Il Buongiorno di Gigi D’Alessio si vede dal mattino

Riuscire a compilare un contributo su Buongiorno, il nuovo disco moderno e corale di Gigi D’Alessio, è stato quasi un esercizio di stile. Sia per chi scrive che per l’artista e la nutrita schiera di giovani colleghi ai quali ha chiesto di dargli una mano. Ne sono convinto.

Il Buongiorno si vede dal mattino: l’ennesimo Greatest Hits di Gigi D’Alessio?

Le sedici canzoni della raccolta, pubblicata per Sony Music il 4 Settembre scorso, sono il manifesto postumo di una serie di successi clamorosi, enormi, forse non quantificabili, che però non hanno mai superato i confini ideologici imposti dall’habitat geopolitico neomelodico. Non è un caso se due terzi dello stivale ignori i natali di buona parte delle canzoni proposte.

Oggi l’arricchimento è indicativo di pochi concetti ben sfruttati: il primo è sicuramente il contesto dietro il quale si muovono i rapper e trapper (per lo più campani) che hanno risposto “presente” all’appello di Gigi D’Alessio; il secondo è l’appeal che ancora oggi le composizioni di vecchia data a firma del musicista partenopeo riescono a suscitare.

Dal vasto repertorio di Gigi D’Alessio nasce Buongiorno, un progetto Uban, Rap e Trap dalle enormi sorprese e qualche nostalgia.

Nello specifico, avevamo già seguito con particolare dedizione la scena Rap in lingua napoletana, il riarrangiamento completamente slegato dai canoni dell’epoca in cui vennero incisi brani ha restituito un clima moderno e fresco all’intera selezione. Le basi tra samples e campionamenti fanno da terreno fertile per le radici espressive dei “giovanotti” che sviluppano, spesso senza briglie di sorta, i featuring. Menzione speciale per Franco Ricciardi che col Rap ha a che fare da almeno un decennio.

Tornando a noi, la cosa sorprendente è che Buongiorno resta un disco pop, melodico, sì, ma non soffre affatto la nuova condizione sonora in cui viene inserito, anzi, ne giova oltre qualsiasi ottimistica previsione. Il risultato? Composizioni invecchiate oltre vent’anni, talune quasi trenta, ne escono valorizzate e mai stantie. Unico compromesso da accettare tout court è che si tratta di canzoni in napoletano, dal forte connotato neomelodico, tipico del primo D’Alessio, quello che ha letteralmente imperato sulla scena Napoletana negli anni novanta. Quello subito dopo i matrimoni, le feste di piazza e le ospitate nei ristoranti.

Non ci sono più le chitarre elettriche che con assoli struggenti sottolineano i passaggi finali dal secondo ritornello in poi, né arpeggi di pianoforte a riempire ogni momento di silenzio. L’approccio di antica concezione lascia il posto a ben altro, ovvero una serie di accorgimenti e piegature stilistiche atte a strizzare l’occhio ad una platea giovane, a volte giovanissima, forse poco consapevole della lunga carriera di Gigi D’Alessio. Eppure, le tante melodie conosciute sanno in ogni caso accalappiare l’attenzione dei nostalgici o degli amanti del genere. In poche parole, comunque la si voglia mettere, Buongiorno funziona, tanto per i vecchi bacucchi, che ricordano questo o quel ritornello di quando erano adolescenti, quanto per i mocciosi che hanno il santino dell’autotune nel portafogli e l’idea che metter su un beat significhi “suonare”.

Gigi D’Alessio rimescola le carte del suo più lontano passato. La gang di Artisti napoletani (e non) chiamati per dargli una mano si adopera in un lavoro moderno e contestuale ai tempi che corrono. Buongiorno non è solo un make-up di hit d’annata.

La produzione è attenta e intelligente. Chiunque abbia curato la direzione di questo aspetto meriterebbe un applauso a parte, tipo l’oscar per attore non protagonista. Riuscire a mettere insieme tante realtà anche molto diverse tra loro, nonostante la radice comune, non è affatto semplice. Atmosfere un po’ wave, passaggi dal lontano sapore hardcore, una spolverata di beat-pop e un’infinità di più ovvie sfumature. Facendo comunque ruotare ogni cosa attorno alla voce di D’Alessio e alle sue canzoni. Pezzi vecchi di un uomo fatto e finito, non appena sfornati da un giovane visionario. Ricordiamolo.

