Sgrò racconta com’è vivere “In differita”

Stiamo tutti facendo i conti con una segregazione casalinga dettata dal governo, e si cerca nei modi più disparati di trascorrere il tempo, tirar fuori qualcosa di produttivo. C’è un’altra faccia della medaglia, quella che può portarci ad un secondo di riflessione e capire come vive di solito una piccola fetta di popolazione, quella che produce forme d’arte.

Vivono molteplici fasi d’isolamento (volontario, come espresso anche dal mediologo Boris Groys) ed investono tempo e risorse per creare qualcosa da proporre al mondo esterno, proprio come Sgrò, che poco prima dei decreti ministeriali ha pubblicato il singolo d’esordio intitolato “In differita“.

 

Sgrò. Un’altra notte non ci salverà

Conosco Francesco (Sgrò) da qualche anno, e vedere la forma concreta del suo primo passo nel panorama musicale può solo farmi piacere. Centosessanta secondi di pop cantautorale, con una bella ritmica a fasciare le parole e la voce effettata quel tanto che basta per proiettarci in una dimensione onirica.

Se un paio d’anni fa ci si chiedeva “Esco o non esco?“, il cantautore lucchese ha una risposta chiara e definita: “Stasera, sto da me”. Le influenze artistiche sono note: è musica autorale che approccia gli anni ’20, ma la caratteristica più forte di quest’opera prima è l’impianto tematico. La fine di una relazione ed il ristabilirsi di una solitudine terapeutica, proprio quella che il “cantautore domestico” (autodefinito) vive per le sue fasi di creatività ricollegandosi al pippone pseudo-accademico sciorinato poc’anzi.

Sgrò è così, non c’è nulla dietro. Ed auguro a Francesco di continuare a pubblicare le sue canzoni. Vale molto più di un ascolto.

«A volte mi sembra che le relazioni siano un modo per coprirsi le spalle ed evitare di percepirsi come esseri unici, in via d’estinzione»  (Sgrò)

 

Giandomenico Piccolo

Sgrò racconta com’è vivere “In differita” ultima modifica: 2020-03-13T17:16:59+01:00 da Giandomenico Piccolo