Nebula, Holy Shit: un ritorno sulle scene da urlo

C’era chi scommise sulla loro fine ed invece, dopo ben 10 anni di silenzio, i Nebula sono tornati con un nuovo album dal titolo Holy Shit, pubblicato per la Heavy Psych Records.

Ci avevano lasciato con l’EP Heavy Psych e ritornano con la Heavy Psych Records. Holy Shit, probabilmente, è la sorpresa del 2019: la resurrezione dei Nebula. Una release inaspettata per i fan di vecchia data che deve essere, giustamente, accolta con l’esclamazione holy shit!

Holy Shit è un disco che enfatizza le nostre emozioni tra dissolvenze, rallentamenti, ripartenze, accelerazioni, decolli ed atterraggi in territori meno desertici. E con tematiche meno spensierate rispetto al passato. Sono lontani i tempi del pianeta rosso di Let It Burn, e lo spartito stoner degli anni ’90 è ormai una composizione che appartiene ad un trascorso sbiadito. Volutamente, o meno, non ci è dato saperlo.

Nebula

La nascita della band

I Nebula sono stati (e probabilmente lo sono ancora) alfieri e paladini della scena underground stoner-psichedelica statunitense dei ’90. Sono nati da una costola dei Fu Manchu, quando Eddie Glass e Ruben Romano, nel 1997, decisero di lasciare la band, proprio per dar vita al nuovo progetto.

Il 1997 è stato l’anno del Tamagotchi, gli animaletti virtuali precursori dell’odierno smartphone. Ma anche un’annata di tormentoni assurdi come Barbie Girl degli Aqua e del debutto delle Spice Girls, che in breve tempo divennero un fenomeno pop mondiale. Per fortuna ci regalò anche materiale discografico di ben altra fattura, come il capolavoro Ok Computer dei Radiohead.

Nel frattempo, il grunge aveva esaurito creatività e spinta vitale. Parallelamente, la seconda metà degli anni ’90 segnò la genesi di un nuovo tipo di sonorità hard rock, o metal, denominato nu metal: un sottogenere che fondeva le vibrazioni cupe del metal degli anni ’80, ed il ritmo rincoglionente del rap, con le urla del thrash/hardcore e l’insoddisfazione dell’industrial dei ’90, offrendo alla fine il peggio di ognuno.

Il nuovo album, Holy Shit!

Holy Shit presenta 9 brani originali, nuovi di zecca, dal sound decisamente differente dallo stoner ronzante, hardcore, epidermico al quale eravamo abituati con Let It Burn, Charged, Apollo ed Heavy Psych, tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio.

Questa nuova incisione sonora si avvicina più ai suoni carnali ed autodistruttivi dei The Stooges, con una composizione dall’andamento sinusoidale, più articolato, più maturo ed imprevedibile, allo stesso tempo fragile e rabbioso. 

Rimangono, comunque, intatte le sonorità acide, blues, narcotiche e psichedeliche dei tre Nebula (come già raffigurato nella bellissima cover disegnata da Robin Gnista). Ma stavolta con riff e passaggi più hard rock, con un tappeto strumentale più oscuro e la pedaliera wah wah di Eddie Glass che va letteralmente in fiamme.

Il primo singolo, che ha anticipato l’uscita dell’album, è Witching Hour: brano hard rock di matrice sabbathiana, che esplora i meandri psichedelici della notte attraverso le influenze mistiche dei virtuosismi seventies e l’impatto essenziale dei ’90.

Witching Hour parte subito forte, con il ritmo marziale della batteria, praticamente identico a quello di Child in Time dei Deep Purple. Questa viene letteralmente violentata, stuprata, sodomizzata, mentre gli intensi riff di chitarra prendono spunto dalle sonorità dei Diamond Head.

La bellissima cover disegnata da Robin Gnista

Nebula - Holy Shit

Come recentemente dichiarato dal bassista Tom Davies:

“Witching Hour parla di quel magico momento della notte in cui l’oscurità è al massimo e la luna è grande, audace e luminosa. Le persone sono nascoste nel letto, ignare delle losche manovre degli emarginati che si aggirano intorno a loro. Il nostro nuovo album Holy Shit è il risultato sfocato e drogato del nostro tempo lontano nei recessi più profondi e oscuri della natura selvaggia nel continuum temporale dello spazio”.

Man’s Best Friend apre le danze con una trama di riff heavy che rimanda addirittura a sonorità Judas Priest.

Con Messiah e Let’s Get Lost siamo in pieno space rock: un nucleo sonoro caldo, ossessivo e noise, che emette radiazioni acide e cupe nello stile degli Hawkwind e Blue Cheer. Il tutto accompagnato dal cantato melodioso e sinuoso di Eddie Glass.

L’attacco cupo e spaziale del basso di Dennis Wilson in It’s All Over è una vera e propria operazione nostalgia grunge, sospesa tra l’andamento mid-tempo narcotico del brano ed il cantato delirante. Fistful of Pills è, probabilmente, il brano più atipico dell’intero album: racchiude, in pochi minuti, le atmosfere pulp dei film di Quentin Tarantino ed un mix di sonorità: dal folk al grunge, dal western al blues.

Il sound doom ed ipnotico di Tomorrow Never Comes si rifà allo stile degli Sleep e dei Black Sabbath, mentre i Cancelli dell’Eden rappresentano l’apoteosi psichedelica e cosmica, con atmosfere beat garage anni ’60.

Un’esperienza memorabile

Questa meravigliosa esperienza lisergica si conclude con il brano The Cry of a Tortured World: il grido lento e disperato di questo mondo torturato, del mondo che è dentro ognuno di noi. Un pezzo lento, denso, cupo, straziante, che ci trascina attraverso la sensibilità decadente e distorta dei Radiohead di Creep e le visioni caleidoscopiche di Black Hole Sun dei Soundgarden, culminante in un crescendo di pathos ed energia.

 

Nebula

La nebulosa del trio stoner californiano torna a splendere e ad irradiare la scena rock attuale, e lo fa attraverso un songwriting fresco, sperimentale, senza punti di riferimento e confini ben definiti, e con sonorità interstellari fatte di polvere, idrogeno e droghe.

I Nebula sono Isaac Asimov in musica: paesaggi lunari e sonorità esoteriche fanno da sfondo a questo gradito ed inaspettato come back.

Alla fine, dopo aver ascoltato Holy Shit, posso affermare serenamente: “I love this shit”.

Nebula | Holy Shit

Line Up 

Eddie Glass (voce e chitarra) | Dennis Wilson (basso) Michael Amster (batteria)

Tracklist:

01. Man’s Best Friend

02. Messiah

03. It’s All Over

04. Witching Hour

05. Fistful of Pills

06. Tomorrow Never Comes

07. Gates of Eden

08. Let’s Get Lost

09. The Cry of a Tortured World

Andrea Musumeci

Nebula, Holy Shit: un ritorno sulle scene da urlo ultima modifica: 2019-06-16T00:01:22+02:00 da Redazione