E quindi, tredici voci oltre quella dell’autore: Geolier, Samurai Jay, Lele Blade, J-Ax, Rocco Hunt, il figlio Luca D’Alessio, Franco Ricciardi, Enzo Dong, Vale Lambo, CoCo, Boomdabash, MV Killa e Clementino. Tanta, tanta roba. A parte l’inedito Vint’anne fa, sorprendentemente scritto e interpretato seguendo dogmi ascrivibili al D’Alessio neomelodico, seguono ben quindici reinterpretazioni, spesso rivoluzionate, su una tangente che tocca sette album. Stiliamo assieme un sommario.

I blocchi più corposi arrivano dai dischi numero tre, quattro e cinque, ovvero: Dove Mi Porta Il Cuore (1994), Passo Dopo Passo (1995) e Fuori Dalla Mischia (1996). Nove canzoni, tre per per LP. Probabilmente il nucleo verace della selezione con pezzi come Sotto Le Lenzuola, Fotomodelle Un Po’ Povere e Chiove. Seguono i due album che verosimilmente hanno segnato l’ascesa e la conclusione del Gigi D’Alessio neomelodico per antonomasia: Scivolando Verso L’Alto (1993) e Portami Con Te (1999). Due brani ciascuno tra cui la titletrak Buongiorno, tra le ultime nate del secolo scorso. Infine le due hit spagnoleggianti che invece provengono da Quando La Mia Vita Cambierà (2000) e Il Cammino Dell’Età (2001).

Buongiorno è un prodotto per nostalgici, giovanissimi e tutti coloro che sono nel mezzo. Gigi D’Alessio ribalta il banco e vince la qualunque, in tutti i sensi: numero uno FIMI Italia.

Il cantante e musicista napoletano ha gli strumenti tecnici per comprendere fino in fondo l’ottica di rinnovamento musicale in opera sul territorio campano e non solo. Ha avuto voglia di mettersi in gioco provando non soltanto a incollare i suoi ritornelli su basi e flow dei rapper chiamati in causa. Anche se “tecnicamente” ciò accade sulla quasi totalità dell’opera. Ma le canzoni funzionano meglio proprio dove la mano del performer in featuring ha profondamente rielaborato la linea della composizione originale. Il fiuto ha ripagato e, nel suo ambito di competenza, anche di critica e piacere personale, il nuovo “vecchio” LP di Gigi D’Alessio ha saputo conquistare (quasi) chiunque. Numeri alla mano, lui e l’intera cricca sono primi in classifica FIMI Italia.

A tal proposito, sembrerebbe che il tentativo di cucire un tappeto “urban” con innesti di altra scuola ed altra epoca abbia dato i suoi frutti. Più semplice l’accostamento per chi comprende il dialetto napoletano e chi ha già contezza dei brani, ma in definitiva pure un’esperienza completamente agnostica restituisce all’ascoltatore qualcosa di semplice ed apprezzabile. Il polso della situazione fu preso già in luglio quando con Clementino uscì il singolo Como Suena El Corazon. Sicuramente la scelta più semplice nell’ampio ventaglio di possibilità ma, d’altronde, Buongiorno è un album che punta alla risposta mediatica, non certo all’intellighenzia di critica.

In ultima analisi non è raro scovare la vena dialettale del Gigi D’Alessio nazionale, quello che più o meno conoscono tutti. Egli ha sempre riportato un po’ di sapore partenopeo in quasi ogni LP. Oggi ritrovarlo a cantare vecchi adagi del suo repertorio, in chiave attuale, fa ben sperare per un prosieguo su questa scia. Anche l’inedito vira verso quel sentimento e chissà che il prossimo album non sarà un vero e proprio ritorno al passato. Intanto ci facciamo bastare questo che commercialmente sta facendo il botto, dopo qualche delusione un po’ di respiro.

Mario Aiello

Mario Aiello

Sono nato a Napoli il 31 Ottobre 1984, un giorno nefasto per me e per il mondo intero: moriva il grande Eduardo. Musica è l'aria che respiro. Amo suonare, girovagare in moto e leggere roba da mentecatti. Odio con disinteresse il 99% dei pensieri che una persona normale riesce a partorire. Desidero l'empatia e il conflitto mi lascia perplesso. Sono un pagliaccio asociale depresso.