Un’Avventura : il musical italiano nato dalle canzoni di Battisti e Mogol

Un’Avventura arriva oggi, 14 febbraio, al cinema. Il regista Marco Danieli si cimenta in questo suo secondo lungometraggio nel musical, un genere che possiamo definire quasi assente nel panorama italiano, se non per la sua rappresentazione teatrale. Per combattere questa ardua sfida, sceglie come fedeli guerrieri Laura Chiatti e Michele Riondino.

Il filo conduttore di questa storia sono le immortali canzoni che vedono la collaborazione di Lucio Battisti e Mogol

Un'avventura

LA TRAMA 

La trama di questa storia d’amore ruota intorno alle pietre miliari di due personaggi che hanno costruito, tassello dopo tassello, la storia della musica italiana.

I protagonisti di Un’Avventura sono Francesca (Laura Chiatti) e Matteo (Michele Riondino). La loro storia d’amore non avrà mai tregua, tra tradimenti, cambiamenti di vita e di luoghi. Nelle vicende narrate si oppone un personaggio maschile, più tradizionalista, ad una donna, che desidera, ad ogni costo, affermare la sua emancipazione.

Il tutto ambientato negli anni Settanta (con conclusione nel decennio successivo), gli anni in cui in Italia stava accadendo davvero di tutto, sul piano politico, sociale e  musicale, con la società civile che attraversò un decisivo e netto mutamento.

Un'avventura

Un’avventura pienamente Italiana

La pellicola si apre con i pantaloni a zampa d’elefante ed i capelli ricci di Matteo ed un primo incontro con Francesca. I due si salutano, per poi rivedersi e trasferirsi insieme a Roma. Insomma, Un’Avventura in senso proprio.

Di musical italiani non ne ho mai visti, se non a teatro. Dunque, mi viene immediato fare un collegamento ad “Across The Universe” del 2007. In quest’ultimo, se ricordate, tutto nasce dalle canzoni dei Beatles. Quindi, su questo aspetto, ci siamo. Anche perché la visione comune di Lucio Battisti e Mogol in Italia è simile a quella dei Beatles nel mondo. È un riferimento che sorge spontaneo, ma, per fortuna, Un’Avventura non è né un rifacimento né una copia del film sopracitato. È un musical pienamente italiano.

Qui da noi si vive con la concezione che alcuni pezzi, come ad esempio quelli di Battisti o di De André, siano intoccabili. Condivido pienamente l’idea, ed il film rende giustizia a questa visione. Michele Riondino, che veste i panni di Matteo, ha una buona impostazione da musicista ed offre un’interpretazione dei brani degna di nota. Si percepisce indistintamente la sua bravura soprattutto in “Acqua azzurra, acqua chiara”, in cui canta le strofe a cappella.

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A mio avviso, la stessa considerazione non vale per Laura Chiatti. Brava nel suo ruolo da attrice, ma io avrei voluto vedere, anzi sentire, un timbro meno delicato e più potente nell’approccio con determinate canzoni.

Sicuramente Un’Avventura sarà stata un’esperienza formativa per entrambi.

Possiamo dire che il lavoro musicale è quello che spaventa di più, dato che nessuno dei due aveva mai preso parte ad un musical del genere, soprattutto con determinati brani. Bisogna dargli atto che hanno trattato con il dovuto rispetto e la correttezza che ne consegue i pezzi. Ammetto che non me l’aspettavo. Ben riuscita la versione tango di “Non è Francesca”, meno quella dance di “Dieci Ragazze”. L’insieme è, in ogni caso, alquanto credibile e ben amalgamato.

Lo stesso Mogol, dopo aver assistito alla proiezione, ha dichiarato in conferenza stampa di essersi sentito “piacevolmente sorpreso”. Gli è apparso un film “vivo”. Le sue parole riguardo al film sono state raccolte all’incirca in una metafora.

