La Scala Shepard: i Bersagli ideali? le anime corruttibili

La Scala Shepard è una giovane band di trastevere, composta da Alberto Laruccia, Lorenzo Berretti, Claudia Nanni e David Guido Guerriero, da non confondere con la furbata tecnico-tattica musicale sfruttata dai cineasti di tutto il mondo per creare tensione infinita. 

Esordiscono nel 2015 con l’EP Di Passaggio, seguito a stretto giro da una seconda selezione intitolata EurekaCon questo materiale i quattro girano l’Italia riscuotendo un buon successo nell’ambiente delle produzioni indipendenti di genere indie pop e alternative rock. Tutto dal sapore comunque melodico.

La Scala Shepard

La Scala Shepard – ph Danilo D’Auria

Dopo due EP, arriva il primo long playing intitolato Bersagli.

Nei pochi anni dal debutto fino ad oggi non è mancata la verve creativa dei due principali autori della compagine. Trattasi di Laruccia e Berretti, rispettivamente chitarra/voce e basso/synth. Il materiale modellato ha portato alla genesi di Bersagli, uscito il 25 Ottobre.

Dieci canzoni con focus su “coscienza di un pericolo mai considerato”, “smarrimento e frenesia del panico”, “immobilità di fronte alle paure”. Queste le linee guida generali dettate da La Scala Shepard.

La Scala Shepard - Bersagli

La Scala Shepard – Bersagli (Copertina)

La Scala Shepard: il primo impatto ‘d’orecchio’ con la musica di Bersagli.

Al ‘pronti, via’ la cosa che colpisce realmente l’attenzione è l’attitudine alla schitarrata anni novanta. Potesse Esplodere La Città si pone alla giusta metà tra passione e razionalità. Il mood fa leva sul rigo melodico del ritornello. L’alternanza di voce femminile e maschile è telefonata ma inspiegabilmente (nel senso buono) coerente, solida, piacevole.

Il dualismo del canto prosegue in Camera Con Vista e via via riempirà tutta l’opera. Ora Fanno la loro comparsa gli arpeggi di chitarra, strofe sommesse contrapposte a refrain immediati e dal facile sussulto.

Paranoia si candida a possibile hit. Pezzo funzionale nella sua relativa semplicità e l’accento in levare sul chorus compie il resto del lavoro. Segue Caduta Libera, incentrata sui vocalizzi della voce di Claudia Nanni.

Molto interessanti gli innesti sonori funzionali alla melodia orecchiabile di Un Giro Di Giostra, altra canzone dalle possibili grandi fortune di BersagliLeggera reminiscenza Prozac+ con la canzone Groove2. Stavolta i La Scala Shepard riescono con una grancassa di batteria in quattro e qualche synth di contorno a riportarci indietro di almeno due decenni.

A questo punto del disco si comprende il gioco dei La Scala Shepard. Posta piazzata su più fronti: qualche partita la vincono, altre le ‘pareggiano’.

Via Dupré è quasi una canzone da leggere, lasciandosi ispirare dal riferimento sonoro: un lento intimistico fuori schema. Peccato per il potenziale inespresso di Dall’Altra Parte. Il meglio giunge alla fine quando un piano riprende il motivo principale in solitaria.

Capolavoro è un brano dal taglio ambient nord europeo. Atmosfera minimal e sonorità elettroniche. L’impronta della band torna sul secondo ritornello e gli perdoniamo pure i “na na nai” gorgheggiati. Chiude l’omonimo Bersagli sul quale non ho sinceramente molte parole da spendere se non un richiamo tenue all’idea di canzone stile Baustelle. E non so se è un bene o un male.

La Scala Shepard e l’approccio psicologico, emotivo di Bersagli.

Messo per un attimo da parte l’aspetto musicale, una bella fetta di merito se la ritagliano i testi e l’indicazione emotiva che propongono. Sotto questo punto di vista il primo LP dei quattro ragazzi romani potrebbe davvero fare incetta di pubblico.

Si parte da Potesse Esplodere La Città e la censura fisica di natura fumosa che attanaglia il personaggio chiave, una figura auto distruttiva che rischia di ritrovarsi sola nel momento in cui il mondo finirà, senza appigli a cui aggrapparsi.

Camera Con Vista apre ad un sacrificio non reale, costruito sulle ipotesi al fine di tenere in piedi la metafora di una donna sfuggente, alla quale non si possono incatenare vincoli di nessun tipo. Mentre a chi racconta resta negli occhi l’amarezza di ciò che osserva e non può afferrare.

Diverso il punto di vista in Un Giro Di Giostra dove resistere in modo coriaceo a tutti gli impulsi nefasti diventa una caratteristica becera, estremamente negativa. Il testo è la chiave per immedesimarsi in una persona che tende a rendersi peggiore pur di uniformarsi agli altri, accettando anche il ruolo decontestualizzato che interpreta.

I La Scala Shepard si producono in una sfumatura particolarmente intima e auto conclusiva – seppur dai grandi suggerimenti passionali – nel trittico Paranoia, Caduta Libera e Via Dupré.

Dall’Altra Parte, tuttavia, altro non è che un pippone infinito sul come vivere, cosa fare, in che modo farlo e compagnia cantante. Bersaglio (non a caso) di tali attenzioni una povera donna a cui farebbe bene un supporto più che una predica. Punti di vista.

Capolavoro rappresenta in sintesi quanto di buono visto fin qui in Bersagli: testi brevi, chiari, diretti e con poche figure retoriche da dover scomporre.

Défaillance ante litteram (forse meglio ‘post litteram’) con la conclusiva Bersagli: un accorato editoriale di psicologia sulle pagine del famigerato Cioè. Ad ogni modo rappresenta un ottimo pro memoria per tenere a mente che troppo spesso bistrattiamo gli insegnamenti derivati dall’ovvio.

La Scala Shepard

La Scala Shepard – ph Danilo D’Auria

Bersagli è un disco che più lo ascolti più ti coinvolge.

Lo scetticismo iniziale nei confronti dei La Scala Shepard si sgretola pian pian che Bersagli suona. Più lo ascolti, più ti piace e ti coinvolge. Non ci sono momenti memorabili, di quelli che ti lasciano a bocca aperta, ma il contesto funziona ed è funzionale: testi brevi, chiari ed immediati. Pochi orpelli, tanta linea melodica sui ritornelli e parecchia attitudine all’emotività.

Il meccanismo gira che è un piacere e con le giuste dritte, qualche piccolo accorgimento qui e là, potremo sicuramente sentire parlare di loro in circostanze ben più appaganti.

Mario Aiello