Violent Femmes | Hotel Last Resort: meditazione a ruota libera

Guadagnarsi la gioventù a colpi di bugie, tenendola in piedi a forza di fantasmi, era l’illusione di Emilio Brentani di Italo Svevo. Una cosa che, invece, non ha mai toccato le corde emotive di Gordon Gano, Brian Ritchie e compagni.

Alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80, la seconda crisi energetica e petrolifera mise in ginocchio i Paesi Occidentali. Nacque, così, l’urgenza di puntare su nuove fonti di energia rinnovabili, energie alternative. Proprio in quel periodo stava iniziando a venire in superficie l’acqua bollente del rock alternativo, in cui pulsava ancora la vena creativa della sperimentazione e della contaminazione.

Tutto questo fu terreno fertile per la crescita e lo sviluppo della scena rock alternativa, o indie, sia internazionale che italiana, tra influenze di musica elettronica, metal, folk, rap, punk, etc. Un mix di sottogeneri eterogenei che fornì una nuova fonte di energia al genere rock, ormai saturo, satollo e privo di ispirazione.

All’inizio degli Ottanta, bastava spostarsi nella città più grande del Wisconsin, Milwaukee: la città delle feste a base di pesce fritto e birra, del mostro di Milwaukee Jeffrey Lionel Dahmer, delle Harley-Davidson e dei celebri scenari del telefilm Happy Days.

Stava nascendo la street food music, quella dei Violent Femmes.

Violent Femmes

Musicisti di strada per musica di strada, con l’obiettivo primario di offrire uno spettacolo di intrattenimento gratuito o ad offerta libera. Col tempo, a causa di una società sempre più iperconnessa ai nuovi social media, i musicisti di strada sono diventati sempre più rari.

Dopo 36 anni dall’esordio discografico omonimo, e a distanza di tre anni dall’ultima release We Can Do Everything, i Violent Femmes tornano nuovamente on the road con il nuovo album Hotel Last Resort, edito per PIAS lo scorso 26 luglio.

Cosa c’è all’interno del bagaglio culturale dei Violent Femmes?

Folk spirituale, country blues, rock and roll, punk, surf-beat garage: c’è tutto il caratteristico sound autoreferenziale e multiforme coniato all’inizio degli anni ’80 dalla band di Milwaukee. Però meno rumoroso, impetuoso, decadente e circense rispetto ai tempi di Blister in the Sun ed Hallowed Ground.

Dieci brani originali, due cover e un’autocover: I’m Not Gonna Cry dei greci Pyx Lax, God Bless America di Irving Berlin ed I’m Nothing, restyling di un brano già pubblicato dai Violent Femmes in New Times del 1994.

Il sound della band, nonostante l’usura del tempo, è ancora attraente e coinvolgente. “Un flusso di coscienza, una meditazione a ruota libera, senza una vera struttura“, come dichiarato recentemente da Brian Ritchie.

Violent Femmes

Hotel Last Resort

Il brano incipit Another Chorus spiazza immediatamente l’ascoltatore con strofe rappate in stile Beck, un ritmo R&B funkeggiante ed un ritornello melodico nel quale la band incita cortesemente (please don’t sing another chorus) a non cantare un altro ritornello, sempre lo stesso noioso ritornello.

Fortunatamente, dalla seconda traccia in poi ritroviamo il sound dei Violent Femmes al quale siamo molto più abituati.

Se nel 2006, Gano e soci cantavano We Can Do Everything, ecco che dopo tre anni il plurale diventa singolare nel pezzo I Get What I Want: sonorità rock & roll rétro e magiche che ricordano i tempi di Simon & Garfunkel di Mrs. Robinson.

I’m Nothing è il remake del brano già pubblicato in New Times del 1994. Un pezzo surf & roll sincopato e gioviale che mescola coretti beat, il boogie rock di Marc Bolan, le ballad scanzonate di Tom Petty & The Heartbreakers, il garage dei The Sonics ed il punk dei Sex Pistols di Anarchy in The UK, che per l’occasione si trasforma in skate & roll, grazie al featuring dello skateboarder professionista Stefan Janoski.

