The Mandalorian: L’VIII episodio segna la fine della prima (buona) stagione

The Mandalorian termina come previsto, concludendo con forza l’arco narrativo della “fuga”. Nella puntata precedente Mando e i suoi due compagni di viaggio erano rimasti intrappolati e schiacciati dalle truppe del misterioso signore della guerra Gran Moff Gideon.

Quill è morto, IG-11 sparito e Baby Yoda rapito.

L’ottavo episodio continua a tracciare le linee narrative che l’hanno appena preceduta.

La struttura narrativa si articola in una serie di trame verticali (gli episodi da 3 a 6 potrebbero essere quasi intercambiabili) che seminano i tasselli per la trama orizzontale. L’episodio 7 e 8 – specularmente all’1 e al 2 – costruiscono una trama “doppia”, più lunga, necessaria alla conclusione.

Chiaramente non tutti gli incastri vanno al proprio posto: determinati misteri lasciati aperti sono funzionali alla seconda stagione già annunciata. Ciò non toglie, però, che la trama non giunga a conclusione.

Dopotutto, la storia ruota intorno alla fuga di Mando per tenere in salvo Baby Yoda. È chiaro che tale fuga non poteva essere protratta troppo a lungo.

LO STAR WARS CHE CI SERVIVA

La Disney, conscia dei numerosi inciampi della trilogia sequel cinematografica, sembra aver appreso la lezione. Inutile ammassare nuovi elementi cercando di dare una parvenza di senso, meglio rimanere fedeli alla base solida e già conosciuta.

The Mandalorian fa proprio questo e con l’ultima puntata lo sancisce definitivamente. Non si tratta di solo citazionismo o fanservice, quanto la volontà di recuperare un genuino spirito avventuroso, senza troppe sovrastrutture narrative, beghe politiche o predestinazioni improvvisate.

Non toglie la volontà degli autori di tenersi la strada aperta: ancora tante domande e molte curiosità. Ma, al contrario delle ultime visioni cinematografiche, vengono fornite soddisfazioni narrative.

Nonostante il finale aperto, la visione dell’ottavo episodio dà un senso di visione compiuta. Un ciclo narrativo si chiude mentre se ne apre un altro.

In definitiva, non è altro che il meccanismo primigenio della serialità televisiva. Netflix, Amazon Prime e derivati, così come il prossimo Disney +, hanno sfruttato il binge watching dello spettatore.

Questa attitudine spettatoriale ha mutato fortemente il meccanismo seriale: sempre più spesso, le nuove serie, seguono una trama unica che spalmano in una decina di puntate. Episodio più, episodio meno.

Lo spettatore non ha più la pazienza (e la voglia) di attendere una settimana per un episodio. Ed è interessante che proprio una multinazionale come la Disney abbia, invece, preso una “inversione di rotta” con prodotto in esclusiva per il suo portale streaming.

The Mandalorian, infatti, sembra voler legarsi alla serialità classica: lo ha fatto per otto episodi e lo fa per questo finale. Un episodio a settimana, trame orizzontali, chiusura di un ciclo narrativo e apertura di un altro.

Dopotutto, tra i creatori della serie c’è sempre Dave Filoni, showrunner di Clone Wars, Rebels e Resistence, le tre serie animate di Star Wars che da sempre hanno sfruttato questo “classico” meccanismo seriale.

The mandalorian

The Mandalorian: buona la prima (stagione)!

Ottimo finale, dunque, per un’ottima serie. The Mandalorian si conferma per qualità narrativa, tecnica e d artistica. Capace di essere prepotentemente entrata nel cuore dei fan di Star Wars, è riuscita anche ad allargare il suo pubblico, introducendo nuovi spettatori al vastissimo universo creato da George Lucas.

Oltre alla seconda stagione di The Mandalorian, Disney +, ha già annunciato altre due serie live action: Obi Wan e Cassian Andor & K2-O. Se la qualità dovesse rimanere così alta, il futuro di Star Wars sembra, finalmente, più roseo che mai.

 

Leonardo Cantone