La strada svuotata dall’arte

Tra bar, locali, cinema e teatri chiusi, le strade si sono trasformate e con loro ciò che le manteneva vive. Non dimenticheremo mai le immagini dei quartieri e delle piazze deserte.

Adesso le strade stanno lasciando spazio alla rabbia, alla delusione e alla violenza, con centinaia di lavoratori stanchi di non essere supportati e con chi dà sfogo solo ad un’insensata violenza. Ma non parleremo di questo. Una piccola riflessione, invece, inviterei a farla pensando ad una grande categoria di persone che con la desertificazione delle strade ha perso tanto, ma che umilmente rimane in disparte. Perché le strade, in questo periodo, si sono soprattutto svuotate dall’arte.

 

COS’É L’ARTE DI STRADA

 

Per Arte di Strada si intende qualsiasi forma d’arte che si serve di spazi pubblici per esprimersi. Caratterizzata da indipendenza ed improvvisazione, “accetta come unica eventuale forma di contributo quello spontaneo del pubblico”. In poche parole, senza pretese, regala performance in cambio, occasionalmente, di offerte.

Mentre gli artisti “riconosciuti” possono godere di alcune tutele sociali (o almeno dovrebbero), gli artisti di strada non sono considerati veri e propri lavoratori. Non ricevono contributi, vivono esclusivamente con le donazioni del pubblico. Inoltre, la definizione abbraccia molte categorie diverse, difficili da raggruppare: musicisti, giocolieri, attori, comici, mimi, pittori, writers. Insomma, tutti quelli che trasformano gli spazi pubblici nel loro palcoscenico.

L’ARTE DI STRADA AI TEMPI DEL COVID

 

Dal 1999 la FNSA, Federazione Nazionale Arte Di Strada, associazione di carattere nazionale, a modo suo si impegna a difendere il valore dell’arte di strada in Italia attraverso il proprio sostegno alle iniziative che gli artisti svolgono. Ma quando manca la materia prima è difficile fare qualcosa.

Dopo il primo lockdown anche l’artista di strada aveva cominciato a rialzarsi, ripopolando timidamente i propri territori con un graduale e lento ritorno. Ma adesso?

Anche in tempi migliori, finché il temuto “assembramento” sarà vietato, sarà difficile ritornare all’atmosfera di cui hanno bisogno. Questa tipologia di artisti non può esistere senza un pubblico che passeggia per le strade. Senza una folla incuriosita che si accalca per assistere ed essere essa stessa protagonista lo spettacolo non può prender vita.

 

 

Molti si sono spostati in streaming pur di raggiungere un pubblico abbastanza vasto e mostrare le proprie esibizioni. Un esempio è il gruppo musicale Playing For Change, che ha cessato il suo percorso itinerante, cercando di diffondere il proprio messaggio (connettere il mondo attraverso la musica) mediante i social. Ma non è la stessa cosa senza l’interazione con gli artisti del luogo e la spensieratezza che la strada –  dove ogni performance è registrata – offre.

Sembra che siano stati più fortunati i writers che, anche in solitario, hanno potuto lasciare il segno. Ricordate il bagno di Banksy pieno di topi? E come non pensare alle nuove opere di Jorit. Inoltre sono state lanciate diverse iniziative estive in tutta Italia per la realizzazione di murales che ravvivassero i borghi.

Ma non tutti sono Banksy o Jorit e non tutti godono della stessa visibilità. Molti, rinunciando alla strada, hanno rinunciato alla loro creatività. L’artista si è trovato privato del luogo dove potersi esprimere.

 

COSA SIGNIFICA ESSERE ARTISTA DI STRADA

 

L’artista di strada sa di essere solo di passaggio e sa anche che il suo nome forse non verrà mai ricordato dalla maggioranza. Il lato positivo, però, è una più alta considerazione della sua performance, perché in quei casi ci si sofferma più sull’arte che sull’artista. Quel cappello rovesciato è anche un modo per dire: “se pensi che la mia espressione valga, beh, fammelo sapere”.

C’è un rapporto molto più diretto tra l’artista di strada e il pubblico, anche se dura solo pochi minuti o secondi. Si ha di fronte uno sconosciuto, ma nessuno impedisce al pubblico, se ne ha voglia, di unirsi a lui. Non dimentichiamo che l’esibizione spesso è anche improvvisazione.

Le creazioni, inoltre, non sono solo fatte di musica, danza, gioco, pittura e comicità. Infatti, se non possono definirsi a tutti gli effetti parte della categoria, tra quelli che hanno perso tanto con la desertificazione delle piazze ci sono anche coloro che, con umili gazebi, mettono in mostra i propri lavori fatti a mano: gioielli, portachiavi, oggetti di legno, lana, ceramica, metallo, vetro.

Produzioni che soltanto attraverso la strada hanno modo di attirare l’attenzione di più gente possibile. Gente che non solo si limita ad apprezzare, ma anche a comprare e lasciare un contributo.

Arte di strada

UN VALORE PER IL NOSTRO TERRITORIO

 

L’arte di strada non è da sottovalutare affatto perché ha un profondo valore sociale, storico, culturale, artistico, educativo e turistico.

Contribuisce a valorizzare il nostro territorio, i nostri borghi, le nostre città, rappresentando spesso l’identità della realtà in cui si trovano. Penso ai chitarristi e ai ballerini di flamenco dell’Andalusia, ai tamburellisti e ai piccoli “teatri” in lingua che vengono messi in scena a Napoli.

Anche se non ce ne accorgiamo, sono parte della nostra cultura, del nostro immaginario. La loro arte diventa parte di un luogo e di un’atmosfera a noi familiare. Chiedetelo a quelli che ogni giorno attraversano San Domenico, Piazza del Gesù, via Toledo a Napoli, o Piazza Castello, la Darsena, Piazza del Duomo a Milano (terza città al mondo per la presenza di artisti di strada). O ancora Piazza Maggiore a Bologna, Trastevere a Roma e così via.

Domandategli se guardandosi intorno non hanno avvertito, anche per un attimo, la mancanza di qualcosa di più di una saracinesca aperta. Sono loro quelli che ravvivano le nostre strade, quelli che abbelliscono i muri dei nostri borghi e dei nostri quartieri, quelli che ci strappano un sorriso con la loro chitarra. Quelli che ci fanno ballare per le piazze, quelli che hanno fatto divertire i vostri figli con giganti bolle di sapone o con le loro buffe mimiche.

Sono loro, e dietro quelle facce si nascondono storie. Dietro quel violinista può esserci un ragazzo del conservatorio che si fa spazio tra la gente per far sentire di cosa è capace, o il suo amico che pensa di contribuire in parte, con quello che sa fare, alle spese che deve affrontare.

 

L’artista di strada lo si incrocia spesso solo con lo sguardo. A volte ci soffermiamo ad osservarlo o ad ascoltarlo, ma solo per poco, per la durata di una foto, di un video, o giusto il tempo che basta per farci stampare un mezzo sorriso sulla faccia. Jack Kerouac scriveva “la strada è vita”, ci lascia impresse delle emozioni ed è portatrice di nuovi linguaggi. E adesso è in lutto.

Le città sono vuote senza i loro artisti, e noi speriamo e attendiamo di vedere la strada che ripArte.

 

Claudia Avena