Gianluca De Rubertis e la raffinatezza pop de La Violenza Della Luce

Il terzo album solista di Gianluca De Rubertis riprende il personale stilema compositivo dell’autore, a metà strada tra raffinatezza di scrittura e strutture musicali di rimando Pop/Vintage.

Restano invariati gli omaggi ai grandi autori italiani, riconoscibili nell’impostazione della voce e dal taglio di alcuni passaggi finemente arrangiati. Sfuma, tuttavia, la sensazione Indie che ha invece contraddistinto almeno le fasi primitive della sua carriera. Fisiologico cambiamento, effetto diretto di una cultura musicale generale ad oggi più integrata e meno incline alla meraviglia a fronte di innovazioni, più o meno effettive, ormai introitate in chi ascolta. Da non sottovalutare l’età non più giovanissima della frangia di appassionati seguaci.

La chiave di volta è nella puntualità: Il lavoro minuzioso di cucire le parole, una ad una, su metri e metri di note. I tempi di Pop Porno e del duo Il Genio sono lontani e, parere personale, affacciarsi oggi all’opera di Gianluca De Rubertis, avendo in mente cotanto antefatto, non gli renderebbe quanto merita. Probabilmente l’azione in solitaria è il suo habitat più congeniale.

Meno vincolante, più aperto.

Il passo di Gianluca De Rubertis:

da L’Universo Elegante verso La Violenza Della Luce.

 

La Violenza Della Luce, pubblicato lo scorso 23 Ottobre per Sony Music, per certi versi fa capitolo a sé. A cinque anni da L’Universo Elegante, si percepisce la crescita individuale dell’artista che ha saputo però mantenere identitaria la proposta squisitamente musicale e, al contempo, rinnovare tematiche ultra intimistiche qui di rilievo quasi psicologico.

Otto canzoni sorelle, ognuna col proprio carattere e la propria personalità ma comunque legate ad una medesima radice. Il titolo è di per sé eloquente, ne scaturiscono sulle prime almeno un paio di quesiti: se la luce sa essere violenta, in cosa ci si può rifugiare? O, viceversa, intendendo la violenza nel senso del “sublime”, quanto stavamo affondando nel buio affinché la luce faccia tanto male adesso?

Le interpretazioni, a monte, sarebbero in verità molteplici. Durante il percorso però Gianluca De Ruberits si premura di chiarezza e schiettezza, più del solito, fornendo spunti tangibili e soprattutto disamine umane e verosimilmente condivisibili. Sentire le canzoni come leggere un buon libro. Azioni opposte, diverse, che si intrecciano idealmente con lo scopo di perseguire un unico obiettivo: suggerire una sfumatura.

La Violenza Della Luce è un album di concetto, anche se apparentemente non lo dimostra. Per entrare nel merito sono necessari più ascolti, così gli incastri non esplicitati prendono a saldarsi gli uni con gli altri in un nucleo solido e artisticamente stuzzicante per l’intelletto. Non senza malizia, una su tutte la forma semplice e un po’ discorsiva delle canzoni. Dove ha potuto fare tattica, non si è risparmiato. Il resto è flusso di coscienza.

Pantelleria è il nuovo singolo di Gianluca de Rubertis che anticipa l'uscita de La violenza della luce

Dal genere alla specie: le canzoni de La Violenza Della Luce, con un particolare accento sul singolo Pantelleria ed il suo testo.

 

Voi Mica Io evidenzia una serie finita ma indefinibile di contraddizioni nella loro accezione letterata ma pratica, tanto da renderle ossimori poetici di cruda realtà. Lo stesso autore chiama in causa se stesso sottolineando una parentesi di umana presa di coscienza:

“Io che pretendo di giudicare, sono io stesso vestito a lutto. Io che per prendere non ho amato e per lasciare ho sempre distrutto. Io che vi accuso chi sono adesso, una parte di tutti noi. Io mica voi”.

Solo Una Bocca prende la forma astratta di una romantica dedica. Prima resoconto impersonale, poi sintesi riservata e infine, per transitività, l’unione algebrica delle due forme. Il passaggio disincantato non è suggerito direttamente dal testo, che si ripete secondo la sottolineatura del ritornello, bensì dall’evoluzione emotiva appresa durante l’ascolto.

Di altro registro, anche sonoro, la canzone Versateci Del Vino. Leggera e danzereccia, i contrappunti di basso semplici e caratterizzanti si prendono la scena nei pochi secondi in cui sono maggiormente distinguibili. La lirica, in questo specifico momento storico, sarebbe da intendere come manifesto anti Dpcm, se fossimo un collettivo sovversivo e, forse, negazionista.

