Elezioni presidenziali USA: è scontro sul voto per corrispondenza

Le elezioni presidenziali USA del 3 Novembre 2020 sono giunte con la già nota schiera di polemiche che da mesi si porta in dote al popolo statunitense.

A nemmeno dodici ore dall’inizio dello spoglio elettorale, la controversia di Trump sulle celebri schede di voto postali ha raggiunto il suo climax. Il tycoon ha dichiarato che in nessun modo riconoscerà valide le schede di voto per corrispondenza e ricorrerà alla Corte Suprema. La parola d’ordine dello staff presidenziale è stata “brogli. Dunque non si tratta solo di fattori di matrice politica. C’è dell’altro evidentemente e sembrerebbe trattarsi di un astio di tipo culturale.

L’attuale presidente non ha ancora perso, ma non manca di manifestare disappunto, arroccando preventivamente su una Corte Suprema a lui ipoteticamente favorevole per una questione di “quote rosse” in forza rispetto alle “quote blu”. Ma nulla è ancora deciso, né l’esito degli spogli, né che l’eventuale appello alla Corte abbia il lieto fine auspicato dai repubblicani. Siamo nel mondo rarefatto dei “se” e dei “ma”.

Elezioni presidenziali USA: Uno scontro di carattere culturale

 

Come mai tanta premura? Dove si teme di non arrivare con meriti socio-politici, Trump ha dimostrato di provare con ogni mezzo. Resta un fattore culturale, non politico.

Se i repubblicani del magnate newyorkese temono di non riuscire ad inanellare l’ennesimo doppio mandato che, a parte la parentesi Bush Senior, va avanti dal primo Regan (Gennaio 1981), i democratici di Biden appaiono ringalluzziti dai primi dati ufficiali che li vedono avanti di una manciata di voti. E anche qui non è questione politica. Nonostante la stampa desse per certa la possibile vittoria dem, il risultato è, al momento, inaspettato. La gioia di Biden è figlia di un risvolto “fortunato”.

Elezioni presidenziali USA

In queste elezioni presidenziali gli Stati Uniti sembrano divisi in due. Al blocco centro continentale, a maggioranza Trump, si oppongono le due coste oceaniche, quasi completamente a favore di Biden.

Il dato interessante è proprio qui: probabilmente non è un caso se la costa Nord-Est, con lo stato di New York in testa, sia completamente (e storicamente) a trazione democratica. Il sistema di voto americano è però molto macchinoso per certi versi e non manca di regole differenziate per stati, essendo federalista. La confusione è dietro l’angolo e in base al tipo di americano medio a cui ci si riferisce il prodotto dei fattori cambia enormemente.

In definitiva, seguendo la falsariga dei primi dati certi, si conferma lo zoccolo rosso del Texas, Oklahoma, Nebraska, Arkansas, giusto per citarne alcuni, ma a differenza del 2016 lo spirito conservatore repubblicano pare non aver sfondato dove la popolazione è a maggiore densità demografica.

USA: una Nazione profondamente divisa

 

Lo spunto riflessivo deriva dalle differenze culturali e sociali che separano, spesso in maniera netta e contrastante, i 52 stati costituenti. Volendo semplificare banalmente, in tal senso gli Stati Uniti appaiono come un accrocchio informe di etnie, culture e stili di vita impossibili da rappresentare sotto un unico vessillo politico. Il bipolarismo non aiuta.

Dall’altra parte, lo slancio progressista è riuscito a dare una spinta non trascurabile al suo esponente di riferimento Biden, nonostante il carisma non enciclopedico e la scarsa affinità rispetto al suo più rappresentativo predecessore (Barack Obama. In carica dal 2009 al 2017).

Inaspettata complice forse è stata la pandemia globale da Covid-19. Su questo i dubbi restano forti, ma evidentemente il pugno duro del generico “liberi tutti”, e spesso poco conscio, di Trump non ha portato i frutti sperati, sia in termini sanitari che politici.

Manca poco e scopriremo se sarà un Trump-bis o l’inizio di una nuova legislatura democratica. Mentre noi italiani ricorderemo un altro caso nostrano di grida al “broglio elettorale”. Anche in quel caso, l’invettiva partì da un ricco imprenditore che vedeva sfumare la sua rielezione a vantaggio di un esponente di opposizione non proprio celebre per carisma e vigore politico.

Mario Aiello