Giovanni Truppi, “Poesia e Civiltà” è sold out al Monk

Giovanni Truppi, classe ’81, sangue napoletano, ma romano d’adozione, ieri sera ha conquistato ancora una volta il Monk di Roma. Inevitabile il sold out, in quella che ormai è la sua dimora a tutti gli effetti.

Non mi dilungo nelle presentazioni, poiché dubito Giovanni ne necessiti. Ha pubblicato il suo ultimo album Poesia e Civiltà lo scorso 22 Marzo. Il disco ha ottenuto ottimi consensi da parte della critica musicale, appassionando, allo stesso modo, ascoltatori di vecchia data e new entries.

Il tour è partito una settimana fa dalla Sala dell’Orologio di Terni, e finalmente, come dicevo, è arrivato il turno della tappa capitolina.

Giovanni Truppi SMAV

Giovanni Truppi: Poesia e Civiltà al Monk di Roma

Giovanni Truppi sale sul palco alle 22:30 circa. Dopo un timidissimo “buonasera”, attende con la sua band il silenzio del pubblico, in modo da accoglierci e guidarci nella sua musica. Dà inizio alla magia con L’unica oltre l’amore e prosegue con i pezzi tratti dal suo nuovo lavoro, come Borghesia, Conoscersi in una situazione di difficoltà, Quando ridi.

È sorprendente come gli spettatori abbiano immagazzinato e memorizzato tutte le parole delle canzoni dell’album a così pochi giorni dall’uscita. Senza dubbio questo dato riflette come Giovanni Truppi abbia fatto nuovamente breccia nel cuore dei suoi sostenitori.

A differenza di molti altri musicisti, Giovanni non pone all’interno dei suoi live degli intermezzi parlati. Non ne ha bisogno, tutto ciò che ha da dirci e raccontarci è nelle sue canzoni. Ci fa entrare nel suo mondo unico, autentico e speciale e lo fa con un’enorme semplicità. Ed è forse questo il segreto che lo lega in modo così profondo e sincero ai fan.

Ai brani di Poesia e Civiltà seguono i pezzi più celebri. Lintro di tamburo ci ricorda che Il mondo è come te lo metti in testa. E via con  La domenica e Stai andando bene, Giovanni. Su quest’ultima, in particolare, è visibile la commozione di Truppi nel sentire il pubblico intonare ed urlare, rendendo impercettibile la sua voce, “stai andando bene, Giovanni / dai che ce la puoi fare / stai andando bene, Giovanni / continua a fare male”.

A dei frangenti più scatenati, come Ti voglio bene Sabino e Superman, sono seguiti altri istanti più intimi, con brani quali Amici nello spazio e Pirati. A mezzanotte Giovanni e i suoi compagni di palco si concedono una piccola pausa. Giusto il tempo di una sistematina per concludere con Ancient Society e Due Segreti, tratte ancora da Poesia e Civiltà, e le famose Nessuno e Tutto l’universo.

La band saluta ma al pubblico non basta. Così inizia a cantare Hai messo incinta una scema, per convincere Giovanni e i suoi a concederci almeno un altro brano. Si chiude con Scomparire, suonata al suo fedele pianoforte. E per i deboli di cuore come la sottoscritta è “la mazzata finale”.

Giovanni Truppi SMAV

Il concerto è finito, andate in pace 

Intenso, coinvolgente, vero. Di aggettivi ne potrei aggiungere altri mille e comunque non basterebbero.

È vero che il nostro caro idolo ci fa entrare nei suoi tanti piccoli mondi fantastici, ma ciò che più risulta peculiare, a mio avviso, è il modo in cui inconsciamente – ed inconsapevolmente – entra a sua volta nei nostri minuscoli e personali pianeti. Raggiunge ognuno di noi in modo differente, rendendoci partecipi delle sue storie bizzarre, tanto da immaginare, sognare, o più semplicemente sentirci di esserne i protagonisti.

Giovanni Truppi entra nella tua vita raccontandola senza saperne assolutamente nulla. È qualcosa di unico e magico che a pochi riesce. Non è immediato, è un ladro a cui bisogna permettergli di entrarti in casa.

Lasciatelo agire, sarà ancora più speciale. È successo a me qualche anno fa. Ci misi un po’ per comprenderne realmente la portata. Dopo, qualcosa in me è cambiato.

Ovunque mi trovi, le parole delle canzoni di Giovanni Truppi mi fanno sentire a casa. Ciò non accade soltanto perché siamo entrambi campani e pronunciamo la parola cuore con la stessa intensità e cadenza.

Accade perché alcuni suoi testi mi fanno sentire come se mi riflettessi allo specchio. Truppi è quel me dentro di me che ne sa molto più di me. Quell’amico immaginario che mi accompagna nelle scelte da prendere, quelle giuste e quelle sbagliate, e mi fa capire che non è importante cadere in errore, perché prima o poi andrà tutto bene.

Per vivere bene sarebbe opportuno “andare dal pazzologo due volte a settimana”. Se proprio non vi riesce, andate almeno una volta ad un concerto di Truppi.

Assunta Urbano

Giovanni Truppi, “Poesia e Civiltà” è sold out al Monk ultima modifica: 2019-04-12T16:44:41+02:00 da Assunta Urbano