Torna Dente con il suo esistenzialismo, sprazzi di serenità e tanta poesia.

Dopo quattro anni torna Dente – al secolo Giuseppe Peveri – con un nuovo album dall’omonimo titolo.

Quasi a rimarcare la sua identità e l’inconfondibile sound che gli appartiene, Dente ci aveva lasciato perplessi nel 2016 con Canzoni per metà. Si trattava di 20 tracce per 43 minuti totali. La sperimentazione aveva preso la meglio sul ritmo consolidato che ci aveva stregato sin dai tempi di Anice in bocca (2006). A quest’album seguirono Non c’è due senza te (2007), L’amore non è bello (2009; miglior album per PIMI – Premio Italiano della Musica Indipendente), Io tra di noi (2011), Almanacco del giorno prima (2014) e Canzoni per metà (2016).

Nonostante la scommessa della novità – del 2016 – l’abbia persa, il cantautore emiliano si è rimesso in gioco con un disco in cui mescola un nuovo sound a temi personali e introspettivi.

Dente, le tracce del nuovo lavoro 

Anticipato da tre singoli: Anche se non voglio, Adieu e Cose dell’altro mondo, l’album si compone di altre otto tracce in cui il soggetto principale è quasi sempre il cantautore.

L’avevamo lasciato come giocoliere linguistico per eccellenza. Al contrario di tutta la sua precedente produzione, in Dente i testi sono lineari quasi fossero dichiarazioni e non poesie da parafrasare (a cui eravamo abituati).

Tra 100 anni ha un ritmo un po’ monotono, poche parole si ripetono nei circa 4 minuti in cui si fa fatica ad arrivare alla fine. A rimarcare la lunghezza di un secolo, l’autore elenca una serie di comportamenti usuali e non, attraverso la retorica di alcune domande. Quella predominante è “Chissà dove sarò fra 100 anni, cosa farò? E chissà come sarò, tra 100 anni cosa farò?

Dal gusto anni ’80, Sarà la musica enumera una serie di azioni che il protagonista sembra non comprendere, quasi fosse un pesce fuor d’acqua (così come in Cose dell’altro mondo). Solo la musica sembra avere il potere di cambiare le carte in tavola. È una supposizione, una preghiera, una speranza.

Dente

Riprendendo l’alienazione che gli appartiene, Trasparente è probabilmente la traccia più malinconica del disco. I non-luoghi augeiani sono la gabbia moderna in cui ognuno è condannato ad essere trasparente (“Io ti dirò com’è essere trasparente agli occhi della gente”) senza aver la possibilità di soffermarsi su ciò che ha intorno. Si tratta di una critica indiretta alla società contemporanea troppo immersa nella frenesia del quotidiano. Emerge a questo punto l’estraneazione di Dente che si sofferma sui dettagli e riflette su due questioni esistenziali: “Che cosa sono stato? Cosa sarò?”.

L’ago della bussola è una dichiarazione d’amore. A pochi minuti dall’uscita dell’album, durante una diretta Instagram aveva annunciato la bellezza e il suo legame a questa canzone. Oggi ne capiamo il motivo. È la pura poesia di Dente in cui, nonostante sia dedicata ad una donna, viene inserito anche lui. Ovviamente in chiave vittimistica e subordinata: “L’unico difetto che hai sono io”. Un classico targato Peveri.

Non te lo dico, è una canzone dalla melodia “fresca” in cui, ancora una volta, l’elenco sparso di comportamenti ha il sopravvento. Seppur ad un primo ascolto possa sembrare priva di logica e a tratti banale, è una traccia che dev’essere analizzata e ascoltata più volte. Nel dettaglio infatti emerge il fil rouge dell’album: un uomo confinato negli interrogativi sulla sua individuale posizione, estraniato dalla rigida ortodossia del resto del mondo: “sarebbe bello essere normali e stare bene”.

Paura di niente, riprende la tristezza di Trasparente e ne fa la base per la costruzione di un singolo fortemente introspettivo. Alle note pessimistiche e malinconiche si sovrappone una leggerissima ironia che lo porta ad ammettere le sue paure “Io non ho paura di niente. Solo un po’ di me e di quello che dice la gente”. L’accentuazione di sé è marcata anche dal fatto che nel minuto finale – dal minuto 2.35 circa – la melodia è accompagnata da un sassofono e dalla ripetizione in lontananza di “solo un po’ da me”.

La mia vita precedente inizia con la descrizione delle abitudini dell’autore e la necessità di staccarsene per vivere il presente, lasciando tutta la realtà che lo incatena. “I legami cambiano gli accenti, diventano pesanti: slegami, lasciami andare via. Via da te, via da voi, via da qua, via da lei”.

Non cambio mai, sulle orme dei ricordi de La mia vita precedente, rievoca attitudini passate e presenti. In questo caso però l’enumerazione è segnata in maniera capillare dalla malinconica impossibilità di non potere e saper cambiare “Perché non cambio mai come fanno tutti quanti intorno a me?”. Ancora una volta vi è la separazione tra un io e un loro, tra un mondo interiore incapace di vivere in quello esterno.

Effettivamente, la ricorrenza del tema era prevedibile se si pensa ai tre singoli che hanno anticipato l’album.

Dente

Dente – Dente (copertina)

Cose dell’altro mondo, già nel titolo, richiama il divario tra due realtà contemporanee: la sua personale e quella alla portata di tutti di cui però solo lui sembra non capirne i rapporti logici (“Il mondo che mi gira intorno è diverso da me”).

Come si può immaginare, Anche se non voglio è una testimonianza di incapacità di sapersi adeguare alla “normalità” per essere semplicemente ciò che è destinato ad essere seppur si senta infelice e inadatto. “Sono io anche se non voglio”.

Adieu invece è una vera e propria composizione poetica, un modo elegantissimo per voltare pagina e andare via da “questo mondo infame”.

Insomma, con quest’album ritorna Dente e con lui il suo esistenzialismo che ci porta dubbi, incertezze, sprazzi di serenità e tanta poesia.

 

Santina Morciano

È una collezionista seriale di prospettive, suoni, volti, libri e film. Nata e cresciuta in una famiglia di musicisti, ogni tappa della sua vita ha una colonna sonora.