Paolo Saporiti rielabora Acini in Live Trio

Oggi sono contento di spendere qualche parola su Paolo Saporiti.

Paolo è un cantautore infinitamente profondo, difficile eppure immediato. Intellegibile anche da chi non si trova a proprio agio nella dimensione artistica che egli propone. Le emozioni le fa toccare con mano, quasi non servono le orecchie in certi momenti specifici.

Stavolta la sua voce, che sa essere sia graffiata che armoniosa, si produce in un disco dal vivo: Acini Live Trio. Ne sono rimasto molto colpito. Andiamo per gradi.

Acini Live Trio - Copertina
Paolo Saporiti – Acini Live Trio (Copertina)

Il titolo deriva dal precedente Acini (2018) ma – coadiuvato dalla chitarra elettrica di Alberto Turra e dalla batteria di Lucio Sagone – buona parte della forma e della sostanza vengono trasposte dal concepimento discografico verso un clima intimistico e ‘grezzo’. Complice anche la scelta dei brani inseriti nella raccolta: c’è molto di Acini, però gli innesti quasi ne stravolgono la struttura. Il risultato non è solo l’interpretazione dal vivo di un album.

La ripresa, pura e cruda, proviene dall’esibizione tenutasi al Garage Moulinski di Milano nella torrida estate del 2019. Il trio è composto dagli strumenti citati poc’anzi e soprattutto dalla chitarra acustica, nonché baritona, di Paolo Saporiti. Per i meno avvezzi la chitarra baritona è dotata di una scala più estesa. In due parole: il manico è più lungo e permette accordature più basse. Iperbolicamente: meno Cugini di Campagna, più Mario Biondi.

Per molti questo è un inutile dettaglio, chissà quanti riuscirebbero a sentirne la differenza. Tuttavia, come esplicitato dallo stesso autore, l’estensione più grave gli ha permesso un approccio più naturale per la sua voce, oltre la possibilità di fare salti di note più lontane. Che ci crediate o meno, senza avere idea di cosa significhi, sentirete questa sfumatura e ne comprenderete ogni dettaglio già al primo ascolto.

Acini Live Trio è disponibile dal 21 Febbraio per OrangeHomeRecording. Tredici canzoni tutte in presa diretta senza editing post produzione. Quello che si sente è esattamente ciò che Paolo Saporiti e compagni hanno suonato quella sera. Oltre le note e le musiche anche applausi, voci di sala, sbavature e introduzioni ai brani. Il modo corretto di proporre un disco live al pubblico, a mio modesto parere. Un nuovo tassello nella discografia del cantautore che ha ormai passato le dieci produzioni tra band, carriera solista e progetti alternative.

Paolo Saporiti, Acini Live Trio: il disco un chicco alla volta.

Si comincia con Nel Nome Mio, brano preso direttamente dalle composizioni a firma Todo Modo (progetto alternative in orbita Afterhours). Un’apertura in tutto e per tutto: suggestioni sonore, armonici, crescendo di piatti, effetti ‘eterei’ e poi via sull’arpeggio di chitarra. Meglio di così è difficile partire.

Segue Che Cosa Rimane Di Noi e già alla seconda canzone si intuisce che la scelta della scaletta è stata un’operazione chirurgica. Alternare ritmo a emotività per dare movimento all’ascolto.

Ed è così che suona A Due Passi Dal Cielo. Paolo Saporiti dà spazio alle figurazioni strumentali, spostando alcuni equilibri musicali verso un’intesa immediata e allo stesso tempo consolidando il nucleo ben definito del concetto di ‘canzone’.

Si apre una parentesi tagliata con le forbici dall’album omonimo Paolo Saporiti del 2014. Io Non Ho Pietà ed Erica riescono a spiegare in modo rapido ed esaustivo il discorso delle frequenze basse. Pezzi sommessi e potenti. Le onde lunghe godono di privilegi eccezionali. Costruirci attorno delle canzoni che sappiano sottolinearli è un lavoro di cesello.

Paolo Saporiti

A metà opera America viene ‘sacrificata’, come un pedone negli scacchi, per far confluire in Acini Live Trio la componente ritmica in tutto il suo impeto. Le articolazioni di questa canzone diventano il preludio per l’irruenza grintosa e dall’animo rock di Amica Mia. L’accostamento è davvero la marcia in più dell’LP.

Infatti il binomio Sangue (sempre tratto dal Paolo Saporiti – 2014) più la cover dei Radiohead, Street Spirit, unite in un unico blocco, spazzano via i riferimenti ideologici che fino a questo momento avevano in qualche modo accompagnato il pubblico. Il cambio di registro, qui, è non solo azzeccato, ma anche necessario.

Le Passeggiate Notturne Del Re riportano a un’atmosfera vicina, imminente, prossima, adiacente, contigua e così via. I tempi dilatati e la durata della canzone col lungo crescendo, assieme alla successiva La Mia Luna, restituiscono all’ascoltatore quasi un quarto d’ora di pura enfasi. Nonostante l’impostazione canonica di quest’ultimo pezzo.

Un mezzo per arrivare a Gelo, canzone proveniente da Alone – 2010. Gelo è rumore impressionista, seguito da acume melodico a sprazzi dissonante per trasformarsi in crudezza e profonda veemenza.

L’accumulo di pathos in La Mia Falsa Identità è il raccordo dottrinale per il finale sussurrato che da qui a poco ci accompagnerà con Arrivederci Roma.

Acini Live Trio: come suonare in tre e sembrare dieci.

L’approccio live con soli tre strumenti più la voce a riempire la sinusoide acustica è un mostro a cui tantissimi cercano di stare più lontano possibile. I perché no si sprecano, voglio sottolineare i perché sì che hanno reso l’ultimo lavoro di Paolo Saporiti un prodotto vincente sotto diversi punti di vista.

Innanzitutto suonare in tre con due chitarre significa andare incontro a dei vuoti oserei dire fisiologici. Se non sei in grado di convertire quei vuoti in ‘momenti di emozione’, sei completamente tagliato fuori. Qui non solo il silenzio sembra suonare con loro sul palco, con risultati di grande spessore tecnico e passionale, ma col sapiente uso di effetti e riempitivi la band sembra essere molto più numerosa.

Inoltre, la scelta delle canzoni – in buona parte derivanti da Acini, ma anche dall’omonimo Paolo Saporiti, oltre che da Alone e dalle esperienze con i Todo Modo – gioca un ruolo fondamentale. Il movimento che tiene il punto per l’intera durata del disco è dato proprio da questo. Complimenti.

In fine varrebbe la pena soffermarsi sui testi, tutti in italiano come il trend delle ultime produzioni aveva già suggerito, ma sarebbe un lavoro troppo fuorviante in proporzione al tipo di approccio che a parare mio funziona meglio per avvicinarsi ad Acini Live Trio, ovvero, l’immediatezza.

Tutto questo in un disco live di editi, presi perlopiù da un solo album. C’è magia.

Mario Aiello

Paolo Saporiti rielabora Acini in Live Trio ultima modifica: 2020-02-20T13:30:38+01:00 da Mario Aiello