Ha paragonato la pasta asciutta generica a quella al dente. La seconda è ovviamente migliore della prima. Così, allo stesso modo, sono il marketing e la vita.

Secondo Mogol, il film Un’Avventura non è stato fatto per marketing, ma con passione verso la materia prima di base. Definisce Un’Avventura un film d’impatto, in cui “ci si casca dentro”. Chissà se Lucio Battisti avrebbe pensato lo stesso.

Spesso nei musical si rischia di creare un mondo di finzione poco credibile, nel momento in cui si passa da una conversazione ad una parte cantata. In questo caso ciò non avviene. I miei complimenti, poi, vanno anche a Luca Tommassini per le coreografie. Anche se non avevamo dubbi nelle sue capacità. Effettivamente sembra proprio un lavoro con un cast all’americana, a cui è ormai abituato.

Si respira a pieno l’aria degli anni Settanta, e con il prosieguo della narrazione anche Ottanta, tra la considerazione del divorzio come possibilità, la crescita di un bambino da ragazza-madre senza compagno ed il desiderio di realizzare i propri sogni. Non di secondo piano è il tema economico, con la donna che guadagna più del marito. Insomma, i  giovani di quella generazione forse sanno di cosa sto parlando.

Il tutto, comunque, si conclude con la versione di Un’Avventura di Diodato, che tra l’altro compare brevemente nel film.

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UN INTERESSANTISSIMO PARTICOLARE 

Ogni volta che guardo un film c’è sempre un dettaglio che mi disturba o che mi cattura. Stavolta, vi parlo di qualcosa di positivo.

L’aspetto che maggiormente mi ha colpito di Un’Avventura è la fotografia. Per i 100 minuti della pellicola c’è stata un’ammaliante alternanza tra i colori blu e giallo, in tutte le loro differenti tonalità. Non è un caso se,  di tanto in tanto, le scene si sono svolte sulla spiaggia e mi hanno permesso ancor di più apprezzare questa peculiarità.

In ogni caso, se pensate di trovare sullo schermo la storia di Lucio Battisti vi sbagliate. Non c’è alcuna citazione, alcun riferimento al cantante. Non si tratta di un biopic come lo sono Io Sono Mia o Principe Libero.

Tuttavia, c’è un particolare non trascurabile per cui è opportuna la visione di Un’Avventura. Mi spiace affermarlo, essendone parte, ma so che difficilmente mi si potrebbe smentire: le nuove generazioni non conoscono, come si dovrebbe, alcuni artisti che hanno fatto la storia della canzone italiana. Purtroppo hanno una cultura musicale settoriale, incentrata sulle mode del momento e lontana da ascolti qualificati e formativi. L’utilità di queste pellicole cinematografiche sta anche nel riportare alla luce dinamiche passate che hanno contribuito alla formazione degli artisti odierni. Conoscere per capire ed apprezzare dovrebbe essere un imperativo scritto a caratteri cubitali alle fermate dei tram.

Un'avventura

L’internazionalizzazione del cinema italiano

Mi risulta inevitabile parlarvi, infine, delle note di internazionalizzazione del cinema italiano degli ultimi anni. Il primo film “rivoluzionario” è stato “Lo Chiamavano Jeeg Robot” del 2015, il primo film “con dei supereroi” totalmente italiano, e soprattutto indipendente. Qualche settimana fa, invece, è uscito nelle sale “Il Primo Re”, il primo kolossal. A questa lista va doverosamente aggiunta Un’Avventura, il primo musical.

Abbiamo bisogno di una nuova ventata fresca del made in Italy. Quindi continuate così!

Tra l’altro, sembra che, se il film otterrà un buon incasso al botteghino, potrebbe nascerne un sequel con i brani mancanti. Quindi forse “non sarà un’avventura” ma due. Staremo a vedere!

 

Assunta Urbano

Un’Avventura : il musical italiano nato dalle canzoni di Battisti e Mogol ultima modifica: 2019-02-14T13:13:51+01:00 da Assunta Urbano