Sid Vicious moriva per overdose 40 anni fa | Il grande bluff dei Sex Pistols

Il 2 febbraio 1979 ci lasciava, a soli ventun anni, John Simon Ritchie, meglio conosciuto come Sid Vicious.

Il suo cadavere fu ritrovato in una camera del Chelsea Hotel, un albergo di New York. Fu stroncato da un’overdose d’eroina, secondo alcune fonti fornitagli addirittura dalla madre, Anne McDonald. Soltanto qualche mese prima, il 12 ottobre 1978, la sua fidanzata, l’americana ed eroinomane Nancy Spungen, fu brutalmente assassinata. Anche il suo corpo venne ritrovato nella medesima stanza dove risiedeva insieme a Sid, immerso in un lago di sangue a seguito di una coltellata risultata fatale. Il processo, che vide come principale indagato lo stesso Ritchie, fu archiviato al momento della sua morte.

Vicious è conosciuto specialmente per esser stato lo storico “bassista” dei Sex Pistols.

Sex Pistols

GLI ALBORI DEL PUNK

La scena musicale inglese degli anni ’70 era contraddistinta da due ramificazioni principali del rock ‘n’ roll: il progressive e l’hard. Compagini come Pink Floyd, Genesis, Yes, King Crimson, Deep Purple e Led Zeppelin erano caratterizzanti del sound britannico dell’epoca. In un contesto del genere, i giovani emarginati e ribelli al sistema non riuscivano a trovare una band d’identificazione sul suolo nazionale. È in questo vuoto che seppe inserirsi alla perfezione lo scaltro Malcolm McClaren, ex manager dei New York Dolls, gruppo statunitense trasgressivo ed irriverente considerato come il capostipite del glam rock.

McClaren aveva analizzato le tendenze aldilà dell’Oceano Atlantico e voleva importarle in Europa. Per farlo, aprì una boutique insieme alla moglie, denominata prima Let It Rock e poi semplicemente SEX. Il negozio, situato nel centro nevralgico di Londra, nel quartiere di Chelsea, vendeva abbigliamento inedito e tendenzialmente di “contro-moda”. T-shirt strappate, pantaloni in pelle e oggetti borchiati non si erano mai visti in terra d’Albione. Fu lì che si incontrarono John “Johnny Rotten” Lydon, Steve Jones, Glen Matlock e Paul Cook.

Sex Pistols

Sex Pistols – Una Band costruita a tavolino

Secondo il documentario autobiografico del 1980 La Grande Truffa del Rock ‘n’ Roll (titolo originale The Great Rock ‘n’ Roll Swindle) fu di McClaren l’idea di unire questi quattro ragazzi e formare ciò che furono i Sex Pistols. L’intento era sin troppo chiaro: utilizzarli come pupazzi per promuovere un nuovo movimento giovanile in Inghilterra basato sulla ribellione allo status quo, sia a livello istituzionale (la monarchia) che musicale (il disprezzo verso un genere “borghese” come il progressive).

Lo stesso cantante del gruppo, Johnny Rotten (letteralmente “marcio” così come i suoi denti), era solito presentarsi ai live con una maglia recante la scritta ”I hate Pink Floyd”. Il punk era riuscito a dare una risposta alla richiesta di aggressività e violenza della gioventù d’Oltremanica (egual compito fu assunto in contemporanea dal nascente heavy metal). Allo stesso tempo, però, era una promozione contraffatta dell’anarchia basata sull’ottenimento di soldi facili. Una ingegnosa trovata commerciale di McLaren. Era il 1975.

Sid Vicious

1977: NEVER MIND THE BOLLOCKS…HERE’S SID VICIOUS

Se i musicisti prog erano dei virtuosi professionisti, i Sex Pistols a malapena sapevano suonare i propri strumenti. La notorietà che riuscirono ad ottenere nei confini della Gran Bretagna era dovuta principalmente allo scalpore creato. Volgarità, oscenità e risse tra il pubblico erano gli ingredienti segreti del loro primo tour nei pub inglesi nell’autunno del  ‘76.

La EMI li notò e, con 40mila sterline, li mise sotto contratto.  

Il 26 Novembre 1976 fu pubblicato il singolo Anarchy In The U.K. Il punk si apprestava a divenire un fenomeno di costume. Se non fosse che, a causa di un battibecco in diretta televisiva tra Rotten e il giornalista Bill Grundy (da lui definito uno vecchio sporco stronzo per aver molestato verbalmente la cantante Siouxsie Sioux), la EMI pose fine agli accordi ed annullò la produzione dell’album. Ma lo scossone fu solo rimandato.

Nel 1977 Sid Vicious, a sua detta “il più grande fan dei Sex Pistols”, entrò nel gruppo per sostituire Glen Matlock. Tutti sanno che Sid è un tossico incapace di suonare un basso, ma questo a McLaren non interessa; ha un’ottima presenza scenica e una degna attitudine all’autodistruzione.

I Pistols, dopo il suo ingresso, pubblicarono un ulteriore singolo. Si trattava di God Save The Queen, brano iconico ironicamente dedicato al 25esimo anniversario del regno di Elisabetta II. La nuova etichetta discografica, la A&M, però, li licenzia. La furbizia di McLaren sarà nuovamente fondamentale per la firma del terzo contratto del gruppo, stavolta con la Virgin. Il primo ed ultimo album Never Mind The Bollocks, Here’s The Sex Pistols uscì nell’ottobre del 1977.

Sid ViciousUNA TRUFFA IDEOLOGICA

Agli inizi del 1978 i Sex Pistols intrapresero un tour negli Stati Uniti. La tappa conclusiva a Memphis, il 14 gennaio, fu chiusa da una cover degli Stooges, No Fun. Al termine dell’esibizione, Johnny Rotten, rivolgendosi al pubblico, esclamò : “Ever get the feeling you’ve been cheated?” (avete mai avuto l’impressione di essere stati imbrogliati?). Era la fine dei Sex Pistols.

Rotten era consapevole della truffa ideologica perpetrata da McLaren consistente nello strumentalizzare il pensiero giovanile dell’epoca a scopo di lucro. Consistente nel creare scandalo fine a sé stesso. Consistente nel far salire sul palco un individuo che non aveva mai studiato uno strumento in vita sua.

Sid Vicious, d’altronde, nel quarantennale della sua dipartita, continua a rappresentare un paradosso (non) vivente: il più grande musicista punk senza essere mai stato un musicista.

Francesco Forgione

Sid Vicious moriva per overdose 40 anni fa | Il grande bluff dei Sex Pistols ultima modifica: 2019-02-02T09:19:30+02:00 da Francesco Forgione