Fuori Dall’Hype: il quarto album dei Pinguini Tattici Nucleari

Fuori Dall’Hype dei Pinguini Tattici Nucleari è un discone imperdibile. Non fa niente se il primo contratto con la Sony ha imposto un po’ di ordine in più, limitando la pazzia della band. Piace così e va benissimo.

La giovine compagine dei Pinguini Tattici Nucleari, reduce da un tour primaverile che ha regalato notevoli soddisfazioni – noi eravamo presenti all’appuntamento di Napoli  –  è nuovamente impegnata (tour estivo, stavolta) in una serie di date, da Giugno a Settembre, che li vedrà esibirsi su e giù per lo stivale. 

Le cose ovviamente non avvengono per caso.

Inutile dire che magari certe attenzioni si dovrebbero spendere con un minimo di anticipo, ma si sa, il ritardo non è galante ma si può soprassedere. Con sommo giubilo dunque, oggi vi parlo di Fuori Dall’Hype, quarto lavoro discografico della band bergamasca. Disco pubblicato il 5 Aprile scorso per Sony. Dieci tracce di matrice indie pop con digressioni stilistiche a macchia di leopardo. Ricco di particolari, con tecnicismi musicali non proprio da tutti, e la sostanza pop-olare che distingue qualcosa di ‘facile’ da qualcosa di ‘semplice’ per le orecchie meno avvezze. ‘Sti ca…nti.

Fuori dall'Hype

Questioni di hype.

Prima della consueta chiacchierata circa le canzoni dell’LP, sarebbe il caso di soffermarsi un attimo su un particolare:

Cos’è L’hype?

L’hype è quel senso di smodata attesa, spesso senza alcun fondamento, da parte del pubblico nei confronti di un prodotto artistico. Ciò non dipende quasi mai da chi produce le opere, magari qualcosina va imputata a chi ne cura il marketing. L’hype è un fattore che, a seconda di come si gonfia, può dare tanto o, viceversa, sottrarre qualcosina.

Qui i Pinguini Tattici Nucleari sono stati baciati da mille condizioni positive, sia per evidenti meriti che per puro semplicissimo culo.

Magari l’attesa non è stata così devastante, ma il prodotto finale, unitamente alla verve e al sound della band, ne hanno capovolto il senso ponendo loro realmente fuori dall’hype e lanciando l’album sulla cresta dell’onda. Non meno di quanto non avessero già acquisito negli anni. Troppo evidente che il disco mi è piaciuto?

Fuori dall’Hype: le canzoni.

Si parte proprio con la title track, terzo singolo estratto a scopo promozionale. Pezzo orecchiabile che parte sommesso, con sprazzi di malinconia e l’idolatria della pioggia non proprio tipica degli animi festosi. Salgono le dinamiche dopo un inizio morbido e si fanno più taglienti le ironie un po’ amare che sostengono i versi. Ad una paraculata leggermente osata: “sulla mia tomba scrivete, belli i primi poi venduto”; ma a conti fatti nemmeno tanto, si controbilancia la sottolineatura sarcastica fatta alla vita difficile che un tifoso dell’Inter è costretto a patire.

Antartide. L’analogia prosopopeica che accosta e fonde il gelo dell’animo di una donna alla landa sconfinata di iceberg e ghiacci perenni. Si tratta comunque di un’iperbole che smussa gli angoli attraverso la musica, ora pop corposo e suonato: ‘circolare’.

Lake Washington Boulevard. Qui i Pinguini Tattici Nucleari sono stati attenti pure all’allineamento astrale. La canzone è una rivisitazione originale in chiave racconto di quelle che sarebbero potuti essere gli ultimi momenti di vita di Kurt Cobain. La narrazione è fantasiosa, per pensatori laterali. Forse non è un caso se l’LP è stato pubblicato proprio il 5 Aprile, anniversario della morte di uno dei padri del Grunge, avvenuta ormai ben venticinque anni fa. In musica si traduce con chitarra, voci armonizzate, il basso imperioso e un riff simpatico. La sagra della rima baciata stavolta non è per niente banale.

