17 Agosto 1960: i Beatles suonano per la prima volta ad Amburgo

Correva l’anno 1960. Un anno bisestile, che cambiò – positivamente – il mondo. È impossibile elencare tutti gli eventi che hanno caratterizzato quei trecentosessantasei giorni, ma molti di questi sono rimasti incisi per sempre nella nostra storia. E se li ricordiamo così bene è soprattutto merito dello schermo televisivo, diventato in quel periodo una presenza indispensabile nelle case degli italiani.

Ma cosa è successo di così importante quell’anno?

In piena Guerra Fredda, tanto per fare un esempio, nelle elezioni presidenziali statunitensi, il 3 novembre John Fitzgerald Kennedy batté Richard Nixon, diventando il più giovane Presidente degli Stati Uniti d’America.

In quel lasso di tempo, dal lato musicale, sono nati musicisti destinati ad essere immortalati nel panorama discografico internazionale. Parliamo dei Beach Boys, oppure di Bob Dylan. Così come di tante altre combriccole ispiratesi al king Elvis Presley e al rockabilly degli anni Cinquanta, la cui positività aveva spazzato via i ricordi del secondo conflitto mondiale.

Da questo scenario, nella grigia e piovosa Liverpool, emergono i Beatles. Quattro ragazzacci che hanno dato il via a tutto ciò che è successo nella musica da quegli anni fino ad oggi. Il famoso “pop” (da popular) prende vita proprio grazie a loro. Quel 1960, in particolare, nei mesi più caldi, il gruppo esordiva ad Amburgo, a Nord della Germania.

Senza la tappa del 17 agosto 1960, di cui oggi ricorre il sessantesimo anniversario, il percorso di Paul, John, George e Pete – ebbene sì, Ringo non aveva ancora incontrato i suoi compagni di viaggio, ma anche Pete fu reclutato solo pochi giorni prima della partenza – non sarebbe stato lo stesso.

 

AMBURGO, NEL BEL MEZZO DELL’AGOSTO 1960 

 

Perché Amburgo? Questa potrebbe essere proprio la domanda da cui partire per il nostro racconto.

Nel 1960 il Muro di Berlino stava per essere costruito. Nel frattempo, la mentalità tedesca era tra le poche aperte in Europa. E quell’aria libertina, seppur bloccata per quasi trent’anni tra la calce ed il cemento, non ha mai abbandonato la Germania. Da sempre, infatti, ha dimostrato di saper non solo prevedere le mode future ma addirittura crearle.

La terra da cui deriva quella prelibatezza che sono gli hamburger (tutto vero, letteralmente in tedesco la parola “hamburger” significa “di Amburgo”) è stata davvero d’impatto per i Beatles. Per la prima volta lontani da casa, ancora giovanissimi, sono stati lanciati nella “vita vera”, quella di strada, quella della vita notturna in cui tutto è concesso. La città tedesca della malavita per eccellenza, in un certo senso, li ha catapultati nel futuro.

Non solo la band è stata da sempre grata a questo luogo, ma l’affetto si è dimostrato reciproco. Oggi nei pressi di St. Pauli – quartiere rigorosamente a luci rosse, pieno di sexy shop, locali vietati ai minori e chi più ne ha più ne metta – possiamo visitare la Beatles Platz. La piazza circolare ricorda il tondo vinile, con i titoli delle canzoni della band come bordo a questa forma. Le sagome dei nostri beniamini sono lì con i loro strumenti identificativi.

Amburgo ha trasformato i Beatles in veri uomini, prima di quanto non lo abbia fatto il mercato discografico o le donne ossessionate dai loro volti. Arrivati a questo punto, però, tutti ci stiamo chiedendo: cosa fecero davvero Paul, John, Pete e George nella cittadina tedesca?

“I WAS BORN IN LIVERPOOL BUT I GROW UP IN HAMBURG

John Lennon

Dal canto musicale, la prima gitarella fuoriporta dei Beatles durò pochi mesi e li vide esibirsi più volte allo storico Idra Club (al numero 64 Große Freiheit, una strada laterale della Reeperbahn, ovviamente a St. Pauli). Quel locale segnò ufficialmente il loro esordio, per l’appunto, il 17 agosto del 1960.

Quei pazzi scatenati di Liverpool si esibirono lì da quella data fino al 4 ottobre del 1960. La location è stata forse una delle peggiori in cui si sono esibiti nel corso della loro breve, ma significativa, carriera. Palco minuscolo, acustica pessima e una posizione irraggiungibile dal pubblico. L’Idra Club era, in realtà, uno strip club, convertito a locale per musica dal vivo per ospitare soprattutto i Beatles.

Il 17 agosto 1960 fu una serata singolare, di cui certamente molti dei dettagli sono tra i ricordi solo di chi li ha vissuti sulla propria pelle. Il primo live è stato di sicuro emozionante, ma soprattutto fragoroso. È diventato presto parte della storia della band, nonostante nessuno dei loro pezzi classici fosse protagonista della scena. Le canzoni principali con cui si presentavano agli esordi erano in maggior parte tratte dalla tradizione rockabilly.

