Cathodnatius: Atto 2 della trilogia degli Ananda Mida

La seconda opera degli Ananda Mida è un ricettacolo colmo di potenza espressiva. Il guscio è altrettanto caratteristico, godibile a pieno anche da chi non ama il genere. Quando strumenti, voce ed intenti lavorano di concerto, il risultato è sempre qualcosa di bello

Con indecoroso ritardo mi accingo a parlarvi del secondo album degli Ananda Mida, band psychedelic-stoner-rock (molto anni ‘70 aggiungo io) che, con questa produzione, aggiunge un’altra pietra miliare alla mission prevista in partenza. Di cosa si tratta lo scopriremo a breve. Dopo Anodnatius del 2016, in Gennaio di quest’anno è stato pubblicato Cathodnatius, anch’esso edito da Go Down Records congiuntamente a Vincebus Eruptum Records.

Ananda Mida
Ananda Mida | Cathodnatius (copertina)

L’album è composto da cinque brani, tra cui una vera e propria ‘suite’ più affine al mondo del progressive. Tuttavia, osservando con occhio e orecchio critico, è facile comprendere quanto il clima musicale da cui trae ispirazione il collettivo sia l’alcova ideale per questo tipo di opere. Se poi si fa parte del nutrito gruppo di persone che hanno un debole per il rock anni settanta, allora si può godere di uno stato di grazia inatteso, di questi tempi.

Il concetto di ‘Essere Tricerebrale’

Senza addentrarsi troppo – soprattutto perché non ne ho competenza né conoscenza – bisogna giusto introdurre l’argomento. In parole povere e profane, il cervello è costituito da tre strati distinti. Il primo, quello più interno e vicino all’apice della colonna vertebrale, raccoglie e gestisce gli istinti primordiali, le funzioni vitali; Il Secondo, intermedio, è dedicato ai moti emotivi; Mentre il terzo è dedito alle funzioni cognitive e razionali.

Altrettanto barbaramente si può eccedere nella banalizzazione ed attribuire al primo le energie positive derivanti dalla forza vitale, al secondo quelle negative provenienti dal trasporto emotivo, ed al terzo quelle neutre figlie del processo razionale. L’equilibrio di questi fattori rappresenta lo studio di un ‘essere tricerebrale’. Almeno questo è quello che ho compreso io. Abbiate pazienza.

Capito in quale vicolo stretto si sono infilati gli Ananda Mida? La band ha dichiarato di voler approfondire la tematica attraverso tre dischi. Dopo Anodnatius, incentrato sulle energie positive, è il momento di Cathodnatius e la sfera delle forze oscure e negative. Ripercorriamo quest’ultimo assieme.

Cathodnatius, traccia dopo traccia

The Pilot. L’arpeggio in crescendo è scandito da un’altra chitarra che suona accordi sul registro alto. La strofa, caratterizzata da obbligati, sostiene la voce ed il risultato è particolarmente efficace. Il richiamo alle sfumature del periodo storico già citato è palese. Nonostante i sette minuti abbondanti di riproduzione, l’impianto resta aggrappato al concetto-canzone, non male. La parte centrale lascia spazio all’assolo di chitarra, coadiuvato da variazioni armoniche. ‘Colui che guida’ è divertente, coinvolgente e con la punta di orecchiabilità sulla linea vocale che spesso aiuta tantissimo.

Blank Stare. Rullante sul valore cromatico e via a martello, il basso incolla qualsiasi cosa e le chitarre “isteriche” fanno da scena per la voce, in totale simbiosi mistica con ciò che la circonda. C’è tempo anche per gli strumenti in solitaria, nonostante la canzone abbia una durata dimezzata rispetto alla precedente. Parafrasando in senso lato gli stessi Ananda Mida, “c’è molto di più dietro uno sguardo vuoto” e si sente pari pari dalle note.

Pupo Cupo. Non ho la più pallida idea di cosa voglia significare il titolo, l’eloquenza della musica ha comunque supplito la mancanza. Partono le chitarre come guida introduttiva che assieme al basso “a sensazione” scandiscono un lungo intro trasversale. La strofa è fortemente sincopata sulla grancassa della batteria, ne deriva un ritmo trascinante. Il canto modella una melodia da assaporare con gusto. Nulla è mai banale, i commenti solistici e/o strumentali hanno carisma e soprattutto poca didattica su cui appoggiarsi, forse un po’ telefonati ma i costrutti, in fondo, devono avere senso. Ci sono diverse variazioni e il rigo di canto è modulato in modo intelligente, ben amalgamato al contesto, cucito a mano proprio per questo fine. Riff semplice e pulsante, su cui abbandonarsi ai propri istinti.

Ananda Mida

Out Of The Blue. Una pillola, brano conciso. Chitarre e voce per un’interpretazione acustica. Giusto un momento di quiete prima di instradarsi verso quello che, a mio parere, è il perno di questo concept, Cathodnatius, firmato Ananda Mida.

Doom And The Medicine Man. La canzone resta tale nonostante i venti minuti e passa di durata. Non è mai semplice interpretare le ‘suite’ affinché non perdano il piglio di una produzione più semplice.

Il brano è diviso in quattro parti: Towers And Holes, Opening Hours, Rude Awakening e The Medicine Man Is Looking For A Cure. Tutte senza un distacco netto, tranne forse tra le ultime due. Si comincia con distorsioni che generano un frastuono ‘quadrato’ (magari c’è pure un po’ di flanger), fino ad approdare su tema da film di Tarantino, per fornire un riferimento “banale”. L’ho già detto che la voce è il vero valore aggiunto? L’applauso va fatto a Conny Ochs. Segue un’ampia fase di chitarra (finger style?) di quelle dettate dal trasporto a sentimento, empatico.

La sfumatura psichedelica raggiunge l’ascoltatore a cavallo delle note e non con l’eccesso di effetti: affare complesso ad appannaggio di pochi. Il riff della terza parte resterà nella testa di molti per parecchio tempo. Gli assoli appassionati che precedono l’ultimo momento lirico è un miscuglio Fender/Gibson, il binomio di aziende che hanno fatto la storia della sei corde.

La lunga attesa che ci separa dalla conclusione della trilogia

Inutile mascherare disinteresse, dopo Cathodnatius, attendere la quadratura del cerchio è d’obbligo. Volendo azzardare pronostici temporali, è probabile che ci vogliano tre anni. Tanti quanti ne sono trascorsi dall’esordio. La seconda opera degli Ananda Mida è un ricettacolo colmo di potenza espressiva. Il guscio è altrettanto caratteristico, godibile a pieno anche da chi non ama il genere. Quando strumenti, voce ed intenti lavorano di concerto, il risultato è sempre qualcosa di bello. Di fronte alle opere che vanno incontro al mio gusto, mi ritrovo sempre con meno parole da proferire. Ne servirebbe ancora qualcuna ma tant’è.

Mario Aiello

Cathodnatius: Atto 2 della trilogia degli Ananda Mida ultima modifica: 2019-03-12T15:24:08+01:00 da Mario Aiello