Il testo di I’m Nothing rimarca l’ossessionante bisogno moderno dell’essere umano di doversi schierare e di dover etichettare (taggare) tutto e tutti. Siete etero o gay? Siete repubblicani o democratici? Credete nell’amore o nell’odio?

Nonostante il frustrante desiderio moderno di volersi identificare per forza in qualcosa, come se fossimo impostazioni da settare in un sistema predefinito, i Violent Femmes vanno concorrente e sottolineano il bisogno di essere se stessi: Io Non Sono Niente.

È possibile che con il tempo ci siamo trasformati in cose?
Se per molti la consapevolezza di non essere niente nessuno dà un senso di tremenda solitudine, i Violent Femmes accettano, invece, di buon grado lo stato di alienazione dell’essere umano moderno, rifiutando le classificazioni per gender ed ogni etichetta imposta da questa società.

A volte ci sentiamo soli anche in mezzo ad una folla di gente, eppure c’è chi insegue il sogno di essere qualcosaViolent Femmes usano il termine Something, mentre già negli anni ’80, Blackie Lawless con gli WASP cantava I Wanna Be Somebody.

E c’è una bella differenza.

Adam Was A Man, Not Ok, Everlasting You This Free Ride suonano come i Rolling Stones e Lou Reed, mentre la title track Hotel Last Resort è una ballad country blues, visionaria e poetica.

Hotel Last Resort ha il suono magico e malinconico dell’inconfondibile chitarra di Tom Verlaine, ex leader dei Television ed un contesto surreale: immaginate le terre desolate e umide della Louisiana, in quei territori dimenticati dal Signore. Sarebbe la colonna sonora ideale di True Detective. Mi ricorda il racconto L’ultima Spiaggia di J. Patrick Lewis, uscito originariamente in inglese con il titolo The Last Resort nel 2002, nel quale si avvicendavano i vari ospiti di quell’albergo isolato, tra arrivi e partenze, ciascuno di loro alla ricerca dell’ispirazione perduta.

Gano e soci riprendono a cavalcare il loro ritmo stradaiolo attraverso la verve tzigana dal sapore malinconico e latinoamericano di I’m Not Gonna Cry, cover della band greca Pyx Lax. Gli accordi si fanno più delicati e riflessivi in Paris to Sleep, un brano acustico che omaggia grandi cantori del passato come Bob Dylan, Van Morrison e Tom Waits. Paris to Sleep è il parallelismo tra le vecchie guerre combattute con le armi ed il terrore che oggi domina i popoli. Esiste una città più romantica di Parigi?

Eppure, al giorno d’oggi, il terrore e la paura non risparmiano niente e nessuno, nemmeno la città degli innamorati per antonomasia. E allora, quale miglior chiosa della canzone di Irving Berlin God Bless America.

God Bless America è il secondo inno ufficioso del popolo americano, dietro il famoso Star Spangled Banner: un’invocazione che ha stretto milioni di americani intorno a quel canto disperato in quel tragico 11 settembre del 2001.

Oggi, invece, c’è un pezzo di America che è stanca di Dio e delle benedizioni.

God Bless America, my sweet homeGod Bless America, the land I love

Hotel Last Resort è un viaggio struggente, divertente e gioioso al tempo stesso. Un’esperienza che ci porta lontano dal canto delle sirene delle mode attuali, con una struttura diretta ed orecchiabile. È un romanzo on the road raccontato attraverso una magia narrativa che si impossessa dei nostri sentimenti e dei nostri ricordi, senza mezze misure.

It’s All or Nothing.

Stiamo diventando vecchi e nostalgici caro Gordon. Ed anche poco pazienti.

Bentornate Donne Violente!

 

Andrea Musumeci

Violent Femmes | Hotel Last Resort: meditazione a ruota libera ultima modifica: 2019-08-03T17:24:53+02:00 da Andrea Musumeci