Black Mirror 5: sempre meno black

Black Mirror, serie britannica approdata dal 2016 su Netflix, ha saputo conquistare in breve un’enorme fetta di pubblico interessato alle serie TV. Lo ha fatto grazie a puntate disturbanti, capaci di indagare l’inquietante rapporto uomo-tecnologia.

Dopotutto, chi l’ha seguita dalla prima stagione conosce bene l’atteggiamento degli autori verso quello “schermo nero” dei dispositivi tecnologici. La penetranza nella vita quotidiana crea più pericoli che vantaggi. Poche, difatti, nel corso della serie, sono le puntate “positive”.

Dopo l’esperimento video ludico e metanarrativo di Bandersnatch, Black Mirror torna con la quinta stagione, nell’assodata formula dei tre episodi.

Black Mirror 5: Gli episodi

Il Morso della Vipera esplora le potenzialità delle tecnologie capaci di far provare emozioni fisiche durante un videogioco picchiaduro. Due vecchi amici si ritrovano a giocare e, dopo il primo combattimento, scocca una scintilla. I due uomini, uno sposato con figli e l’altro facile al cambio di relazione, attraverso i loro avatar digitali vivono una relazione clandestina.

In Pezzi racconta il rapimento e la fuga, da parte di un giovane, di uno stagista di una multinazionale proprietaria di un social. Una sola richiesta per rilasciare l’ostaggio: parlare con il fondatore del social network.

Rachel, Jack e Ashley mette in relazione due giovani donne con una cantante pop di enorme successo. Dalla mappatura della rete neuronale della star sono state realizzate una serie di bambole capaci di replicare la sua personalità. Ma la vita della cantante lentamente rivela delle ombre parecchio oscure.

Black Mirror 5

MOLTO FUMO…

Una della qualità, con alti e bassi, a cui Black Mirror ci aveva abituato è senz’altro l’originalità. Non un’originalità tout court, ma strutturata per saldarsi ed amplificare questioni riconoscibili. Questioni riconoscibili e proprie dell’attuale millennio.

Ci prova anche con la quinta stagione. La tecnologia digitale sempre più immersiva che tenta e tende costantemente di replicare il “reale”. Il “sentire reale” diventa l’oggetto di ricerca dei personaggi della prima puntata. Virtuale o fattuale che sia, il bisogno emozionale rischia di diventare una prigione.

Nella seconda puntata è la pervasività ottundente dei social che viene messa sotto la lente d’ingrandimento degli autori. Smartphone come estensione ed appendice dell’umano, vetrina a due vie tra il Sé e il mondo, strumento di racconti dalla facile e triste obsolescenza.

La terza puntata, forse la più “fantascientifica”, cerca il connubio tra intelligenza artificiale e umano, come sposalizio, forse, salvifico dell’uomo futuro. Ma affronta, anche, questioni di scelta individuale, di problemi relazionali e di costrizione tecnologica. La tecnologia può essere tanto positiva quanto usata per ledere la dignità dell’uomo nella sua accezione più profonda.

È evidente che l’intera quinta stagione esplori il bisogno relazionale degli individui. In un mondo tecnologicamente avvolgente, il “virtuale” sembra la scelta tristemente più semplice.

Peccato che tutto questo lo faccia in maniera troppo semplice.

Black Mirror 5

… E NIENTE ARROSTO

Didascalica, prevedibile e moralista la quinta stagione di Black Mirror ha il sapore di una pubblicità progresso. Il messaggio “disturbante” diventa estremamente semplificato e dall’immediata lettura. Nessuna metafora tecnologica, nessuna imminente dittatura tecnologizzata. Ma avvertimenti banali privi di mordente.

È indubbiamente una delusione per i fan più accaniti di Black Mirror. Ed è anche incomprensibile la scelta degli autori di allinearsi ad un politically correct che avevano sempre combattuto.

Sembra davvero difficile accostare, ad esempio, la prima stagione con quest’ultima.

Un abisso contenutistico e formale che fatica ad essere colmato dal semplice “nome” Black Mirror.

 

Leonardo Cantone

Black Mirror 5: sempre meno black ultima modifica: 2019-06-15T16:34:18+02:00 da Leonardo Cantone