Insomma, era presto per fare la storia, ma il momento giusto per metterne le fondamenta. Infatti ricordiamo quel giorno perché ha dato inizio al tutto, ma ciò che fa parte della memoria collettiva è l’insieme di avventure che hanno collezionato i componenti del gruppo nel loro viaggio ad Amburgo.

A St. Pauli il vicinato – da sempre una piaga per tutte le location che ospitano musica dal vivo in ogni dove – non era favorevole a quel baccano notturno.

 

Verso la fine di quei magici mesi di permanenza tedesca, infatti, una notte, Bruno Koschmider, ovvero l’imprenditore che si era occupato dei concerti tedeschi della band di Liverpool, dopo svariate lamentele, portò i Beatles al club Kaiserkeller (letteralmente “La cantina dell’imperatore”).

Contemporaneamente, il boss dell’Idra Club, alquanto indispettito per l’abbandono del gruppo, costrinse gli inglesi a fare i bagagli. Proprio in questa circostanza, si scoprì che George Harrison aveva mentito riguardo alla propria età. Il piccolo e curioso George aveva solo diciassette anni e la sua presenza lì era del tutto fuori dalle regole.

Fu ovviamente rispedito in men che non si dica in patria. Paul e Pete lo seguirono poco dopo, perché prima di tornare a Liverpool furono arrestati. La storia ha dell’assurdo, ma questo potevamo già immaginarlo.

I Fab 4 (in quell’unica esperienza Fab 5, dato che ad accompagnarli c’era anche un Stuart Sutcliffe al basso) alloggiavano nella sala dismessa di un cinema, il Bambi Kino. Raccattando i loro bagagli nel buio pesto, McCartney e Best cercarono di farsi luce dando fuoco ad un preservativo appeso al muro ed incendiando, inevitabilmente, le tende. La polizia non pensò fosse una buona idea come i giovincelli avevano sostenuto e fece passare loro una notte al fresco.

John Lennon, invece, ritornò a Liverpool a fine anno. Sutcliffe rimase in Germania sino a Febbraio 1961 e regalò il suo basso a Paul, abbandonando i Beatles. Tutto questo, perché ad Amburgo si era innamorato della fotografa Astrid Kirchherr.

Dopo qualche mese dall’espulsione di tutti, per i vari motivi appena elencati, i Beatles tornarono di nuovo ad Amburgo, per firmare il loro primo contratto discografico e per mesi di serate di concerti esclusivi. E, poi, nel momento in cui Best e Sutcliffe lasciarono spazio a Ringo Starr, i favolosi quattro scarafaggetti, nel 1962, erano ufficialmente pronti per cambiare il concetto di musica fino ad allora esistita.

 

se i Beatles non fossero mai andati ad Amburgo avrebbero avuto lo stesso percorso musicale di successo?

Da sinistra: Pete Best, George Harrison, John Lennon, Paul McCartney e Stuart Sutcliffe – Photo: Astrid Kirchherr – K & K/Redferns

E SE I BEATLES NON FOSSERO ANDATI AD AMBURGO?

 

Ce lo chiediamo sempre, per qualsiasi evento della nostra vita. E se quel giorno non fossi andata lì, sarebbe successa questa cosa? Allo stesso modo, se i Beatles non fossero mai andati ad Amburgo avrebbero avuto lo stesso percorso musicale di successo?

Quell’esperienza segnò la loro vita ed il loro modo di fare musica. Nonostante l’età, le scorribande e le pazzie che li coinvolsero in terra tedesca, i quattro si impegnarono con serietà con la musica. Questo accadde sicuramente perché lì trovarono i loro primi sostenitori e capirono di voler davvero intraprendere questo percorso.

La permanenza è stata fondamentale anche per il loro stesso stile. L’incontro con la Astrid amata da Sutcliffe fu decisivo per l’outfit caratteristico dei primi anni Sessanta beatlesiani. In particolar modo il taglio di capelli fu proprio una sua idea. E da questo ne derivarono delle foto rimaste impresse nella storia.

Si potrebbe parlare di destino, di ragazzacci così geniali che sarebbero emersi in ogni caso prima o poi. Oppure potremmo sostenere che l’impatto con Amburgo ha dato il via a tutto e che senza quest’insieme di coincidenze non sarebbe successo un bel nulla. Come sarebbe andata diversamente non lo sapremmo mai, ma non è forse questa la vera potenza delle storie?

 

Assunta Urbano

Assunta Urbano

Assunta vive a Roma ed è laureata in Lingue, Culture, Letterature,Traduzione presso La Sapienza. È una divoratrice di musica (specialmente britpop anni ’90) ed un'assidua frequentatrice di concerti. Ama i film tragicomici, legge libri classici, viaggia per il mondo, ma soprattutto mangia tanta tanta pizza.