Maestro Pellegrini: Curiosità e Aneddoti sul disco d’esordio

Francesco Pellegrini, in arte Maestro Pellegrini, è un polistrumentista e musicista attualmente membro della band indie rock The Zen Circus con cui si è esibito nel Festival di Sanremo 2019 con il brano “L’amore è una dittatura”.

Vanta numerose collaborazioni con artisti del calibro di Nada, Motta (col quale faceva parte dei Criminal Jokers), Il Pan Del Diavolo, Bobo Rondelli e DardustDopo due anni di lavoro, ad ottobre 2019 inizia il suo tour “Canzoni che non esistono” attraverso il quale ha svelato in anteprima alcune canzoni del suo nuovo disco, accompagnato esclusivamente da un pianista: suo padre.

Il 14 febbraio scorso è uscito “Boxe” e il 3 aprile “Cent’anni”. Sono questi gli unici brani attualmente disponibili online. Per saperne di più ed ingannare l’attesa, abbiamo chiesto a Maestro Pellegrini di dirci di più sul questo suo debutto da solista.

  • Ciao Francesco! Abbiamo ascoltato Boxe e Cent’anni che anticipano il tuo album e siamo impazienti di ascoltare il resto. Quando avverrà l’uscita?

In questo momento purtroppo è la domanda più scomoda. Avevamo in programma di farlo uscire l’8 maggio avendo trovato una discografica che è BlackCandy Produzioni e avremmo dovuto fare la distribuzione con la delivery nei negozi. Questo non potrà avvenire perché le ditte che stampano i dischi sono chiuse, e dunque abbiamo dovuto rimandare.

La polemica lanciata da Tiziano Ferro a Che Tempo Che Fa è importante, e mi riguarda da vicino perché anch’io dopo l’uscita del disco avevo in programma un tour. Probabilmente non ci sarà questo tour. Si vocifera di uno slittamento dell’intera stagione estiva di concerti, anche se non c’è nulla di ufficiale. Oltre al mio tour di concerti, che ha una dimensione più piccola rispetto ad altri, ne saltano alcuni davvero grossi.

Non so se qualcuno si è domandato qual è il numero di persone che servano per allestire un tour di Tiziano Ferro o di Cesare Cremonini. Sono indotti importanti, posti di lavoro che non sanno che fine faranno.

 

  • Spero che questa polemica abbia una cassa di risonanza più ampia perché forse non è stata amplificata molto

Sì, hai ragione poteva esserlo maggiormente. C’è un po’ il timore di esporsi perché è un argomento delicato. È anche un atto meschino dire che la musica, in questo momento, non è la cosa più importante fra tutti i problemi che ci sono. Lo capisco. Leggevo sulla bacheca di un amico:

If you think artists are useless try to spend your quarantine without music, books, poems, movies, paintings and porn.”

Questo è esattamente quello che penso anche io. Poi l’arte di per sé è sopravvissuta a un sacco di momenti di crisi sociopolitiche ed economiche. Quindi ha anche la fortuna di essere parte integrante della società.

Il mio timore non è che scompaia la musica o che non si facciano più concerti ma che in questo momento la nostra categoria venga messa in stand-by. È potenzialmente pericoloso perché, in assenza di garanzie, qualcuno potrebbe decidere di fare un altro lavoro.

Ritornando al mio disco, sicuramente farò uscire un altro brano a maggio. Il disco probabilmente uscirà in autunno o appena la situazione si sarà stabilizzata.

 

  • Dai singoli che sono usciti, Boxe e Cent’anni, si percepiscono una profonda introspezione e personalità. Da chi sei stato ispirato nella composizione?

Esattamente, sono molti introspettivi.

Questo disco nasce da un bisogno personale di parlare di me stesso, delle mie paure e delle mie fragilità. Ho 35 anni, la musica è la mia passione da sempre, oggi il mio lavoro, è il mio modo di esprimermi ma non ho mai fatto un disco in cui ho raccontato la mia vita. L’ho usata come strumento d’espressione ma senza mettermi in gioco in prima persona, come invece ho cercato di fare stavolta.

È un album introspettivo in cui ci sono io, le persone con le quali ho fatto un pezzo di strada e con cui ho condiviso musica e vita. È un disco nato durante gli anni in cui ho vissuto a Livorno, la mia città natia (adesso invece vivo a Padova). Due in particolare, dal 2018 all’estate del 2019, ho vissuto in una casa di proprietà del regista Paolo Virzì. Non è tanto bella quanto particolare: non sapevo fosse sua, me lo disse l’agenzia. Lui decise di darmela perché sapeva fossi un artista e probabilmente sapeva che si sarebbe sviluppata dell’arte come poi è realmente stato.

C’era un pianoforte in una sala e suonandolo, oltre al trasporto emotivo, sentivo che stava venendo fuori ciò che avevo dentro. Ho capito che era il momento giusto per espormi e raccontarmi, cosa che fino ad allora non avevo mai fatto.

  • Una curiosità: sia nel percorso con gli Zen Circus che nel tour autunnale da solista, hai sempre suonato la chitarra. A cosa è dovuto questo cambiamento?

Vengo da una famiglia di musicisti, il che è più una maledizione che una fortuna. Sono cresciuto in mezzo agli strumenti. Nella vita ho studiato: sassofono, percussioni, contrabbasso, chitarra e fagotto. Non ho mai studiato pianoforte, se non al conservatorio come strumento complementare.

Ho un approccio da polistrumentista alla musica anche se poi ho sempre lavorato con la chitarra – che è lo strumento col quale mi sono emancipato dalla mia famiglia.

