Sanremo 2020: una panoramica sui big in attesa della finale

Sanremo 2020 giunge alla sua ultima serata. Il festival della canzone italiana, mai come quest’anno, è stato e sarà ricordato come la sagra della polemica italiota. Alzi la mano chi non è d’accordo. Nonostante l’auditel prospetti una rassegna da record di ascolti. Bontà loro.

Ricapitolando, si parte da lontano con il famoso passo indietro profetizzato (e per fortuna mai accaduto) da Amadeus, passando per la debacle Fiorello/Ferro e finire con la doppietta Morgan/Bugo. Nello specifico: Marco Castoldi patisce una fantomatica disorganizzazione e, approfittando di una performance vergognosa il giorno dedicato alle cover, lancia mortali strali in mondo visione contro il partner Cristian Bugatti che, giustamente stizzito da tanta cattiveria gratuita, abbandona il palco dell’Ariston. Conclusione? Squalificati. Si è creato un precedente. Si verrà a sapere che la frattura tra i due era da tempo annunciata. Restano le scuse fatte a notte fonda, di persona, da Bugo ad Amadeus.

L’insostenibile lunghezza del Festival

Altro tasto dolente la durata pressoché interminabile degli appuntamenti. Si parte attorno alle ore 21, senza contare PrimaFestival e satelliti orbitanti vari, per concludere sempre e comunque molto vicini alle due del mattino. Devastante. Col senno del poi, un Sanremo per (s)fortunati nottambuli, o pochi individui aurei che al mattino successivo non hanno molto a cui pensare. La didascalia è la seguente: è quasi mezzanotte, di ritorno dalla pubblicità sullo schermo appare la scritta ‘Inizio Seconda Parte’. Assassini del tubo catodico.

Gassman

I Risultati della penultima serata

Il penultimo appuntamento della kermesse ci dice due cose: la vittoria delle giovani proposte va al bravo e fortunato Leo Gassmann; la classifica dei big, sferzata da continui cambi di titolarità giuridiche, imposta alcuni piazzamenti e ne stravolge altri di volta in volta.

Ed è così che la vetta ha un nuovo protagonista, Diodato, serio contendente per la vittoria finale, seguito da Francesco Gabbani e dai ‘brandnew’ Pinguini Tattici Nucleari. Questi ultimi bistrattati da mezzo web ed acclamati dal resto. Fino a ieri si poteva dare per certo solo l’ultimo posto di Bugo e Morgan. Oggi nemmeno quello perché i due, come detto, sono squalificati. Causa: cambio del testo della canzone in gare (Morgan) e abbandono dell’esibizione (Bugo).

Finale Sanremo 2020, panoramica sui 23 Big in gara

Michele Zarrillo

Nell’estasi o nel fango è una canzone che si allontana dal metodo compositivo di Zarrillo. Almeno lo è per buona parte. Probabilmente questo aspetto, non trascurabile, ha disatteso le aspettative di chi, forse, attendeva tutt’altro registro dall’autore. Etereo, ma bravo. Lo dimentichiamo troppo spesso.

Elodie

La giovane interprete figlia del talent show di Maria De Filippi stavolta ha portato sul palco di Sanremo 2020 un brano pop di tutto rispetto. La mano di Mahmood sul testo e quella di Dardust per le musiche sono ingombranti, ma Elodie riesce a mescolarle con la sua personalità restituendo qualcosa di semplice ma unico. Concede qualcosa anche per gli occhi mostrandosi in mise succinte e sensuali. La vittoria della canzone Andromeda è oltre le porte dell’Ariston. Sicuro.

Enrico Nigiotti

Il cantante e chitarrista riesce ad acciuffare un’uscita in primissima serata. L’anno scorso criticò molto il fatto di non essere riuscito a cantare mai prima della mezzanotte. A Sanremo 2020 hanno accontentato il suo desiderio, dovrà ora tirare fuori il coniglio dal cilindro per Baciami Adesso. Le sue performance e il brano in sé non hanno entusiasmato, anzi. Ci si vede il prossimo anno? Non c’è due senza tre.

Irene Grandi

Questa donna è il simbolo della grinta ‘pulita’. La guardi in viso e ti rapisce con gli occhi e il sorriso fumettistico. Avrebbe potuto raggiungere migliori risultati, è l’idea che accomuna un po’ tutti gli esperti del settore. Finalmente Io rilancerà l’artista toscana nel panorama pop italiano? Possibilità concreta.

