“Snowpiercer”, una società distopica in movimento.

“Snowpiercer”

Dal film alla serie NETFLIX, analogie e differenze.

Tra le top Ten di Netflix del mese di Luglio continua ad esserci Snowpiercer, serie tv che dal 25 maggio tiene incollati gli spettatori davanti al piccolo schermo. La prima stagione è ora disponibile per intero sulla piattaforma streaming americana. 

Snowpiercer, letteralmente “rompighiaccio”, è un adattamento dell’omonimo film del 2013 diretto dal sudcoreano Bong Joon-Ho, regista  di Parasite che lo scorso febbraio si è aggiudicato l’Oscar per il miglior film straniero. Della serie Bong Joon è solo il produttore esecutivo, mentre lo showrunner è Graeme Manson. Nonostante l’ambientazione sia la stessa, così come anche la trama, se pur adattata alle esigenze della produzione seriale, non si può dire che la serie sia fedelissima al film.

Capiamo insieme analogie e differenze partendo dalla storia.

Snowpiercer – Film vs Serie TV

In entrambi i casi l’ispirazione viene da un fumetto francese post-apocalittico del 1982 di Jacques Lob e Jean-Marc Rochette, dal titolo per l’appunto Le Transperceneige (The Snow-Piercer)

La storia si sviluppa all’interno di un treno lungo 1001 carrozze. Vagoni divisi tra prima, seconda e terza classe, più la coda. Grazie alla progettazione della locomotiva si è evitata l’estinzione del genere umano dal disastro ambientale: la glaciazione della terra. Raffreddare la terra è stata l’ultima genialata dell’uomo per ovviare al secolare problema del riscaldamento globale, ma adesso sulla terra si registrano circa -117 gradi e la vita è impossibile. Mai scherzare con madre natura!

Diciamo subito che cronologicamente serie e film non coincidono: nella pellicola i fatti si svolgono 15 anni dopo l’apocalisse. Nella serie tv ci troviamo solo 6 anni dopo la glaciazione.

Come ci si può aspettare dalle divisioni di classe, i viaggiatori di prima sono i più fortunati. Conducono una vita agiata all’insegna del lusso, del vizio e del consumismo e sono coloro che hanno contribuito economicamente alla costruzione del treno. Segue la seconda, che si occupa di amministrazione e burocrazia, per poi passare in terza con i frenatori e coloro che si occupano della produzione di beni, tra frutteti, ristoranti e bordelli. Qui prende anche vita il mercato della droga.

La parte più affollata del treno è la coda, the Tail, o fondo.

Mentre in testa si deliziano con sushi e vino, sul fondo si vive di scarti, dati come ai porci, con episodi di cannibalismo. Qui le persone vengono sfruttate come forza lavoro o come cavie in esperimenti scientifici. Perché gli è toccata questa sorte? Perché sono saliti clandestinamente a bordo. Anche sullo Snowpiercer con il denaro si compra la libertà e le classi sociali sono legate evidentemente all’economia.

L’artefice di questa società in movimento è il visionario Wilson, che da dietro le quinte muove le fila del treno.

È chiaro che si tratta di fantascienza con una trama a tutti gli effetti orwelliana. Ci troviamo infatti in una società distopica con una divisione netta tra classi sociali e un sistema tenuto in piedi da un ‘equilibrio’ imposto dall’alto.

Come in tutte le storie di questo genere, non può mancare l’elemento che sconvolge: la rivolta da parte delle classi sofferenti che, per puro istinto di sopravvivenza, mettono in atto quello che diventerà presto una rivoluzione, con la complicità dei pochi, tra i più fortunati, che prenderanno coscienza dell’ingiustizia.

Snowpiercer

Snowpiercer – LA RIVOLTA

Divisone delle classi sociali, coscienza di classe, rivoluzione: sembra essere di fronte alla rappresentazione della teoria marxista. In una scena del primo episodio della serie, dal fondo si incita a prendere le armi e iniziare la rivolta e in coro si sente dire “asci e picca”. Parlare di un film dall’intento politico resta comunque un azzardo, anche perché la famosa rivoluzione marxista resterebbe, anche in questo caso, sempre un’utopia. Ma andiamo per ordine.

