“Un artista chiamato Banksy”, il fascino della Street Art

Dopo Genova, sarà la  città di Ferrara ad ospitare più di cento opere dell’artista inglese Banksy. Dal 30 maggio al 27 settembre, la mostra-evento “Un artista chiamato Banksy” inaugurerà la riapertura al pubblico di Palazzo dei Diamanti. Curata da Gianluca Marziani, Stefano Antonelli e Acoris Andipa, sarà aperta secondo le nuove norme per la sicurezza e regolamenti del distanziamento sociale.

Un viaggio tra i primi dipinti dell’artista, alcuni oggetti istallativi e i numerosi stencil che gli hanno garantito la fama di grande esponente della Street Art.

Un artista chiamato Banksy

Le opere di Banksy non nascono per essere esposte in gallerie d’arte e musei (a meno che non sia lui a portarcele di soppiatto e indisturbato), ma destinate alla strada. È lì che l’artista lascia la sua firma.

I muri di Bristol, in cui comparvero le sue prime tracce, quelli di Londra, New York, Los Angeles, Parigi e persino di Napoli sono stati le sue ‘tele’ preferite e continuano ad esserlo. D’altronde, quale posto migliore per dar voce ad un artista libero, popolare, che agisce senza permesso e senza schemi convenzionali.

Spesso si ispira alla ‘strada’: partendo da elementi già presenti, li reinterpreta, aggiunge il suo tocco e il gioco è fatto. Un esempio?

Better out than in” comparsa a New York City nel 2013. Un artista con la bomboletta che vomita fiori e butta fuori quello che non riesce a trattenere. L’opera fa pensare ad una frase di Paul Cézanne:

Tutti i dipinti realizzati all’interno, in uno studio, non saranno mai belli come quelli realizzati all’esterno”.

Banksy - better out than in

Probabilmente quelle stesse opere non avrebbero lo stesso impatto se non comparissero, all’improvviso, sui muri di qualche città. E poco importa se non sono destinate a rimanere lì per sempre. La semplice apparizione basta per consacrarle come vere e proprie icone.

Sorte toccata, per esempio, alle figure di John Travolta e Samuel L. Jackson nella metropolitana di Londra, in una reinterpretazione ironica della scena di “Pulp Fiction” (due banane al posto delle pistole). Ricoperta completamente da uno strato di vernice nera nel 2007, rimane tra le opere di maggior successo e più riprodotte dell’artista.

Durante il lockdown la “strada” ha perso la sua vitalità e con essa chi la animava. Ma il writer non si è fermato e, in linea con la tendenza dello smart working, ci ha sorpreso dando vita ai suoi amati topi, intenti questa volta a rivoluzionare il bagno di casa.

Banksy

My wife hates it when I work from home 

Sempre da casa genera ‘Game Changer’, di forte attualità, donata al General Hospital di Southampton con la quale mette in luce un ribaltamento di ruoli, nonché le nuove figure di supereroi all’era del Covid19 . Postata sul  suo profilo Instagram, da subito ha avuto una marea di ricondivisioni sui social.

Banksy e la sua arte

Per il suo animo provocatorio e dissacrante i critici lo associano spesso alla Guerrilla Art, movimento nato intorno agli anni ’70 che affonda le sue radici nel Dadaismo. Con quest’ultimo Banksy condivide lo spirito critico, antibellico e insofferente a tutte le forme di civilizzazione moderna e alla mercificazione dell’arte.

Non va dato per scontato che dietro i suoi lavori non ci sia un preciso studio.

L’inglese non agisce di punto in bianco operando direttamente sui muri. Gran parte del lavoro lo fa in studio, disegnando, stampando e ritagliando l’immagine che vuole ottenere. La tecnica dello stencil utilizzata, infatti, gli garantisce di operare sulla parete nel modo più rapido possibile, dal momento che ha già il materiale pronto. Un dettaglio da non sottovalutare quando si parla di Banksy, artista misterioso, senza volto e inafferrabile. Non può permettersi, certo, di farsi beccare dalla polizia o concedere un selfie!

Chi è Banksy?

Non so perché le persone siano così entusiaste nel rendere pubblici i dettagli della loro via privata , dimenticano che l’invisibilità è un super potere .

Non si può negare che a dare fascino al personaggio sia anche il mistero intorno alla sua identità. Gli unici dati certi sono l’età (nato nel 1974, oggi ha dunque 46 anni) e la sua città natale, Bristol. Per il resto la sua immagine rimane nell’ombra. L’uomo incappucciato che si fa beffa del potere, provocandolo ed eludendolo.

Graffiti is a crime, nella Chinatown di New York ce la dice lunga. Una provocazione, forse, verso chi vuole fermare la street art?

Banksy non ruba certo ai ricchi per dare ai poveri, ma le sue opere sono entrate nell’immaginario collettivo come voce trasgressiva contro il sistema, le ingiustizie e le convezioni sociali.

I soggetti che sceglie sono una carta vincete. Bambini, ratti e altri animali si fanno portavoce dei suoi messaggi ironici e di denuncia. Personaggi e immagini semplici ma mai banali.

Madonna con la pistola - Banksy (Napoli)

Le sue opere si prestano a diverse interpretazioni ma conducono, in ogni caso, a profonde e (a volte) scomode riflessioni sulla società e i suoi paradossi. Ne è un esempio “Madonna con la pistola”, presente in piazza Gerolamini a Napoli, che mette in risalto le contraddizioni della città, “ the dark side of Naples”, sacro e profano.

Banksy e le altre opere note 

Oltre a quelle già citate, ripercorriamo 10 delle opere che riassumono l’universo del writer britannico, con anno e luogo della prima apparizione.

