Thom Yorke – Anima: dal nuovo album al cortometraggio Netflix

Lo scorso giugno molti di voi si saranno forse imbattuti nella notizia di una strana campagna pubblicitaria. Una serie di volantini affissi su alcune cabine telefoniche in giro fra Londra, Milano e Dallas contenenti il seguente annuncio:

«Hai perso i tuoi sogni? Non disperare, qui ad Anima abbiamo costruito una Camera dei Sogni. Chiama il numero verde e troveremo i tuoi sogni per te».
Chiamando il numero indicato 800 14 13 31 è possibile ascoltare un messaggio registrato:

«La presente per avvisarvi che in seguito ad attività illecite e fraudolente la Corte suprema ha imposto ad Anima Technologies un provvedimento di sospensione dell’attività commerciale e la ricezione di chiamate relative alla suddetta. Se desiderate lasciare un messaggio fatelo dopo il segnale acustico».

In realtà non si può lasciare alcun messaggio, ma come musica d’attesa risuonerà al nostro ascolto un brano molto particolare: si tratta di Not the news, singolo del nuovo album Anima di Thom Yorke, cantante dei Radiohead. Geniale, vero?

Oggi Anima è disponibile e con esso anche un omonimo cortometraggio visibile in streaming su Netflix, diretto dal grande regista Paul Thomas Anderson e con protagonista proprio Thom Yorke. L’operazione fatta dai due artisti è davvero interessante. Il corto è una trasposizione visiva di ciò che possiamo ascoltare nell’album, ma anche un’appendice che si distacca da esso e acquisisce una propria individualità. Una storia a sé stante con un proprio significato, che a suo modo è anzi capace di agevolare la comprensione del delirio musicale del disco. Ma procediamo per gradi.

Thom Yorke - Anima (copertina)
Thom Yorke – Anima (copertina)

 Thom Yorke – Anima

A quasi un anno di distanza dalla colonna sonora prodotta per Suspiria di Luca Guadagnino, Thom Yorke debutta con il quarto album da solista: Anima. Ispirato alle teorie di Carl Jung sull’anima/animus e alle sue filosofie del sogno, il CD nasce da una collaborazione con lo storico amico e collega Nigel Godrich. Yorke inviava a Godrich spezzoni di tracce improvvisate e non finite, che lui a sua volta rielaborava, selezionando i pezzi migliori e trasformandoli nelle basi su cui il cantante ha poi scritto i testi.

Il risultato finale è un lungo flusso di coscienza suddiviso in nove canzoni, dall’aria istintiva e non ragionata. L’album è discontinuo, frastornante, destabilizzante. Decisamente criptico e di non facile interpretazione. Yorke sputa fuori parole indomate che non seguono una precisa linea narrativa, le quali, però, nella loro impenetrabilità, lasciano intuire il fulcro centrale: la difficoltà di vivere nella società moderna.

L’ansia è l’emozione prevaricante che nasce dall’ascolto dell’album. Anche la copertina, in cui vi è il disegno di un uomo che casca dall’alto in una città piena di grattacieli, suggerisce l’antifona. Non è un sottofondo da aperitivo, non è musica da festa di compleanno, non è da ascoltare per noia. Anima è un viaggio dentro se stessi che comincia quando chiudiamo gli occhi.

Thom Yorke

IL CORTOMETRAGGIO

Il cortometraggio Anima è disponibile su Netflix dal 27 giugno (stessa data d’uscita dell’album) e dura circa 15 minuti. La regia è stata affidata a Paul Thomas Anderson – noto per pellicole come Magnolia, Il petroliere, The master, Vizio di forma – che nel 2016 aveva già collaborato con Yorke, dirigendo per i Radiohead alcuni video musicali fra cui quello del singolo Daydreaming. I personaggi si muovono su una spettacolare coreografia del ballerino belga Damien Jalet.

Lo sviluppo del video avviene in tre fasi, ognuna scandita da una canzone dell’album: Not the news, Traffic, Dawn Chorus. Inizialmente, uno scenario abbastanza distopico si manifesta ai nostri occhi. Un vagone della metropolitana ospita una serie di persone vestite allo stesso modo, con abiti dai colori grigiastri, spenti, prive di un qualsiasi segno di riconoscimento individuale. Tutte con occhi chiusi, si lasciano dondolare dai movimenti del treno come fossero manichini senza vita. Tutte tranne Thom, il protagonista, che prova a mantenere gli occhi aperti ma dopo poco si lascia “addormentare”, e ciò che accade successivamente è forse soltanto un sogno avvenuto nella sua testa.

Sulle prime note di Not the news tutti cominciano a ripetere gesti automatizzati che consistono nell’annuire e nel cercare di mantenere la testa diritta, che invece cade e ricade continuamente, come a voler suggerire la stanchezza di dover far parte della società attuale. Società che ci ha piegati e ha represso i nostri desideri personali, trasformandoci in marionette che avanzano meccanicamente per scopi superiori. Uno scambio di sguardi con una donna (l’attrice italiana Dajana Roncione, compagna del cantante nella vita reale) rompe gli schemi di Thom. Da quel momento il suo unico obiettivo sarà provare a raggiungerla, pronto ad affrontare diverse difficoltà.

Con il sottofondo di Traffic, il protagonista la cerca andando controcorrente, ma viene bloccato dal marciare degli altri automi, che lo trascinano da una parte all’altra mentre il pavimento sotto i loro piedi si inclina vertiginosamente, complicando il percorso e lasciandoli cadere giù.

Poi lo scenario muta, ed ecco partire una melodia delicata, Dawn Chorus (canto dell’alba). La donna è finalmente accanto a lui, con lo sguardo perso, fisso nel vuoto. I loro occhi s’incrociano nuovamente e qualcosa in entrambi cambia. Improvvisamente non sembrano più solo dei burattini. Comincia una danza in cui i due volteggiano insieme nei vicoli notturni della città di Praga, circondati da decine di altre coppie (donna-uomo, uomo-uomo, donna-donna) che a loro volta danzano mano nella mano, cadono e si rialzano l’un l’altro. Una dolcissima rappresentazione di ciò che è l’amore nella vita di tutti i giorni.

Dawn Chorus è il momento più autentico del cortometraggio, ma anche dell’album. La traccia rispetto alle altre è una “nota stonata”, perché interrompe ogni algoritmo e come per magia spezza ogni artificialità, facendoci sentire di nuovo umani.

A volte ci sentiamo buttati nel mondo senza sapere il perché. Poi qualcosa riesce a toccarci nel profondo, e improvvisamente scopriamo chi siamo e smettiamo di essere uguali agli altri.

Ma sta arrivando l’alba e il sogno sta per finire. Tutti salgono sull’ultimo treno. È difficile spiegare ciò che accade in quell’istante. “Se potessi fare tutto ancora una volta”, canta Thom dicendole addio. Ecco, Anima è tutta lì.

Federica Brosca

Thom Yorke – Anima: dal nuovo album al cortometraggio Netflix ultima modifica: 2019-07-23T13:37:19+02:00 da Federica Brosca