Dracula: la rivisitazione di un classico che non convince

Dracula, Nosferatu, il vampiro, il succhiasangue: dal 1847 la creatura nata dalla penna di Bram Stoker, ha fortemente influenzato parte dell’immaginario orrorifico di circa un secolo e mezzo.

Il Conte ha da subito conquistato un pubblico multigenerazionale: che sia nato a fine ottocento o a inizi degli anni duemila, chiunque conosce la figura di Dracula. Innumerevoli sono le opere letterarie derivate, trasposizioni filmiche, seriali, teatrali, musicali e fumettistiche. E, ciclicamente, la macchina cinematografica ritorna a parlare del vampiro ispirato al voivoda rumeno Vlad Tepes III.

Questa volta è toccato alla BBC e a Netflix. Gli showrunner sono Mark Gatiss e Steven Moffat, autori della straordinaria serie Sherlock, che tornano, dunque, a “giocare” con un personaggio della letteratura anglosassone. Il modello è anche lo stesso: tre puntate come se fossero tre film.

Dracula – La Trama

Come accennato, tutti conoscono il “mito” di Dracula, il secolare non morto (interpretato da Claes Bang) partito dalla Transilvania e giunto in Inghilterra per nutrirsi del sangue inglese. Il malcapitato avvocato Jonathan Harker (John Heffernan) diventa il primo e coraggioso individuo a scontrarsi con il conte. Tenuto segregato nel castello rumeno e soggetto dei pasti del vampiro, Jonathan fuggirà e verrà salvato dal alcune monache di un convento, per raccontare, così, la sua storia.

dracula

Strane scelte

I creatori della serie, con Sherlock, ci avevano già abituato ad una rielaborazione di un personaggio iconico. L’Holmes moderno conservava il suo status narrativo, declinato alla contemporaneità. Con Dracula, l’operazione sembra essere diversa: fortemente citazionista nel primo episodio, nel secondo compie un’interessante e ardita scelta narrativa, mentre nella terza si assestano su un percorso già tracciato.

Citando i Conti del passato, questo Dracula acquista toni parodistici non voluti. Il primo, forte, errore è stato scegliere un’estetica del vampiro che richiama la versione interpretata da Bela Lugosi nel 1931, ma per arrivarci parte da quello interpretato da Gary Oldman nel capolavoro di Francis Ford Coppola del 1993. Il risultato è un anacronismo e un ibrido che distrae spesso durante la visione.

Questa incomprensibile scelta estetica viene sopperita da una seconda puntata di straordinaria costruzione narrativa. Articolata come un “racconto nel racconto” diventa da subito un giallo alla Agatha Christie. La nave Demeter, sulla quale viaggia il conte per arrivare a Londra, è teatro delle sue efferatezze. Bloccati in mezzo all’oceano, il capitano, i marinai e gli altri viaggiatori dovranno capire chi li sta decimando.

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Piccoli spoiler necessari

Per poter parlare della terza puntata, diventa necessario spoilerare il finale della seconda. Dracula arriva sulle coste londinesi ma, distrutto il vascello, precipita in acqua. E vi rimane fino ai giorni nostri. Questa scelta, che nella mente dei creatori appariva probabilmente come un’idea interessante, si rivela di una banalità disarmante.

Fin da subito la serie mostra il suo essere “anti classicista”, come detto, in maniera quasi parodica rispetto a modelli precedenti. Il sentore che prima o poi sarebbe arrivata una improvvisa sterzata era nell’aria.

Dopotutto, nelle precedenti due puntate era evidente che un piano si stava formando. Spesso vengono ribaditi concetti che diventano base narrativa per il terzo episodio. Dracula acquisisce le capacità del suo “pasto” umano bevendone il sangue. Pretesto narrativo con cui veniamo bombardati in continuazione ma che si tradurrà in scene come quella in cui Dracula cerca la sua prossima vittima su Tinder.

Fingendo, dunque, grande innovazione, la serie si perde su discutibili scelte narrative ed estetiche. Peccato, perché la qualità sceneggiativa è indubbia: i dialoghi sulla natura umana e su quella dei succhiasangue sicuramente aggiungono peso al mito del vampiro.

Probabile tra un anno arriveranno altri tre episodi. Il finale, non necessariamente aperto, apre a sviluppi inediti. Date però le premesse, che siano anche affascinanti sembra difficile.

 

Leonardo Cantone