scippano via dalla canzone qualche quintale di zavorra che la cantante di Sora riesce maldestramente a caricarsi ogni volta. Lo scambio migliora la performance de Le Nostre Anime Di Notte e la mise a la garcon della Tatangelo sfuma ancora un pochino quell’aura mistica e miasmatica della femme fatale che, purtroppo, non le si addice. Domani magari succederà il miracolo. Almeno ideologico. Speriamo.

Ex-Otago con Jack Savoretti

Il tono internazionale ed il timbro vocale di Savoretti aderiscono con esattezza algebrica al pezzo. Solo Una Canzone raggiunge nuovi e più stimolanti perché. Peccato che quella vena creativa non sia stata usata per eseguire il brano per il suo intero, relegandola a pavide interpretazioni di alcuni momenti. L’abbraccio finale è un inno all’umanità. Se esistesse un premio per questo, l’avrebbero vinto loro.

Enrico Nigiotti con Paolo Jannacci e Massimo Ottoni

Anche Nigiotti sceglie di avvalersi di talenti che trascendono l’arte musicale. Certo, prima si para il culo mettendo al piano un certo Paolo Jannacci, che è quanto dire. Peccato che la regia seghi le gambe al cantautore livornese: la sand art la si percepisce appena. Peccato perché il racconto visivo delle vicende del brano potevano aiutare in quanto a forza espressiva. Il clima orchestrale restituisce autorevolezza e Jannacci sostiene come può (e meglio che può) una voce, ora, non proprio amabilissima.

Loredana Bertè con Irene Grandi

La Bertè parte subito fuori forma, decisamente al di sotto della grinta a cui ci ha abituati. Si defila dopo la prima strofa per concedere buona parte di brano alla sua “spalla”. Ritorna dal secondo ritornello fino alla fine ma la zampata della tigre, in questa occasione, non è stata letale come nei giorni scorsi. La faccenda ha alimentato non poco le voci che raccontano di un malore per la sorella di Mia Martini. Chissà. Il duetto non aggiunge né sottrae alcunché. Resta una possibile vincitrice. Standing ovation alle due interpreti. Segni premonitori o solo riconoscenza degli astanti del festival di Sanremo?

Daniele Silvestri e Rancore con Manuel Agnelli

Mi lascio andare ad un commento che va ben oltre il parere personale, nel senso che è un appunto estremamente soggettivo. L’unica critica che si può fare ad Argento Vivo è la cocciutaggine di proporre la stessa scena tre volte su tre: i banchi di scuola, l’alternarsi etc etc. No! Manuel Agnelli interpreta una frase che in principio veniva eseguita dal synth assieme a dei campionamenti vocali. Il risultato è stratosferico e la canzone, con Rancore, sembra avere tre facce diverse dello stesso contenuto. Peccato che non la faranno vincere nemmeno sotto minaccia.

Einar con Biondo e Sergio Sylvestre

Il vestito ricoperto di strass di Biondo è l’unica nota positiva dello spettacolo dei tre “amici”. La reunion del talent mediaset non ha spostato nessun equilibrio. Performance asettica, tranne qualche scintilla. Parole Nuove non sfonda e la formula scelta per questo duetto non ha aiutato.

Il ricordo delle vittime del ponte Morandi

Sono le 00:20 circa quando Claudio Baglioni ricorda il disastro del 14 Agosto, quando a causa del crollo del ponte Morandi persero la vita quarantatré persone. Stamane (ieri 8 Febbraio, nda) sono cominciati i primi lavori di demolizione di quel che resta dell’arteria sopraelevata, a breve, si spera, possa iniziare la ricostruzione, per Genova e per le vittime.

Simone Cristicchi con Ermal Meta

Scambio di vincitori della scorsa edizione di Sanremo. Mentre Moro fa coppia con Ultimo, Ermal Meta si accasa alla corte del paroliere Cristicchi. Meta e Cristicchi si omologano a vicenda. Un sussulto, forse l’unico, nasce cresce e muore nella seconda metà della canzone ed è solo merito del cantautore di origini albanesi. Sarò pure ripetitivo ma una poesia spalmata sulla musica non sempre diventa canzone. Abbi Cura Di Me, forse, non lo è. Vi prego, dategli il premio della critica e andiamo avanti.

Nino D’Angelo e Livio Cori con Sottotono

Quando ho letto “Sottotono” ho pensato fosse il solo Fish a fare presenza. Quando sul palco vedo arrivare Tormento strabuzzo gli occhi: evidentemente mi sono perso dei passaggi fondamentali negli ultimi anni. La distrazione è stata forte ma il piglio leggermente più moderno non rende l’accostamento tra Livio Cori e Nino D’Angelo ben amalgamato: sono acqua e olio. Niente, come la metti la metti, la canzone appare debole ed il duetto poco interessante.

Sanremo 2019 - duetti

Achille Lauro con Morgan

Intelligentemente posto ad un’esibizione di intervallo da Ermal Meta, a causa della polemica dello scorso anno, Morgan è l’asso nella manica di Achille Lauro. La diatriba mediatica sulla canzone Rolls Royce non tange in alcun modo l’esibizione del trapper romano, anzi, la scelta di Morgan sembra la migliore in assoluto. Il buon Marco Castoldi si prodiga sia come pianista – ed il piano rende enormemente meglio della chitarra, nei momenti in cui è chiamato a sostituirla – che come bassista, restituendo al pubblico una figura che richiama fortemente il Morgan dei Bluvertigo. Che dire, a me la canzone non piace, a ‘sto giro, m’è garbata non poco.

Gara dei duetti terminata. La giuria d’onore si ritira per decretare il miglior duetto

Seguendo una tabella di marcia molto serrata, Baglioni & Co. mandano in camera di consultazione (in tutta fretta, manco fossero criminali) la Giuria d’Onore per decretare il vincitore del miglior duetto. Pubblicità.

Al ritorno dai “consigli per gli acquisti” (cit.), c’è il tempo di far salire sul palco dell’Ariston il governatore della Liguria Giovanni Toti per premiare con La Lanterna, simbolo di Genova, il vincitore scelto dalla giuria. La suspense dura sette nanosecondi e mezzo, il vincitore è Motta con Nada.

La giuria d’Onore – ovvero il presidente Mauro Pagani, Claudia Pandolfi, Ferzan Ozpetek, Elena Sofia Ricci, Joe Bastianich, Camila Raznovic, Serena Dandini e Beppe Severgnini – ha deciso di consegnare il premio come miglior duetto a Motta. Personalmente mi astengo da qualsiasi commento, in quanto non penso che i presenti al teatro, calcolando platea e galleria, siano tutti stimati critici musicali. Tuttavia, se dopo aver sentito la parola “Motta” è venuto giù l’Ariston, dando vita a chissà quale putiferio, tra buuh e fischi degni del peggior stadio di serie A, qualche motivo ci sarà. Ricordo che si premiava il miglior duetto, non altro.

Perché Sanremo è Sanremo.

Mario Aiello

Sanremo 2019: la quarta serata è dedicata ai duetti ultima modifica: 2019-02-09T11:45:54+00:00 da Mario Aiello