“Chiara Ferragni unposted”, il criticato docu-story di successo

Conclusi – per ora- i tre giorni di proiezione, il documentario su Chiara Ferragni, tra critiche e delusioni, ha sbancato al botteghino.

Martedì 17 settembre è stato proiettato nelle sale italiane il documentario, presentato alla Biennale di  Venezia, dedicato ad uno dei personaggi  più discussi degli ultimi anni, la star del web Chiara Ferragni.

Firmato dalla regia di Elisa Amoruso, il film, da martedì entra nei trends topic di Google ed è, quindi, facile immaginare un boom di vendite dei biglietti.

I dati Cinetel registrano ben 532.323 euro di incasso.

Chiara Ferragni Unposted

Eppure “Chiara Ferragni unposted” non è stato ben accolto dalla critica. L’opinione regina di molte recensioni è che la regista non sia stata capace di addentrarsi nella vita personale della protagonista. Film autocelebrativo e scene selezionate dalla stessa Chiara Ferragni fanno di questa pellicola un prodotto poco piaciuto agli addetti ai lavori.

Insomma, una storia potenzialmente interessantissima rimasta però inesplorata.

Chiara Ferragni unposted

Su Chiara Ferragni ci si aspettava un documentario “più documentario e meno story”. Sì, perché tra un filmino di Marina Di Guardo (madre di Chiara) e un’intervista all’esperto di moda, quello che colpisce lo spettatore più attento è il montaggio poco canonico e il passaggio da un momento di vita all’altro, senza la classica continuità narrativa propria di una storia finita.

Il lavoro sembra procedere un po’ come un collage di molte stories Instagram, e forse era proprio quello l’obiettivo.

Chiara Ferragni

Un documentario contemporaneo su un fenomeno contemporaneo da più di un milione e mezzo di likes.

La regista si mette al servizio della protagonista e cerca di mescolare e far combaciare commenti esterni alla visione della “Chiara che vorrei”. Quel voler “sembrare di essere” che guida la vita dell’influencer, la frenesia del non fermarsi mai e crescere, evolvendosi verso ciò che il follower vuole.

Non c’è il gossip rivelatore né la pretesa di porsi con la lente di ingradimento e scrutare la Chiara più nascosta. Emerge piuttosto il tentativo di mostrare una vita non perfetta e la ferma volontà di mantenere quella patina rosata da sogno che rende, allo stesso tempo, Chiara Ferragni una di noi e una al di sopra di noi.

E così si mescola tutto in una lista infinita di Hashtag: Chiara felice, Chiara preoccupata, Chiara che sfila e Chiara imprenditrice. Ma la Chiara più riflessiva resta dietro il suo paio di occhiali, su quello specchietto della decappottabile che spesso torna nel susseguirsi delle scene.

Solo alla fine, il grande schermo si riempe dello sguardo azzurro della giovane protagonista: una Chiara del passato ancora lontana dalla telecamera di uno smartphone, una Chiara senza grandi firme addosso, una Chiara che ci è concesso vedere ma non conoscere.

La pellicola, che tanto non è piaciuta ai critici, raggiunge, quindi, il suo intento: interessare senza approfondire, mostrando il velo dell’apparire senza giustamente toglierlo.

Perché si sa: niente, nemmeno un documentario su stessa, può fare più successo di Chiara Ferragni.

 

Federica D’Auria

“Chiara Ferragni unposted”, il criticato docu-story di successo ultima modifica: 2019-09-20T12:43:14+02:00 da Redazione