Men In Black – International, il capitolo meno riuscito della saga

Men In Black è sicuramente uno dei franchising più amati, con i tre capitoli della saga che hanno assunto un ruolo importante nel cuore del pubblico di tutto il mondo. Sarà per via della bravura di Will Smith, dell’idea di base, dell’ironia o dell’assodata coppia degli opposti.  Insomma, un successo che si racconta da sé.

Partendo probabilmente da queste considerazioni, la macchina hollywoodiana si è messa nuovamente in moto ed ha deciso di far uscire nelle sale un nuovo episodio: Men In Black International.

Il film è uno spin-off della serie ambientato in Europa, e a ragionarci vien da chiedersi: Stiamo forse assistendo ad un ritorno dei nostalgici film cartolina? Beh, Spiderman – Far From Home ne è un recente esempio, per cui non mi sentirei di escludere l’ipotesi.

Men In Black International – La trama

La piccola Molly assiste ad un intervento degli “Uomini in Nero” alle prese con una creatura aliena. Riesce a non farsi sparaflashare, conservando negli anni il ricordo di quel giorno e coltivando il sogno di diventare anch’essa un’agente. Passa il tempo alla ricerca di quegli uomini per instaurare un contatto. Alla fine riesce nel suo intento, viene reclutata in prova presso i MIB e spedita in Inghilterra. Al fianco dell’Agente H si ritroverà immischiata in una serie di eventi che hanno radici anni nel passato.

Men In Black International è un film che non può slegarsi dai precedenti capitoli. L’idea degli “alieni tra di noi”, dei misteriosi uomini in nero, de “questo è l’ultimo abito che indosserai” e del congegno che sparaflesha è ormai estremamente radicato nell’immaginario del pubblico.

Peccato che questo non basti.

Il primo atto della pellicola riesce nel compito di introdurre un mondo conosciuto attraverso una strada inedita. Ed è sicuramente intrigante la modalità grazie alla quale la futura Agente M viene reclutata. Dopotutto, il primo film già introduceva le dinamiche dei MIB. Ed è proprio all’arrivo della protagonista nel vecchio continente che il film s’inabissa.

Dinamiche tra i personaggi fin troppo abusate in precedenza, situazioni comiche dal sorrisetto facile e una trama estremamente prevedibile (il colpo di scena è intuibile già a metà film) rendono Men In Black International una copia sbiadita del franchising. Il divertimento del mondo “altro” celato nel nostro (punto di forza della saga) è solo l’orpello di una storia dalla linearità disarmante.

Il doppio gioco presente nella pellicola (#nospoiler), difatti, viene suggerito in maniera palese e altrettanto palesemente viene indicato il sospetto. Questo tentativo goffo di creare una dinamica misteriosa fa subodorare immediatamente che la pista offerta dagli autori sia falsa. Facendo puntare direttamente il dito verso il vero colpevole.

Quelle che nel gergo vengono definite “pinze” (elementi che in un primo momento passano inosservate per poi essere richiamate con forza in seguito) soffrono del medesimo problema. Personaggi dall’apparenza ininfluenti torneranno necessari in un secondo momento e così “chiacchiere” vaghe diventeranno principali verso la fine del film.

Men In Black

Un cast “Faticoso”

Ma non sempre una trama lineare rende un film un brutto film. Si potrebbero fare numerosi esempi di pellicole sorrette da un cast capace di conquistare.

Non è questo il caso, purtroppo. Chris Hemsworth (Agente H) e Tessa Thompson (Agente M) faticano enormemente (e falliscono) nel “sostituire” Will Smith e Tommy Lee Jones. Complici le innumerevoli mossette caricaturale ed esasperate per conquistare simpatia, il duo non riesce a replicare l’affiatamento avuto in Thor Ragnarock, pur essendo le dinamiche tra i due esattamente le stesse.

La volontà di dare, stavolta, una protagonista femminile sembra dettata solamente dall’idea di  mantenersi su un superficiale politically correct. Palesato ancor di più dal facile gioco di battute sul “Men in Black/Women in Black” sia da Emma Thompson (Agente O) che da Hemsworth.

Neanche la presenza di Liam Neeson (High T) – a cui, ormai, cuciono solo ruoli da “mentore” – riesce a rendere solido un cast che non si amalgama.

Men In Black, la fine dei giochi?

Segna, questo, la fine del franchising di Men In Black? Sarà il botteghino a dirlo ma il dado è tratto e International appartiene alla saga.

Da fan lo ricorderemo come il capitolo sicuramente meno riuscito. Almeno per ora.

Leonardo Cantone

Men In Black – International, il capitolo meno riuscito della saga ultima modifica: 2019-08-01T11:50:43+02:00 da Leonardo Cantone