MDLSX, uno spettacolo tra monologhi e vj set

Studiare le forme teatrali d’avanguardia meramente da un testo scritto non è per niente facile, ve lo assicuro. Quando si è presentata l’occasione di rispolverare le nozioni accademiche di qualche esame fa, non ci ho pensato due volte ed ho trascorso mesi con un appuntamento fissato sul calendario alla data del 7 Maggio, un po’ come si è abituati a fare con grandi concerti o festival.

L’appuntamento annotava un luogo ben preciso di Napoli, il Teatro Galleria Toledo (polo della contemporaneità in scena) e un riferimento stringato: MDLSXSpettacolo pluripremiato, in vita dal 2015, firmato dalla compagnia indipendente MOTUS che da quasi trent’anni sviluppa istanze con tale impegno da meritare pagine e parole di studio, trova la sua genesi nel romanzo “Middlesex” del premio Pulitzer Jeffrey Eugenides, pubblicato nel 2003.

«Sono nato due volte: bambina, la prima, un giorno di gennaio del 1960, in una Detroit straordinariamente priva di smog, e maschio adolescente, la seconda, nell’agosto del 1974, al pronto soccorso di Petoskey, nel Michigan»

(Callie, Middlesex)

MDLSX

La storia parla di Calliope, nota in seguito come Cal, nato ragazzo in corpo di donna, ermafrodito d’origini greche al quale resta una vita on the road nell’America dei seventies, alla continua ricerca di una collocazione e di un’identità.

MDLSX Motus
MDLSX – Motus © Renato Mangolin

Nell’impianto scenico edificato da MOTUS, Calliope ha le fattezze di Silvia Calderoni, attrice performativa che emette vibrazioni visivo/acustiche per 100 minuti. Un tappeto argenteo a forma triangolare, la cui punta è rivolta verso il pubblico, diventa la base di sviluppo per un vj set dalle forti integrazioni tecnologiche. L’opera inizia con un filmato di Silvia, poco più che bambina, intenta a cantare al karaoke “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” di Gianni Morandi, introduzione che è emblema della forte convergenza col mondo musicale, veicolo atto a scandire gli sviluppi della trama.

Sul fondo della scena, due tavoli dove trovano spazio microfoni, luci stroboscopiche, un computer collegato con un mixer ed anche una camera a circuito chiuso, la cui inquadratura viene proiettata sul fondale. I tempi della performance vengono dettati direttamente sul palco e dal palco, con la regia che ha ruolo d’assistenza alle increspature impostate da Silvia Calderoni, capace di fluttuare alla musica di Stromea, trovare euforia sulle note dei Placebo, viaggiare con i Talking Heads in sottofondo oppure abbandonarsi alla disperazione quando è la volta degli Smashing Pumpkins.

La musica caratterizza la vita che, per quanto tumultuosa ed incerta possa essere, trova sempre delle note il cui onere/onore è accompagnare le sensazioni più intime. Perché è di questo che parla MDLSX: una (ri)nascita resa emblematica dal continuo dischiudersi di fiori con la crescente presa di coscienza di Cal, mortificata dalla scienza e quel tecnicismo che non accetta zone grigie quando tutto deve essere bianco oppure nero.

MDLSX Motus
MDLSX – Motus © Alessandro Sala

L’integrazione tecnologica abbatte i protocolli del teatro, contribuendo ad un senso di tridimensionalità che permette figure plastiche ad un corpo sovraelevato rispetto al concetto di uomo o donna. La Calderoni racconta ed emoziona il pubblico dandogli le spalle, trovando primissimi piani frenetici oppure figure intere che appagano totalmente la curiosità di chi osserva, annullando le zone d’ombra della tradizionale bidimensionalità di scena.

Senza soluzione di continuità, in un tripudio lisergico che desta l’impressione di spegnersi nella luce di un laser verde, prima di esplodere nuovamente in forme e colori, Cal(deroni) vive la sua storia che è simbolo degli uomini e delle donne, di tutti quegli esseri umani costretti a combattere i canoni sociali per un eguale affermazione di diritti, che dovrebbe essere automatica ma spesso assume i contorni di una chimera. Perché non c’è da fare nessuna rivoluzione, è troppo banale cercare di impostare in questa consumata dinamica una realtà di fatti che necessita di essere riconosciuta come tale, non di creare ed intagliare uno spazio.

In questa Italia, un teatro gremito in ogni ordine di posti e applausi scroscianti da parte di spettatori visibilmente emozionati archiviano una risposta partenopea concreta. Questo spettacolo merita ogni singola riproposizione fino ad ora andata in scena, con l’auspicio che MDLSX sappia propagare sempre con la stessa costanza e passione i messaggi di integrazione, rispetto e gioia nella propria condizione di vita.

È sempre bello studiare forme d’arte.

Il cambiamento necessario è talmente profondo che si dice sia impossibile, talmente profondo che si dice sia inimmaginabile. Ma l’impossibile arriverà e l’inimmaginabile è inevitabile. (Manifesto Animalista, Paul B. Preciado)
Giandomenico Piccolo
MDLSX, uno spettacolo tra monologhi e vj set ultima modifica: 2019-05-08T17:02:09+02:00 da Giandomenico Piccolo