De Gregori dice no alla proposta di una “quota Italia” per le radio

Continua a far parlare di sé la proposta di legge di Alessandro Morelli, esponente della Lega nonché presidente della commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera, presentata il 6 febbraio 2019. Nonostante il vice-premier Matteo Salvini abbia precisato che si tratta di un semplice invito (estendibile ad altri ed eventuali settori), la proposta esiste ed è depositata a Montecitorio.

L’iniziativa, siglata dallo stesso Morelli ed altri otto parlamentari del Carroccio, prevede che “le emittenti radiofoniche, nazionali e private debbano riservare almeno un terzo della loro programmazione giornaliera alla produzione musicale italiana, opera di autori e di artisti italiani e incisa e prodotta in Italia“.

Il progetto di legge segue il dibattito post-Sanremo su Mahmood, vincitore della 69esima edizione.

Secondo il primo firmatario Morelli, l’eventuale provvedimento fisserebbe una quota per tutte le emittenti radiofoniche, sia nazionali sia private: il 33%, una canzone su tre in pratica. Di questo 33%, si aggiunge, il 10% dovrà essere dedicato ai giovani autori e alle piccole case discografiche.

Una radio “sovranista” che promuova la musica nostrana, e di conseguenza la nostra lingua e cultura. Nell’articolo 2 viene specificato che si parla di produzione musicale italiana, opera di artisti italiani e prodotta in Italia. La proposta, che deve ancora iniziare il suo iter legislativo, affiderebbe inoltre all’AGCOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) la vigilanza della sua corretta applicazione.

Il primo ad aver apprezzato ed appoggiato l’iniziativa è stato il paroliere Giulio Rapetti Mogol, attualmente presidente della Siae (Società Italiana degli Autori ed Editori).

Con una lettera ai suoi associati, Mogol chiede di sostenere la proposta, facendo notare come, a suo avviso, possa arrecare effetti benefici alla produzione nazionale. Prende come esempio la legge francese Toubon del 1994, che tutela la lingua francese obbligandone l’uso nei campi più importanti della società. Questa legge imporrebbe alle radio di trasmettere musica francese per una percentuale pari almeno al 40% della programmazione giornaliera.

Al di là di ogni considerazione personale e/o politica, per quanto lodevole sia l’intento di favorire la nostra identità musicale, e di pari passo quella culturale, è indubbio che questo testo di legge tratti un argomento ampio e complesso. Tanto che sta suscitando reazioni contrastanti anche da parte di cantautori che dall’applicazione di questa norma, molto probabilmente, ne trarrebbero vantaggi

Francesco De Gregori

DE GREGORI NON CI STA

Durante una conferenza stampa in cui presentava il suo nuovo spettacolo Off The Record, Francesco De Gregori, un pezzo di storia della musica italiana, ha voluto dire la sua su questa forma di protezionismo musicale.

A suo dire, probabilmente avremmo avuto un Francesco De Gregori diverso se non avesse avuto la possibilità di ascoltare fin da piccolo le canzoni straniere in radio. Già Bob Dylan, verso il quale prova una reverente ammirazione, ma anche altri autori come Leornard Cohen, hanno influenzato la sua musica al pari dei colleghi italiani.

Nonostante la maggior parte delle radio non includa le canzoni di De Gregori nel palinsesto giornaliero, il cantautore definisce questa proposta di legge, senza troppi giri di parole, una stronzata. Ecco come, per quanto si tratti ancora di un nulla di fatto, di qualcosa da definire nei particolari, la proposta di legge a prima firma Morelli fa già discutere.

Seguiremo gli sviluppi per capire che direzione sta prendendo questa vicenda e quale sarà il destino della musica italiana in Patria.

 

Luciano Calandro

De Gregori dice no alla proposta di una “quota Italia” per le radio ultima modifica: 2019-03-02T12:18:36+01:00 da Luciano Calandro