Alberto Urso

Il Sole Ad Est è convenzione di nascita. La sua avventura sanremese sembra invece essere un triste tramonto. Dispiace quando un giovane cantante viene risucchiato così nella macina della kermesse. Gli valga da esperienza, con la promessa di tornare quando avrà smaltito definitivamente le false aspettative dello show che l’ha formato e acquisito una personalità forte. L’unico dei ‘talentini’ che ha deluso chiunque, in primis se stesso.

Diodato

Fai Rumore è quasi certamente la canzone meglio interpretata del Sanremo 2020. Non solo, la melodia forte sul ritornello e la strofa tenace, spingono il brano molto in alto. Il pubblico apprezza, la classifica è favorevole e la vittoria è a portata di mano. Applausi per lui.

Marco Masini

L’artista fiorentino porta in gara una canzone dal significato profondo. Andrebbero affiancate prestazioni altrettanto forti. A Il Confronto manca un interprete all’altezza. Sotto tono lui, spenta la performance. Maledizione! Con quella voce potrebbe conquistare il mondo.

Piero Pelù

Il rocker è partito tra l’incredulità degli astanti riuscendo pian piano a ritagliarsi una certa confidenza nell’ambito della rassegna. Il pubblico dell’Ariston segue e ringrazia, per certi versi concede. Complice una canzone interessante, sicuramente non la sua miglior creatura, ma intenti e musicalità funzionano. Gigante ha già vinto il suo Sanremo. D’altronde nemmeno Pelù pare sia mai stato interessato al risultato della gara, quanto invece alla celebrazione dei suoi quaranta anni di onorata carriera. Contento lui, contenti noi.

Levante

Su di lei muovono sentimenti contrastanti. Vorrei poter dire che Tikibombom abbia fatto breccia nel cuore degli ascoltatori ma non è così. La verve della brava siciliana si perde nei meandri di interpretazioni buone ma senza guizzo. L’approccio inficia la tempra del pezzo proposto e anche per lei bisognerà capire cosa succederà quando calerà il sipario del festival.

Sanremo 2020

Achille Lauro

Col senno del poi Me Ne Frego ha un senso logico granitico. Si spiegano al dettaglio le sue apparizioni sopra le righe. Quest’anno il buon Lauro è interessato solo a portare avanti uno show nello show. C’è chi lo acclama per questo, con merito, ma è giusto considerare che a Sanremo si premia comunque la migliore canzone. Gode di un seguito tale da potersi permettere certe manifestazioni anche fuori dal contesto in cui si trova.

Pinguini Tattici Nucleari

Tra i vincitori morali dell’edizione a firma Amadeus. Ringo Starr già gira e funziona in radio. Seguitissima. Poveri coloro che li accostano a Lo Stato Sociale. I bergamaschi mescolano finta frivolezza ad arrangiamenti divertenti e fruibili da chiunque. In continua ascesa da qualche anno, il verso che recita “in un mondo di John e Paul io sono Ringo Starr”, rappresenta in tutto e per tutto lo slogan del nuovo che avanza, quello consapevole ed erudito, forte delle proprie capacità e ‘sticazzi dei Lennon e McCartney che ammorbano l’anima a dritta e a manca. Viva Ringo Starr!

Junior Cally

Sanremo non è per niente il suo habitat naturale. Lo sforzo profuso per aderire alle dinamiche che regolano lo spettacolo di punta di Rai1 sono da premiare, ma No Grazie non produce il risultato sperato.

Tosca

Per reverenza non si può in alcun modo discutere le qualità della cantante. È la canzone che – per quanto sublime nel suo iperuranio di appartenenza – è debole. Ho Amato Tutto deve trovare la sua dimensione, l’orchestra l’applaude, la critica la omaggia, ma tutto questo può non bastare. Una canzone non deve essere solo buona, bella, impegnata, delicata ed eccelsa. Deve soprattutto piacere, in particolar modo a Sanremo.

Le Vibrazioni

Sinceramente, per gusto personale, non ho trovato Dov’è degna della risposta che ha ricevuto. Pezzo scialbo, di quelli che rimpasti prima di buttarli nel dimenticatoio e, forte di un buon arrangiamento, decidi di puntarci forte. Sì, ma farci un Sanremo sembra troppo. In bocca al lupo.

Raphael Gualazzi

Carioca riprende tutte le qualità musicali del pianista. Alcune amate, altre odiate. Tutto gli si può imputare tranne l’incoerenza, nonostante l’arrangiamento della sua proposta, in determinati passaggi, appaia meno virtuoso. Non per essere maligni, ma l’apparenza suggerisce che alcuni, Gualazzi compreso, usino il festival della canzone italiana per ravvivare la propria carriera.

