The Silence, la pellicola Netflix sulla quale non tacere

The Silence, film Netflix, è un horror fantascientifico diretto da John R. Leonetti in cui Stanley Tucci e Miranda Otto sono i genitori della strega Sabrina, Kiernan Shipka. Il regista non è nuovo questo tipo di pellicole, avendo diretto tra gli altri la fotografia nello spin-off di The Conjuring sulla bambola posseduta, Annabelle.

Ed è evidente che conosca bene il genere. Dopotutto, la storia si presta a tinte più orrorifiche che fantascientifiche.

The silence – La trama

Un gruppo di speleologi risveglia accidentalmente delle creature simili a pipistrelli che, per secoli, erano in “stasi” nell’oscurità di una grotta. Una volta uscito, lo stormo di volatili si lancia, famelico, contro le città. Quella che presto diventerà un genocidio, offre, però, uno spiraglio di salvezza: il silenzio. Le creature sono, difatti, attratte da qualsiasi rumore. Ally, una ragazza divenuta sorda dopo un incidente, insieme alla sua famiglia tenterà di sopravvivere.

The Silence Netflix

TROPPE CARTE IN TAVOLA

Creature, tensione, “apocalisse”, rifugi, homo homini lupus, città abbandonate, tutto condensato in un’ora e mezza.

I meccanismi narrativi e gli agganci per catturare lo spettatore ci sono tutti. Ed è, forse, proprio questo il problema, perché il film soffre di poca inventiva. “Poca inventiva” non significa necessariamente “banalità”. L’idea di costruire un racconto sull’autoprivazione di una capacità essenziale dell’uomo, ultimamente, non è proprio una novità. In circa un anno abbiamo visto A Quiet Place e Bird Box (quest’ultimo sempre Netflix) che operano sulla medesima privazione. L’escamotage di The Silence, abbiamo detto, sono queste ancestrali creature pipistrellomorfi. Un tentativo, poco elaborato, di giustificare le privazioni a cui sono costretti i personaggi.

Di conseguenza lo “schema” narrativo è quello canonico: fuga, sopravvivenza, sacrificio, gente che impazzisce, sette religiose. Forse, tutto il materiale del film, diluito in una miniserie, avrebbe funzionato meglio. Troppi, conosciuti, elementi concorrono ad un pellicola che soffre di anonimia.

Un’ora e mezza passa senza pentimenti né gioie.

The Silence Netflix

Salviamo il salvabile

Ma non tutto è così, staticamente, stabile. Rispetto ad altri “survival movie”, The Silence ha un pregio che, però, perde velocemente dopo circa venti minuti. L’Apocalisse non coglie di sorpresa. I personaggi, e di conseguenza lo spettatore, familiarizzano con il dramma che si sta sviluppando.

I protagonisti hanno, così, il tempo di decidere il da farsi, senza dover precipitarsi in macchina e fuggire. E lo spettatore è libero di farsi un’idea su come agire. Le tecnologie funzionano, nessun blackout, le notizie, i video, permettono di capire cosa succede e seguire l’evoluzione della catastrofe. Tutto ciò conferisce un iniziale “realismo”, una verosimiglianza degli eventi. Poi, tutto prende una veloce e prevedibile corsa per arrivare ad un finale che, potenzialmente, potrebbe generare un seguito “young adult” come Hungher Games o The Maze Runner.

The Silence, dunque, rimane sospeso a metà tra il buon film e una pessima pellicola.

Lo guardi e passa via. In silenzio. Appunto.

 

Leonardo Cantone

The Silence, la pellicola Netflix sulla quale non tacere ultima modifica: 2019-04-23T10:37:53+02:00 da Leonardo Cantone