Monopoli. Chitarra e voce alla americana. Il viaggio di una vita in due con una sbirciata all’esistenzialismo spicciolo, quando si è consci di ritrovarsi con poche certezze e quintali di futilità. Il ritornello aperto si ricorda facile e l’assolo di chitarra, prima della pausa obbligata che porta al finale, è sia garbato che gagliardo. Nel mezzo, incomprensioni di fondo che paradossalmente non generano distanza e il testo leggero, ma attento al focus dei concetti, sviscera le questioni tra un tizio nato a Monopoli e una tipa nata a Shanghai.

Nonono. Via subito col riffettino di chitarra, i clap e qualche accento sul levare. Fuori Dall’Hype assume qui un connotato tendente al Reggae. La canzone è un pippone (nel senso buono) sul rapporto contrastato tra lui e lei. Le illusioni emotive e la solitudine auto inflitta si sublimano attorno alla frase: “… la più grande libertà è quella che ti tiene in catene”. Soluzioni musicali vivaci e mai telefonate, consequenziali. Bridge ultra pop, parole incollate alla metrica in modo perfetto, non sembrano mai troppe e la logorrea non manca al buon Riccardo Zanotti.

In medio stat virtus.

Scatole è probabilmente l’unico sincero momento serietà dell’opera firmata dai Pinguini Tattici Nucleari. L’attenzione si sposta oltre il finto eccesso autobiografico sventolato fino ad ora, aprendo uno scorcio sul ‘vero io’ dell’autore. Il brano è un folk oserei dire quasi acustico, che snocciola la classica contrapposizione tra padre e figlio. Una di quelle storie che si perdono nelle pieghe dei rapporti tanto contrastanti quanto, verosimilmente, mancati.

Lasciato alle spalle il momento intimo, si ritorna ad atmosfere meno impegnate. Sashimi è anche il secondo singolo estratto dalla selezione. Un funk alla Heart Wind and Fire (siate indulgenti), almeno sulla fase iniziale e le strofe. Bello, ritmato e la parte con la lirica scandita sugli accenti è davvero molto particolare. Il basso, come da tradizione per queste composizioni, fa gli straordinari divertendo e divertendosi. Non vorrei banalizzare citando pochi strumenti ma il contesto, la coralità musicale, è veramente complessa. Tornano i giochi di parole a profusione che in qualche modo caratterizzano la produzione dei Pinguini Tattici Nucleari. Uno su tutti quello con la parola “erasmus” che arriva a citare musicalmente il vocalizzo dei The Rasmus in una celebre canzone di qualche anno fa. Ma non finisce qui, fase rock da head banging, breve ma intensa. Dimostrazione del perché il talento non si può comprare.

La Banalità Del Mare. Hit estiva di Fuori Dall’Hype. Lo è in tutto e per tutto, dal groove al tormentone, passando per il testo che si piega a mille visioni mistiche, ma anche realistiche: emblematica colonna sonora di una vacanza. D’altronde il titolo parla chiaro, anche se fa il verso al ben più celebre saggio filosofico di Hannah Arendt.

Verdura. Primo singolo con video a corredo. Piglio ska. Le scelte da ‘femmina’ di lei, dipinta un po’ come una stronza, che tende sempre a non considerare lui, masticato e mai sputato.

Freddie. Resa armonicamente molto interessante da piccoli accorgimenti che vanno ben oltre il senso comune di ‘giro di’, ma si amalgamano perfettamente all’insieme rendendosi nascosti, non percepibili. Non ha senso domandarsi perché i contrappunti di chitarre rimandino ai Queen, è un omaggio. Domandiamoci piuttosto perché nel 2019 siamo ancora qui a trattare certi argomenti come fossero inauditi e inaudibili. Per fortuna qualcuno prende posizione.

Cosa altro aggiungere?

Ragazzi ma che cosa vogliamo aggiungere? C’è poco da fare, Fuori Dall’Hype dei Pinguini Tattici Nucleari è un discone imperdibile. Non fa niente se il primo contratto con la Sony ha imposto un po’ di ordine in più, limitando la pazzia della band. Piace così e va benissimo.

Mario Aiello

Fuori Dall’Hype: il quarto album dei Pinguini Tattici Nucleari ultima modifica: 2019-06-25T13:37:55+02:00 da Mario Aiello
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