Francesco Gabbani

Dopo aver scippato lo scettro a Fiorella Mannoia nel 2017, l’interprete sembra avere un credito di dubbia natura per quanto riguarda la gara di scena all’Ariston. Viceversa non è in alcun modo comparabile ad Occidentali’s Karma, sia chiaro, ma tutta questa reverenza da dove arriva? Svolge il suo compito con dovizia, senza emergere più di tanto. La canzone è meritevole ma non al punto di far saltare il banco e darla per vincitrice.

Rita Pavone

Applauso alla carriera per l’extracomunitaria Rita (passaporto svizzero). Niente (Resilienza 74) è orecchiabile e aderisce alle caratteristiche canore della Giamburrasca. Nulla di più, niente di meno.

Anastasio

Io che patisco le mono espressioni e le interpretazioni ‘tutte di una maniera’ non ho empatia per il talentuoso rapper di Sorrento. Ha dimostrato molto durante questa gara, ma non bastano il Rosso Di Rabbia e una cover con la PFM per lanciarlo nell’orbita dei grandi artisti. Lui è giovane e si farà, ma deve capire che il mondo si canta, si scrive e si interpreta non solo col furore dell’ira negli occhi.

Riki

Lo Sappiamo Entrambi, lo hanno compreso tutti. Fantasma. A differenza del suo collega ‘talentino’ non ha aspettative da deludere ed è un paradossale punto a favore.

Giordana Angi

I giovani fanno bene a puntare su argomenti di qualsivoglia natura. Sempre che questi siano da loro scelti e nel tempo costruiti e rinforzati. A parte la dedica, Come Mia Madre, rimane incatenata in un limbo di ‘poteva essere’. Come se fosse stata indirizzata male. Lei brava ma non abbastanza da rigirare il clima della canzone a suo favore. A questo punto siamo nell’inferno del ‘potrei ma non voglio’.

Paolo Jannacci

Non riesco a parlare di lui senza prendermi a morsi i gomiti, i talloni e le orecchie. Con la sua esperienza, con il suo talento e la spiccata visione musicale del mondo di cui è dotato, pensavo potesse incendiare simbolicamente il palco di Sanremo 2020. Voglio Parlarti Adesso descrive quanto lui abbia vissuto questi cinque giorni di gara all’ombra del compianto padre. Una vita ad essere sé stesso con grandissimi risultati, applaudito ovunque, in contesti diversi, e partecipa al festival nascosto dietro la sagoma di papà Enzo? Era un omaggio, è diventato un rimorso.

Elettra Lamborghini

La Lambo sfrutta una fortuita botta di culo, in tutti i sensi, e prepara il filotto estivo partendo da Febbraio col traino del festival. C’è gente che per una pubblicità alla sagra della polpetta al ragù si farebbe ammazzare. Lei viene sponsorizzata direttamente all’Ariston. Non esistono le mezze stagioni: siamo in inverno ma Musica (e il resto scompare) ha già anticipato l’estate.

Rancore

Tarek sarà purtroppo l’ultimo cantante in gara. Quest’anno, per come s’è messa la faccenda ‘tempo’, è una vera e propria palla al piede. Il brano scritto con Dardust è di una potenza unica. Non proprio da clima festivàl, ma qualcuno ha finalmente cominciato a notare le capacità di questo ragazzo. Patisce come gli altri rapper l’impostazione forse troppo coerente al proprio bagaglio culturale e artistico ma qualcosa si muove. Eden è il brano giusto al momento giusto ma non qui, fuori dalla competizione.

Sanremo 2020, gli Ospiti della serata Finale

Nella conduzione di quest’ultima serata del festival Amadeus sarà affiancato nuovamente da Francesca Sofia Novello, Diletta Leotta e Sabrina Salerno. C’è grande attesa inoltre per la partecipazione della conduttrice Mara Venier.

Gli Ospiti saranno Biagio Antonacci, Christian De Sica, Diego Abatantuono, Massimo Ghini, Angela Finocchiaro e i Gente de Zona.  Appuntamento alle 20:30 su Rai 1, non si escludono sorprese.

 

Mario Aiello

Sanremo 2020: una panoramica sui big in attesa della finale ultima modifica: 2020-02-08T18:37:25+01:00 da Mario Aiello