Con quale coraggio vi lamentate dei dischi in pubblicazione?

C’è un articolo che rimbalza sul web da alcune settimane ed ha generato un corposo chiacchiericcio tra artisti, discografici ed addetti ai lavori (o presunti tali). Immediata sintesi: in una settimana sono pervenute in una redazione circa 80 segnalazioni di “nuovi dischi”, fatto che porta a lamentarsi di una preoccupante sovrapproduzione.

Posso in parte concordare col concetto di sovrapproduzione, ma di preoccupante non ci trovo proprio nulla.

 

Una questione che deve essere chiarita

 

Passo indietro: di cosa parliamo quando parliamo di “nuovi dischi”?
Parliamo dell’ennesimo segno di pressapochismo del giornalismo afferente la critica musicale.

In ambito radiofonico come disco si definisce il singolo brano (perché, tre decenni fa, fisicamente veniva caricato il disco durante la messa in onda), ma è un gergo tra conduttore e regista della trasmissione, che genera solo confusione a chi non è del settore (come il sottoscritto durante le prime settimane di esperienza come speaker).

Sul versante discografico parlare di disco significa parlare di un supporto fisico/digitale che può essere di vari formati:
– Singolo: contiene massimo quattro brani per meno di 15 minuti d’ascolto
– Extended Play (EP): dalle quattro alle massimo sette tracce per più di 25 minuti d’ascolto
– Long Play (LP, propriamente il disco): solitamente composto da almeno sette canzoni per complessivi 30 e passa minuti di proposta musicale

Parlare di “80 nuovi dischi” vuol dire parlare di tutto…per finire a dire il nulla: meno del 10% delle pubblicazioni sono dei veri e propri long play, la quasi totalità sono singoli che rispecchiano i più recenti trend strategici che costringono l’artista a cercare un’esposizione costante verso il proprio pubblico mediante le piattaforme di streaming.

Ma in ogni caso, cosa c’è da lamentarsi?

 

A prescindere da questo tecnicismo linguistico (che dovrebbe essere consuetudine, per chi dice di “lavorare” con la musica), non vedo motivi per fare tanti drammi, soprattutto da chi esprime un monito posizionato dietro una scrivania talmente comoda da impigrirne la laboriosità.

C’è un microcosmo fatto di blog, testate, appassionati e giornalisti che settimanalmente redigono playlist e articoli informativi per segnalare le nuove uscite, e parliamoci chiaro: quelle che arrivano ai giornalisti di settore sono già una scrematura. Prodotti spinti da apparati promozionali (a volte efficaci, troppo spesso mediocri) che riescono a racimolare un minimo di visibilità. In tale contesto, ho assistito ad espressioni di pensiero non so fino a che punto sincere. Gente che lavora esclusivamente con artisti emergenti e pubblica post dove invita a “pensare di ridimensionare la frequenza delle pubblicazioni” non può che apparirmi come una posizione costruita sulla situazione, detto in totale sincerità.

Al di fuori, c’è una galassia di autoproduzioni eterogenee: l’appassionato che pubblica brani per puro gusto personale, la realtà artistica emergente che investe risorse sul proprio presente (e sul futuro), qualche volenteroso che purtroppo non ha incontrato persone serie sul suo cammino.

Scagliarsi contro un numero, senza contestualizzare le molte sfaccettature, è da vigliacchi. Perché nessuno vi ha privato di chissà cosa pubblicando una canzone o un disco.

Volete arrivare ad una regolamentazione di quante pubblicazioni possono esserci? No, grazie.

Sicuramente c’è qualcosa da cambiare, in primis il malcostume di comprimere tutta la musica nuova il venerdì di ogni settimana. Ma un operatore del settore sa cosa ascoltare. Allo stesso modo una persona semplicemente appassionata alle canzoni sicuramente ha ben chiaro a chi concedere il proprio play.

Una canzone dura tre minuti: le ascolti per piacere, per lavoro, cristallizzando un ricordo, un’emozione ed una motivazione per tutte le circostanze della vita.

Ce n’è di bella e di brutta, ma non venitemi a dire che c’è troppa musica.

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Giornalista | Creativo | Direttore di Scè da aprile 2018. Collaboro con diverse testate e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione digitale. Unico denominatore? La musica.