Ma la banalità di certe imposizioni non è contemplata. Si parla di balli, baci e vita mondana notturna (occhio: non movida). Inoltre, amori intrecciati e non corrisposti secondo l’ordine della volontà. Eppure, per Gianluca De Rubertis come per chiunque altro, un calice di mosto fermentato altro non è che lo strumento per raggiungere una frivola e fugace dolcezza.

Che Ci Facciamo Noi è orecchiabile e probabilmente tra le più immediate della selezione La Violenza Della Luce. Di contro soffre il confronto con quasi tutte le altre canzoni. Non tutte le ciambelle riescono col buco, ma che io sappia nessuno ha mai lamentato il fatto che le ciambelle senza buco fossero di sapore diverso o meno buone delle altre. Il contesto la rende fruibile ma non essenziale.

Il momento del singolo uscito lo scorso Settembre arriva alla numero cinque. Del video di Pantelleria tutti ricorderemo il fascino della protagonista, assieme alle luci rosse e viola che contornano i fotogrammi che la ritraggono. Il meglio arriva però dal testo. Quando l’ho letto nella presentazione del disco ho pensato subito essere un modo per metter in mostra un dettaglio non per forza concreto. Mi sono dovuto ricredere in breve. Dietro il racconto si nasconde un mondo, in parte ovvio e formalmente descritto, in parte allegorico abbozzato in punta di figure retoriche.

La titletrack si fa spazio tra riferimenti di natura astronomica. La Violenza Della Luce traccia il percorso per chi ha smarrito la bussola del sentimento, finendo spesso su strade inaspettate alla ricerca di un riferimento assoluto che, in modo romanzato, indica sempre una meta irreale. Succede che si chiede non volendolo e qualcosa arriva.

Teorema trasportato in altra veste anche in Nel Cuore Del Cuore. Gianluca De Rubertis suggerisce, oltre alla formula descrittiva, il caso in cui nulla arriverà dalle lontane stelle: “Che cosa vuoi dire, che cosa puoi fare. Se parli alle stelle son solo parole. La luna si fa mille selfie nel mare. Si muove una foglia e c’è pure un cane. Pensieri confusi nel cuore del cuore”. Pensieri confusi nel cuore del cuore.

L’esperienza de La Violenza Della Luce si conclude in un ricettacolo di quesiti esistenziali dal sapore filosofico. Dimmi Se Lo Sai ne prende un paio dallo scaffale di quelli semplici, tipo “Che cos’è un uomo?”, “Che cosa è la vita?” oppure “che cosa è l’amore?” e “che cosa è il male?”. La risposta ovviamente non c’è, lo spunto arriva dalla sezione dedicata alla musica. La cadenza gentile probabilmente offre un appiglio non deterministico ma lenitivo per l’animo. Dovremo farcelo bastare.

Gianluca De Rubertis - La violenza della Luce - Recensione

Chi è Gianluca De Rubertis?

Dopo aver ascoltato La Violenza Della Luce, la risposta potrebbe essere diversa rispetto ad un iniziale inquadramento.

 

Una domanda del genere, solitamente, ce la poniamo al principio. Conoscendo già l’artista viene più semplice chiederselo dopo aver compreso questa sua terza opera da solista. Non più metà esatta de Il Genio, poco ma sicuro. La matrice musicale delle sue canzoni, il modo di cantarle e tutti i crismi del genere che porta avanti ormai da anni, sono pressoché immutati. La firma di Gianluca De Rubertis c’è e si sente. Cambia l’approccio alle tematiche, lo abbiamo già detto e ripetuto più volte. La Violenza Della Luce si prende per intero, certo con i suoi alti e bassi, ma la forza espressiva deriva dalla sua completezza. Un disco da ascoltare d’un fiato. Con i giusti presupposti può anche risultare totalizzante.

Mario Aiello

Mario Aiello

Sono nato a Napoli il 31 Ottobre 1984, un giorno nefasto per me e per il mondo intero: moriva il grande Eduardo. Musica è l'aria che respiro. Amo suonare, girovagare in moto e leggere roba da mentecatti. Odio con disinteresse il 99% dei pensieri che una persona normale riesce a partorire. Desidero l'empatia e il conflitto mi lascia perplesso. Sono un pagliaccio asociale depresso.