The Kooks: “Unshelved: Part 1” segna un ritorno in grande stile

Il 23 gennaio 2006 i The Kooks pubblicarono il loro primo lavoro discografico, intitolato Inside In/Inside Out. Lo stesso giorno, in contemporanea, un’altra band era pronta a consacrarsi al mondo dello showbiz con la propria opera numero uno. Erano gli Arctic Monkeys e il gioiellino in questione Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not.

In quello stesso periodo i Libertines si erano appena sciolti e Pete Doherty si stava interessando al suo nuovo progetto, i Babyshambles. Gli Strokes, che a differenza di tutti gli altri citati provengono da Oltreoceano, avevano appena pubblicato, il 2 gennaio dello stesso anno, il loro terzo disco First Impressions of Earth, per poi annunciare un periodo di pausa.

In uno strano modo, quel 2006 è stato segnato da questo passaggio di timone. I Libertines e gli Strokes cedevano, dunque, metaforicamente la corona e lo scettro ai loro successori, rispettivamente Arctic Monkeys e The Kooks, nella scena musicale più sentita di quegli anni Zero.

Impossibile non citare altri capolavori che hanno reso storico quell’anno. Il 28 agosto 2006 i Kasabian pubblicavano il loro secondogenito Empire. L’11 settembre, dopo meno di un mese dal precedente citato, usciva Costello Music, il debutto dei The Fratellis.

Insomma, what a time to be alive!

Quei tempi ci sembrano lontani, ma tutte queste band non sono finite nel dimenticatoio. Tutt’altro. La band di Brighton, infatti, non ha voluto abbandonare i fan nei tristi giorni che stiamo affrontando ed Il 10 aprile è uscito l’EP Unshelved: Part 1.

The Kooks

The Kooks – UNSHELVED: PART 1 

 

“Our new release is a collection of songs that didn’t quite make it onto a record, but that we still love. We hope you love them too”

 

Come si può ben comprendere dal post pubblicato su Twitter, i cinque brani che compongono Unshelved: Part 1 sono canzoni mai pubblicate dalla band di Luke Pritchard. Per fortuna le tracce hanno preso una loro forma personale, segnando un nuovo punto d’arrivo per i ragazzacci inglesi con i capelloni.

Il tutto si apre con Oil, puro ed energico rock ‘n’ roll che preannuncia un ottimo ritorno alle origini per la band dell’East Sussex. Ci riporta, non senza un pizzico di malinconia, agli anni in cui l’indie rock ha segnato un’intera generazione. L’ascolto prosegue con Something To Say, sulla stessa scia della precedente. Le sonorità targate The Kooks si manifestano una costante.

Agnostic e Bad Taste in my Mouth ricordano maggiormente gli ultimi anni della band e sono più vicine allo stile di Listen (2014) e Let’s Go Sunshine (2018). Hit indie rock contemporanee, con sapori decisi degli anni Dieci. Il suono delle chitarre è, in ogni caso, preponderante.

Il brano Femme Fatale conclude in modo circolare l’EP, ricollegandosi efficacemente al sound di Oil. Si tratta del pezzo meglio riuscito di questo lavoro, che mette in luce la potenza vocale di Pritchard.

Tirando le somme, Unshelved: Part 1 risulta un ascolto piacevole e rilassante. Un tuffo nel passato che ci porta al presente.

The kooks

L’INDIE ROCK C’È E SI SENTE 

 

I Kooks sono esattamente ciò che ascolti quando parti in macchina spensierato verso il mare. C’è il sole, sei allegro e sei nel mood in cui il viaggio stesso è migliore della meta da raggiungere.

In Femme Fatale, Luke Pritchard canta “we’re alive for the very first time”. Sembra sussurrare che l’indie rock non si sia rintanato in un solo decennio, piuttosto non si è mai fermato ed è proprio qui davanti ai nostri occhi (anzi, alle orecchie).

Forse, non è un caso che lo stesso 10 aprile non abbia segnato solo il ritorno della band di Brighton, ma anche quello degli Strokes, con The New Abnormal, a sette anni di distanza dal precedente Comedown Machine.

Potremmo vederle semplicemente come delle coincidenze, come potevano esserlo quelle del 2006, oppure continuare sognare. A voi la scelta.

Assunta Urbano

Assunta Urbano

Assunta vive a Roma ed è laureata in Lingue, Culture, Letterature,Traduzione presso La Sapienza. È una divoratrice di musica (specialmente britpop anni ’90) ed un'assidua frequentatrice di concerti. Ama i film tragicomici, legge libri classici, viaggia per il mondo, ma soprattutto mangia tanta tanta pizza.