Una differenza tra film e serie tv sta proprio nella rivolta.

Prima di tutto il film si mantiene fino alla fine sulla scia della rivolta con la trama che si sviluppa soprattutto nella coda del treno; man mano si scoprono gli altri vagoni insieme all’avanzata dei rivoltosi offrendo allo spettatore più suspense.

La serie tv spazia di più nella trama e per alcuni episodi sembra essere entrati in un film di AgathaChristie, con serial killer, investigazioni e mistero. Layton – ex poliziotto , tra i leader della rivolta – viene ingaggiato per scoprire l’assassino che minaccia la tranquillità del treno, in particolare della prima classe. Probabilmente, questo cambio di rotta è un escamotage per far entrare in contatto il capo della rivolta con persone delle altre classi, che successivamente si uniranno a lui. Una variazione un po’ troppo lunga, ad essere onesti.

Inoltre, nel film assistiamo ad una sola rivolta, quella del fondo, progettata e ideata dal basso e portata avanti soprattutto da loro. Nella serie, invece, dalla rivolta del fondo – che diventerà anche quella della terza classe – si arriva ad avere due tipi di schieramenti. Entrambi puntano a vendicarsi di “Wilford”, ma hanno scopi ben diversi: accanto all’ideale di quelli che combattono per avere una distribuzione delle risorse e “per un solo treno”, c’è chi lotta solo per una successione più “giusta”. Non intendono abbattere il sistema piramidale. Si tratta di soggetti accecati dal desiderio di ordine e potere, che per ovvie ragioni sono quelli che viaggiano in prima classe.

Di conseguenza, guardando la serie, la rivoluzione del fondo (a questo punto possiamo chiamarla anche così ), che è messa in scena come un grosso carnevale di sangue, perde un po’ di credibilità ed è poca la fiducia che possa portare effettivi cambiamenti . Nel film, invece, ci si crede un po’ di più, almeno fin quando non arriva il finale.

Snowpiercer – FINALE

Il finale del film lascia spazio a due (libere) interpretazioni: una negativa, di rassegnazione, l’altra di nutrita speranza.

Nel film ci raccontano che la rivolta di per se è stata inutile, dal momento che è stata ideata da chi il treno lo comanda, il quale affida al capo degli insorti, Curtis, il destino della locomotiva. Un paradosso – definito come necessario per garantire la sopravvivenza dell’umanità – che rende vana l’aspirazione all’uguaglianza sociale. Come se il sistema piramidale fosse l’unico sistema possibile. Tra l’altro, analizzando più da vicino il personaggio di Curtis si nota come la sua ideologia non sia poi così lontana da quella di Wilford. Anch’egli, a malincuore, sacrifica i suoi compagni pur di arrivare allo scopo, considerato come l’unica condizione possibile per sopravvivere. Sullo stesso principio Wilford ha creato la ‘sacra locomotiva’ partendo da scelte discutibili.

Quella che viene presentata come una selezione naturale, ad esempio, necessaria per garantire la sopravvivenza del treno, non lo è affatto. La scienza non è naturale, bensì artificiale ed è l’uomo, non per spirito di sopravvivenza, ma per affari, a scegliere chi deve continuare a respirare e chi no.

E allora, ritornando all’ideale marxista, a questo punto il film sembrerebbe mettere in scena più la rappresentazione del fallimento della teoria e del comunismo.  Non è un caso forse che la Corea ne sia un palese esempio.

Nel finale, allo stesso modo, accade che due ragazzini vedano di nuovo la luce del sole, mettano piede di nuovo sulla terra, che sembra ormai pronta a rinascere. I due superstiti – la ragazzina chiaroveggente Yona (Go Ah- sung) e il bambino che era costretto a lavorare sottoterra (Marcanthonee Reis) –  sono davanti ad un orso polare. Ci sarà di nuovo vita sulla terra?