È il primo strumento al quale ho dato veramente importanza e col quale ho creduto di poter fare il musicista distaccandomi da quello era l’ambiente nella mia famiglia, più classico e jazzista mentre io con la chitarra ho sempre fatto rock.

Maestro Pellegrini

Questo disco l’ho scritto interamente al pianoforte perché è uno strumento che conosco e mi incuriosiva molto l’approccio che si ha, diverso da quello della chitarra. Devi sapere che lo strumento col quale si scrive condiziona la composizione, almeno a livello armonico e melodico. Tuttavia, non è stata una scelta pensata: tutti i brani che ho scritto son venuti al pianoforte anche perché era un periodo in cui ero curioso su quello strumento. Probabilmente ricercavo mio padre, che ho vissuto poco nell’adolescenza. È stato un modo in cui inconsciamente mi sono avvicinato a lui.

Nel disco ci sono delle parti che parlano di quel mio pezzo di vita: ho parlato del mio rapporto con lui. Così poi ho cercato di riscoprirlo scegliendo di portarmelo in giro in Italia per le anteprime che ho fatto.

  • Quindi è stato questo il motivo principale della collaborazione con tuo padre?

In realtà il motivo è duplice. Da una parte c’è una motivazione personale: la riscoperta di una relazione, come dicevo prima. Dall’altra c’è una scelta professionale: avevo bisogno di un pianista che padroneggiasse l’improvvisazione e avesse un accompagnamento importante, perché in un duo è fondamentale che ci sia tanta musica. Quindi alla fine era il pianista più adatto che conoscevo.

  • Nella composizione dell’album, hai pensato ad un target preciso di ascoltatori a cui rivolgerti?

No, assolutamente. Per una questione di linguaggio e di problematiche che racconto, credo comunque di parlare alla mia generazione.

Ovviamente non c’è stata alcuna premeditazione. Uno dei punti di partenza era quello di raccontare me stesso, quindi ogni canzone nasce da un argomento, da una suggestione personale e dallo sviluppavo dell’idea. Sapevo che avrei parlato di alcune tematiche ma non per un target preciso, semplicemente per il bisogno di farlo.

  • In Cent’anni c’è una collaborazione con Andrea Appino e Giorgio Canali. Ce ne saranno altre nel disco?

Sì ma non le ho ancora annunciate. Ho dovuto scegliere, purtroppo, fra le varie amicizie che avrei voluto coinvolgere ma non ci sono riuscito. Ho coinvolto le persone a cui tenevo di più: ci sono altre due collaborazioni di persone alle quali tengo molto e che in qualche modo sono coinvolte nella scrittura disco. Parlo anche di loro e di esperienze fatte insieme.

Non è un caso che le abbia coinvolte per quelle determinate canzoni, così come non è un caso che abbia coinvolto Appino e Canali per Cent’anni, che parla di come viviamo la musica noi, di quello che scegliamo a discapito di tutto il resto

  • Qual è stata la reazione degli Zen Circus per questo tuo esordio in solitaria?

Allora, è un progetto che io ho deciso di intraprendere da due anni. Addirittura avevo del materiale già pronto quando siamo andati a Sanremo. Stavo per far uscire un brano in quel periodo ma l’idea era quella di inserire questo progetto nei momenti di pausa degli Zen. Ho aspettato il momento giusto.

Da parte loro c’è stata molta comprensione per quanto questo fosse un bisogno veramente primario per me, perché, raccontare e raccontarsi con le canzoni, ti permette un momento di crescita personale forte. Avevo bisogna di crescita e loro mi hanno capito e sostenuto come una famiglia, una “strana” famiglia.

Io sono un po’ il fratellino più piccolo e loro, da bravi fratelli maggiori, mi osservano crescere.

Ormai c’è un legame indissolubile tra noi.

  • E a questo proposito, c’è qualcosa a cui state lavorando come Zen Circus?

Non posso dire molto ma stiamo lavorando al disco nuovo. Al momento però non sono previste uscite.

  • La situazione attuale aiuta alla composizione?

Ne parlavo l’altro giorno con dei colleghi. Siamo tutti preoccupati e scossi e c’è il bisogno di capire come si sta vivendo questa situazione perché ognuno di noi la vive in modo diverso. Confrontarsi però ti fa capire quanto certe paure siano comuni.

Per come vivo io la scrittura e la musica, questo momento non aiuta per niente a scrivere perché aumenta la paura e la paura non ti fa guardare dentro di te come dovresti. Anzi, è proprio quando non hai paura che ti lasci andare e scopri le cose più vere.

Alla teoria che per scrivere devi stare malissimo, io non ci credo molto. La creatività ha bisogno di certe condizioni e sicuramente questa non è la migliore, anzi è la peggiore.

Sicuramente c’è più tempo a disposizione ma nel mio caso lo sto sfruttando suonando, studiando.

  • Per concludere, vuoi dare qualche suggerimento ai nostri lettori?

Ovviamente una delle persone che sponsorizzo di più è Lucio Corsi che ha fatto l’ennesimo disco incredibile.

Poi vi consiglio un po’ di musica triste perché credo che la tristezza vada alimentata con ulteriore tristezza: Nils Frahm, Olafur Arnalds (che sono coloro che hanno ispirato la mia musica dal punto di vista armonico) e Kamasi Washinghton.

 

Santina Morciano

Santina Morciano

È una collezionista seriale di prospettive, suoni, volti, libri e film. Nata e cresciuta in una famiglia di musicisti, ogni tappa della sua vita ha una colonna sonora.