Sex education 2: la scuola come incubatore di diversità

Giunge alla seconda stagione la serie tv Sex Education creata da Laurie Nunn per Netflix.

Il protagonista è Otis, un ragazzo di sedici anni che frequenta il liceo Moordale in cui insieme al suo migliore amico Eric, si interroga sui problemi legati alla sessualità si confronta con la diversità che contraddistingue ogni suo compagno preparandosi così ad entrare nello strano mondo degli adulti.

Nonostante gli ingredienti siano i medesimi della prima stagione, Sex Education 2 non risulta per nulla ripetitivo. La logica lineare serve a mantenere un certo rapporto con il target a cui è destinata la serie: gli adolescenti.

Sarà molto semplice infatti che un ragazzo riesca ad identificarsi in uno dei personaggio o ne condivida dubbi, perplessità, problematiche e disagi.

Il sesso per gli adolescenti è ancora un tabù in famiglia

Il successo di Sex Education è garantito dalla capacità di saper parlare di un argomento (il sesso) considerato ancora un tabù. Argomento che solleva innumerevoli domande per le quali spesso i ragazzi si affidano a internet  anziché chiedere il parere di un esperto.

Sex Education

In Italia la realtà non è per niente diversa. Basti pensare all’indagine condotta nel 2018 dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) su 16.000 studenti di età compresa tra i 16 e i 17 anni e i cui risultati sono stati pubblicati lo scorso febbraio. Ne è emerso che l’80% dei ragazzi si informa su internet e solo il 20% ne parlerebbe in famiglia.

Ma ciò che colpisce su tutto è la chiamata in causa della scuola, che dovrebbe avere un ruolo formativo ed educativo attraverso campagne specifiche sulla salute riproduttiva e la sessualità. Sono i ragazzi a chiederlo e, come nella serie tv, bisognerebbe ascoltarli.

Occorre mettere da parte la logica conservatrice che considera la salute sessuale un argomento di cui parlare sottovoce e farsi garanti di un’informazione tecnico-scientifica che aiuti gli adolescenti ad essere consapevoli delle proprie scelte. Bisogna proteggerli dai pregiudizi prodotti dall’ignoranza,  rispettando le molteplici diversità che rivestono ciascuno (orientamento sessuale, tempistiche, approcci, differenze fisiche).

Se da un lato, dunque, Sex Education 2 è chiaramente destinato a un giovanissimo pubblico, che si spera possa sempre più accettarsi per come è, dall’altro è un invito alle istituzioni affinché si approfondisca il dialogo tra esperti ed adolescenti per eliminare ogni forma di bullismo, di complesso di inferiorità, di diseguaglianza e di disagio psichico che segna profondamente la nascita di un percorso di maturità.

 

Santina Morciano

Sex education 2: la scuola come incubatore di diversità ultima modifica: 2020-02-03T16:55:28+01:00 da Santina Morciano