Per quanto riguarda la serie, nel finale si mantiene abbastanza fedele al film. Anche Layton prenderà in mano il destino della locomotiva, ma senza sorprese e con più consapevolezza di Curtis. A differenza di quest’ultimo, il primo sembra avere molto chiaro il tipo di organizzazione politica da voler attuare. Peccato che il suo ideale sembra destinato ad infrangersi davanti ad una nuova minaccia: un ‘misterioso’ treno di sopravvissuti che rivelerà altre sorprese.

Sarà necessario richiamare tutti al vecchio ordine? Per questo dovremmo aspettare la seconda stagione.

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Snowpiercer – L’IDEALE WILFORD

Un’ulteriore differenza a livello di contenuti è la scelta del personaggio di Wilford. 

Nella pellicola il volto del misterioso ideatore del treno compare alla fine.

Nella serie, l’attuale Wilford non coincide con l’ideatore della locomotiva che tutti immaginano. Sono passati sei anni, nove mesi e 26 gg dalla partenza ed evidentemente qualcun altro doveva prendere il suo posto, ma senza che nessuno se ne accorgesse. Così Melanie Caville (Jennifer Connelly ) si finge la collaboratrice più stretta di Wilford ed è lei stessa a portare avanti la locomotiva (di cui ne rivendica il brevetto) con ingegno e a costo di ‘sacrifici’. Sarà solo una coincidenza se la ‘W’ di Wilford sia una ‘M’ rovesciata? A saperlo sono solo poche, pochissime persone. Non sia mai che si sappia la verità, verrebbe meno tutta struttura ideologica del treno.

Wilford prima di tutto è un ideale necessario per tenere in riga tutti.

Wilford e la ‘sacra locomotiva ’ sono ideali per cui alcuni sono disposti a sacrificarsi. Altri, invece, ne vedono e ne denunciano l’ ipocrisia. Gli individui all’interno del treno sono educati [nel film, la scelta della maestra incinta dalla faccia d’angelo, ma pur sempre spietata, è fortemente simbolica] sin dalla scuola a sentirsi in dovere nei suoi confronti per averli salvati . Ciò che gli viene chiesto è di rispettare l’ordine e rimanere nella loro posizione prestabilita all’interno del ‘miracoloso treno di Wilford’.

Questo aspetto evidenzia il diabolico meccanismo del potere che mostra solo ciò che è giusto e utile mostrare, e si regge su falsi ideali. Ideali, tuttavia, facilmente minacciabili. E allora, si sa, quando crolla un ideale a cui abbracciarsi crolla il sistema. Per questo occorre creare altre alternative, ma il potere, come è noto, ne ha sempre una da vantare.

Dunque, la serie mette in risalto l’enorme necessità del potere di avere persone da controllare per poter sopravvivere. Il treno non potrebbe esistere se venisse meno anche solo una carrozza. È un sistema che si muove orizzontalmente, ma che ha lo stesso principio di una piramide, dove anche i più deboli, che aspirano a rovesciare il potere, difficilmente riuscirebbero a governarsi da soli. 

 

 

Snowpiercer – CAST

Senza nulla togliere agli attori della serie, la scelta del cast per il film è decisamente superiore

A capo della rivolta c’è il Curtis, l’affascinate Chris Evans, mentre nella serie è sostituito dal buon ex poliziotto Layton , il rapper Daveed Diggs. Nei panni di Wilford c’è Ed Harris, ruolo che calza bene all’attore del (sempre attuale) “Truman show”, l’occhio che tutto vede e controlla e, in solitudine, decide dall’alto.

Bella l’interpretazione della versatile Tilda Swinton, la diabolica Mason, che come spesso accade si ritrova ad interpretare personaggi caricaturali.

Da notare inoltre la presenza nel film di attori coreani con un ruolo decisivo, cosa che manca nella serie.

In conclusione Snowpiercer è una serie da vedere, ma consiglio anche un passaggio preliminare sul film. Questo non  ne rovinerà la visione dal momento che, come dicevo, i prodotti si sviluppano con modalità differenti.

 

Claudia Avena