La Bambola Assassina: è ora di giocare con Chucky 2.0

Io sono Chucky, la bambola assassina, e me ne vanto

 

La Bambola Assassina è un marchio. Un marchio di omicidi e riti vudù, di trasmigrazioni di anime e possessioni. Anche il meno avvezzo all’universo horror del cinema ha familiarizzato, da trentuno anni almeno, con il macabro appellativo de La Bambola Assassina.

Chucky, il bambolotto posseduto dall’anima di un serial killer, ha mietuto vittime in sette film, si è sposato, ha avuto un figlio, è stato fatto a pezzi e ricomposto.

Ma non bastava. Lars Klevberg dirige dunque il rebooth della saga o un remake. Sicuramente dirige il Chucky 2.0.

La Bambola Assassina

Trama

Buddi è una linea di pupazzi con una raffinata ed articolata intelligenza artificiale capace di apprendere continuamente. Quando Karen Barclay (Aubrey Plaza) decide di regalarne uno al figlio Andy (Gabriel Bateman) non poteva immaginare che – hackerato – Buddi si trasformasse in un’arma omicida.

 Distopia Tecnologica

Niente maledizione, niente serial killer in punto di morte che trasferisce la propria anima in un pupazzo. Lo spunto iniziale del nuovo La Bambola Assassina è molto più concreto e futuribile. Un’intelligenza artificiale che, con emozioni basilari e non ancora strutturate, agisce di genuino impulso. Impulsi omicidi, certo.

Il cinema si è domandato tante (e migliori) volte sul ruolo dell’intelligenza artificiale: Skynet di Terminator, il futuro di Matrix, persino Avengers: Age of Ultron. Tale ruolo non è mai positivo. Con Chucky non è certo diverso.

La Bambola Assassina sarebbe potuta essere una puntata di Black Mirror, se Black Mirror fosse stata una serie americana. Con tutta la cultura horror-gore del cinema americano.

Autoironia

Per quanto, dunque, la tematica non brilli di originalità e si distanzi dal film originale, la Bambola Assassina rimane una pellicola autoironica. Dopotutto stiamo parlando di un bambolotto “rossomalpelo” con una tutina colorata, scarpettine da ginnastica e un grosso coltello tra le manine di plastica. L’autoironia poteva essere l’unica chiave di volta.

Lo era anche (e maggiormente) nella saga originale, con diramazioni particolarmente surreali e grottesche e volutamente kitsch. Virando in misura molto minore sul parodico anche il Chucky 2.0 non si prende spesso sul serio. Il tono del film rimanda alla black commedy, specie grazie al rapporto tra Chucky ed Andy.

Come un’inquietante guardia del corpo, l’ossessione per l’amicizia diventa il tarlo digitale della mente sintetica di Chucky. Abbandono, frustrazione e gelosia minano le sinapsi dell’intelligenza artificiale.

Attraverso la sua figura, la sua identità narrativa, Chucky è anche simbolo dell’abbandono genitoriale in favore di un medium e la delega delle attività educative. Ma (è bene chiarirlo con forza) la Bambola Assassina non ha, certo, velleità filosofiche e sociali. Temi e contenuti facilmente leggibili condiscono gore autoironico e citazionista.

Curiosità

La voce originale del nuovo Chucky è Mark Hamill, il Luke Skywalker della space opera di Star Wars. Doppiatore prolifico, Hamill ha prestato la voce alle versioni cartoonesche del Joker di Batman, diventando uno dei più apprezzati performer del personaggio.

In uscita ravvicinata con Toy Story 4, la Bambola Assassina ha impostato una campagna marketing sulla sua decostruzione. Woody e compagni e lo stesso Chucky sono giocattoli, peccato che quest’ultimo abbia mire omicide. Sono stati pubblicati, infatti, ironici poster in cui si intuisce l’omicidio dello sceriffo, del ranger spaziale e dei personaggi del film Disney-Pixar.

Persino l’iconica canzone Hai un amico in me viene riletta in maniera sarcastica.

Un film, dunque, non privo di semplificazioni e banalità ma che riesce ad essere estremamente godibile. Dopotutto il marchio è quello de La Bambola Assassina, per vederlo, basta lasciare a casa ogni piglio severo.

 

Leonardo Cantone

La Bambola Assassina: è ora di giocare con Chucky 2.0 ultima modifica: 2019-06-23T12:15:32+02:00 da Leonardo Cantone
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.