Reclusione e dirette streaming: l’altra faccia del musicante in quarantena.

Sono trascorsi quasi due mesi da quando l’imperturbabile industria musicale ha dovuto, suo malgrado, tirare i remi in barca. In Italia, a forza degli ormai celebri DPCM del Presidente Del Consiglio e di ulteriori restrizioni imposte dai vari governi regionali, la macchina si è completamente fermata. Come più o meno ovunque nel mondo.

Pochi i coraggiosi, bravi e fortunati che hanno sfidato il destino pubblicando qualcosa di inedito in queste settimane. A loro va un grande applauso. Sincero. Di speranza.

Il divieto assoluto di assembramento ha spezzato le gambe all’unica forma di economia reale rimasta dietro al settore musicale. Depennando dal contesto quelli che ancora vendono abbastanza dischi da riuscire a generare profitto. Anche se il momento storico ci dice che sta tornando la passione per il feticcio vinilico.

 

Lo stop a spettacoli e concerti.

Ad ogni modo il riferimento, nello specifico, è rivolto allo stop totale di live, concerti e spettacoli. Mettendo in ginocchio prima gli addetti ai lavori, quegli eroi che montano, smontano e portano in giro per lo stivale palchi, attrezzature, strumenti e tutto il necessario per fare sì che lo show possa iniziare, procedere, concludersi e andare altrove. Spesso con le temperature ostili dei mesi estivi.

In seconda battuta le povere anime pie dell’indotto sia materiale (merchandising, turismo, ristoro eccetera) che culturale/organizzativo (uffici stampa, giornalismo di settore, critica artistica e via discorrendo). Qui la disperazione dilaga più della pandemia da covid-19. Nessuno sa cosa fare ma sono tutti d’accordo sul fatto che non si può non fare. Cosa non è dato saperlo. Abituati da sempre a rincorrere notizie, fatti e personaggi o immersi in un mondo parallelo fatto di permessi, contatti e burocrazia, questi esseri mezzi uomo e mezzi taccuino (oggi iPad, mail, PC) sono abbandonati a loro stessi. Vagano nell’etere alla ricerca di qualcosa di indefinito.

Fase 2: i social media come unico mezzo

Da qui una lunga corsa per reinventarsi, per trovare il modo di avvicinare l’artista, il cantante o il musicista ai propri fan. Come? Attraverso l’unico mezzo che ci è rimasto per la condivisione: internet. Nella sua forma più controversa, cioè, il mare magnum delle piattaforme social.

Tutto molto bello, così empatico, a misura d’uomo. Sì, qualcuno resta fuori dalla giostra, altri potranno solo guardarla da lontano con un sorrisino sghembo e turbato, però adesso è il momento delle prime donne. La musica presa direttamente dalle labbra e dalle mani dei suoi diretti apostoli. Peccato per il filtro ammazza tutto che è lo schermo. Di necessità virtù.

Dirette streaming

L’artista come mero intrattenitore 

A tal proposito però bisognerebbe comprendere quanto di artistico può esserci nel mero intrattenimento. E viceversa, quanto è intrattenente un vero concetto artistico. Siamo di fronte alla scienza che fluttua a metà strada tra fisica quantistica, filofosia, alchimia e ferita del nonno che ci annuncia se ci sarà buono o cattivo tempo nel weekend. Roba che solo un ibrido Zichichi-Divino Otelma può decifrare.

E alla fine, come volevasi dimostrare, le intenzioni si sono infrante contro il muro della misera impreparazione. Abbiamo saputo partorire le dirette streaming. Che, ahimè, sono l’antitesi perfetta di qualunque cosa non sia una sorta di rimpatriata tra amici che non si vedono da tempo.

Dopo tante settimane la possibile riapertura delle librerie mi aveva dato conforto. Al netto delle infinite difficoltà che farebbero scegliere al libraio più coraggioso di chiudere senza dare spiegazioni, ho pensato si potesse ripartire da lì. Arte, cultura, lettura e musica sono corpi celesti che orbitano attorno allo stesso astro.

Ripartire dalla cultura? sì, ma gradualmente

L’immagine utopistica è la seguente: libreria preferita con dentro il nostro artista di riferimento che per un’oretta, chitarra in braccio, riproduce dal vivo quello che avrebbe fatto dietro lo schermo di un PC. Chi se ne frega se la mascherina non fa capire le parole. Chi se ne frega se il pubblico non è numeroso. Chi se ne frega se non posso ascoltarlo per tutto il tempo. Sarebbe davvero un sogno? Ovvio se dentro vuoi trovarci un Vasco Rossi qualsiasi.

Gli italiani non sono pronti a tali slanci di civiltà. Ci sono però tanti cantanti e musicisti che possono davvero dire qualcosa in questo momento. Più di molti nomi altisonanti che non hanno fatto altro che tacere o limitarsi al compitino. Senza esporsi, senza prendere posizione e soprattutto senza ‘creare’. È una rivoluzione che come tante parte dal basso. Comincia dalla coscienza di chi assiste. Ma proseguiamo la fantasia.

Una persona qualunque, che non ha mai letto nella vita nemmeno la data di scadenza del latte, incuriosita entra (sola e con tutte le cautele del caso imposte dai decreti), ascolta da metri e metri di distanza la performance. Forse si appassiona, coglie il senso della musica, il messaggio che trascende lo scopo di lucro e magari acquista un volume. A casa lo leggerà e racconterà la sua esperienza sperando di poterla ripetere dopo qualche giorno, quando di ritorno dalla spesa passerà di nuovo da quelle parti. Lascia dunque la libreria con enormi probabilità di essere più felice, arricchito, cedendo il posto al successivo avventore. La ruota gira.

Le dirette streaming diffondono Arte?

Le dirette streaming diffondono Arte?

Cosa condividono di tanto migliore le migliaia di contatti raggiunti da un video in diretta rispetto a quelle poche persone di passaggio in libreria? Hanno speso un’ora distratti da altro. Ecco.
L’arte è un’altra cosa. Spesso distante dal concetto di intrattenimento. Tutti concentrati sul cosa fare e come rispondere all’appuntamento della diretta, tralasciando totalmente l’unica cosa importante: che sto dando al mio pubblico in questo momento?

C’è chi si da arie da intellettuale, chi si sente un Wagner contemporaneo e dopo separare le mele dalle pere diventa un’impresa. Già complessa ben prima della pandemia da covid-19.

Personalmente l’insofferenza ha cominciato pian piano a prendere il posto della consapevolezza di inconcludenza. Siamo più o meno tutti costretti in casa da settimane e questo ha deviato il senso critico di chiunque.
L’arte è un’altra cosa. Agli artisti tocca il difficile compito di promuoverla e diffonderla anche, se non soprattutto, per ciò che è: un momento di crescita, un’esperienza, un’emozione. Non riesco a capire come si possa raggiungere tutto questo con una diretta streaming.

 

Mario Aiello

Reclusione e dirette streaming: l’altra faccia del musicante in quarantena. ultima modifica: 2020-05-04T11:53:42+02:00 da Mario Aiello