1. The Mild Mild West 1999, Bristol

Il primo grande murale di Banksy. Rappresenta un’azione di guerriglia: tre poliziotti antisommossa contro un orsetto che lancia una bottiglia molotov. Simbolo delle rivolte giovanili di Bristol negli anni ’90.

2. Girl with balloon – 2002, Londra

Si tratta del pezzo più famoso e forse più poetico di Banksy . Non più presente nel luogo originario, il disegno è stato riprodotto ovunque. Una bambina che tende la mano verso un palloncino rosso a forma di cuore diventa simbolo di innocenza e speranza.  Nel 2018 l’immagine è stata protagonista di un episodio che ha sbalordito tutti. Il quadro, quotato milioni di sterline, si è autodistrutto lentamente di fronte i volti increduli dei presenti all’asta di Sotheby’s. Un azione in stile Banksy contro la mercificazione dell’arte.

Girl with balloon

3. Monkey Queen – 2003, Newent

Comparso in un club giovanile, è un’ opera fortemente provocatoria. Il viso nero e bianco stilizzato di una scimmia nel busto di Elisabetta II. Sullo sfondo i colori, rosso bianco e blue, evocano la ‘union flag’. La regina sovrapposta al primitivo animale è stata oggetto di critica e considerato irrispettoso verso la monarchia.

4. Barcode – 2003, Bristol

Una delle 750 stampe di codici a barre. Si vede un leopardo in primo piano che pare scappato dalla cella, forzandola. Il codice a barre è simbolo del consumismo e del capitalismo e, se a primo impatto pensiamo al maltrattamento degli animali in gabbia per scopi ludici dell’uomo, il leopardo può anche essere una rappresentazione degli uomini e mostra la capacità di liberarsi dalle catene del consumismo.

5- Rage, Flower Thrower o Love is in the air 2003,  Gerusalemme

Un rivoltoso con bandana e cappello lancia con furore un bouquet di fiori. Evidentemente un invito a cessare le armi. Un messaggio fortemente pacifista soprattutto se pensiamo che è stato fatto a circa 760 km dalla barriera di separazione israeliana.

Nel 2005 ritorna in Cisgiordania con una serie di altri murales realizzati proprio sulla barriera di separazione utilizzando la tecnica pittorica trompe- l’oeil, che dà l’illusione di vedere aldilà del muro. Come in una finestra, dipinge squarci di suggestivi paesaggi osservati soprattutto da bambini.

Rage, Flower Thrower o Love is in the air

6. Kissing Coppers – 2004, Brighton

Altra opera che fece scalpore quando comparve sul muro di un pub. Una coppia di poliziotti inglesi si baciano appassionatamente. Poliziotti che questa volta stanno dalla parte del popolo e si fanno icona anti-omofoba.

7. Get Out While You Can 2004, Londra

È uno dei tanti ratti dell’artista che sbucano tra le strade delle città. In questo caso il topo indossa al collo una collana rap con il simbolo della pace e regge un cartello con su scritto “Get Out While You Can”. Il topo sembra impegnato in una manifestazione o lotta sociale. Di fatto, i topi di Banksy spesso incarnano gli oppressi della società, bistrattati, capaci, però, di mettere sottosopra un’intera città. Allo stesso tempo mettono in risalto i difetti dell’uomo. La predilezione verso i ratti pare venga fuori dall’influenza del francese Blek le rat (Parigi, 1951),  “padre dello stencil”, che già anni prima che Banksy realizzasse il suo primo pezzo di strada, dipingeva ratti sui muri.

8. Washing Zebra Stripes 2008, Timbuktu

Ci troviamo questa volta in Africa in un luogo non urbano: una donna che spoglia una zebra delle sue strisce nere mentre le stende come dei panni al sole. Evidentemente la zebra viene privata della sua natura, ma si tratta di una delle opere soggette a più diverse interpretazioni; molti la collegano allo spreco dell’acqua e al fenomeno della siccità. Chissà cosa avrà voluto dire Banksy per davvero.

9. I love you – 2010, Isola di Wight

Opera molto semplice. Una scritta rossa ‘I love you’ con una piccola clessidra (la sabbia nella parte superiore ha la forma di un cuoricino). Realizzata sull’isola felice che ha ospitato il famoso festival in stile Woodstock, vediamo l’amore da una parte e il tempo che passa inesorabile dall’altra. A voi la lettura più comoda!

10. Mickey Snake – 2015, Somerset

Finiamo questa breve rassegna citando una scultura dell’artista. Mickey Snake rappresenta Topolino inghiottito da un serpente. Opera poco rassicurante, ma in perfetta sintonia con il mondo di Dismaland, da cui di fatto proviene. Dismaland era un’istillazione ideata nel 2015 da Banksy, con la collaborazione di altri artisti, nel Somerset, in Inghilterra. “Un parco divertimenti non adatto ai bambini” dove il mondo felice di Disney viene letteralmente rovesciato come provocazione e denuncia all’ipocrisia della società perbenista e consumista.

Mickey Snake

Per concludere, nel libro Wall and Piece (2005) Banksy scrive:

“Se vuoi dire qualcosa e vuoi che la gente ti ascolti, allora indossa una maschera. Se vuoi dire la verità devi mentire. Non saprete mai chi sono e ogni verità che dirò sarà mascherata da una bugia”

Fa venire in mente una citazione ‘azzeccata’ del film “V for Vendetta” quando Natalie Portman dice: [… ] gli artisti usano le bugie per dire la verità, mentre i politici le usano per coprire la verità.”

Questa apparente contraddizione racchiude in sé tutta l’arte di Banksy, artista che smaschera, con il suo personale linguaggio, le menzogne della realtà a cui siamo abituati a credere, proponendocene una nuova. A noi la scelta.

 

Claudia Avena