“Mi chiamo Francesco Totti”: il ritratto di un campione moderno

Mi chiamo Francesco Totti è il docu-film diretto da Alex Infascelli, tratto dal libro “Un Capitano” scritto dallo stesso Totti insieme al giornalista sportivo Paolo Condò. La pellicola, uscita nelle sale lo scorso Ottobre per 3 giorni, è disponibile dal 16 Novembre sui canali Sky, ed in streaming su NowTV e Amazon Prime. 

 

Mi chiamo Francesco Totti

 

Campioni si nasce o si diventa?  è  uno degli interrogativi che ci accompagna fin da bambini seguendo le gesta dei nostri beniamini sul campo. Un quesito che credo appassioni chiunque segua attivamente il gioco del calcio —  ma il discorso può estendersi ad altri sport. La mia risposta, in tutta onestà, è… non lo so. O meglio, in tutte le storie di successo ci sono degli elementi ricorrenti, come la voglia di emergere, la costanza negli allenamenti e quasi sempre un talento naturale su cui costruire il fenomeno.

Molto spesso sentiamo parlare di Genio e sregolatezza: un’espressione che si ritrova in tanti racconti di sport. Non in quello che riguarda Francesco Totti. Sulla disciplina non gli si può rimproverare nulla, mentre il genio del Capitano è fuori discussione: Totti è un signore che ha dimostrato in più occasioni di essere un fuoriclasse. Un talento puro in grado di fare la differenza. Difficile sul punto argomentare una tesi contraria. 

Nel docu-film di Infascelli rilevante è la visione dell’uomo-campione. Le delizie a cui ci ha abituato negli anni sono figlie di sacrifici incredibili. Il Capitano della Roma ci racconta come il sogno di un bambino sia diventato realtà e di quanto non sia stato semplice. A partire dalle prime rinunce da ragazzino, come il non uscire il sabato sera con gli amici perché la domenica c’era la partita, fino al rapporto con Ilary, quando poteva avere tutte le ragazze che desiderava ed invece.

Dietro il campione l’uomo che intende costruire qualcosa di concreto. Qualcosa dal sapore antico, su cui porre le fondamenta di una vita felice, a partire dalla famiglia.

Francesco Totti

Francesco Totti, l’uomo dietro al Campione

 

La famiglia, gli amici, il rapporto con gli allenatori, quello col preparatore personale (Vito Scala) e i compagni di squadra. Un ritratto inedito dello storico leader della Roma che ci mostra in tutta la sua interezza il ragazzo che si è fatto uomo prima e poi campione.

Sì, perché er pupone in Mi Chiamo Francesco Totti non nega i suoi difetti e gli errori commessi nel corso della sua carriera. Sbagli che oggi commenta con il tono maturo di chi riesce a distinguere in maniera nitida quale sia la cosa giusta.

Ma non è l’assunzione postuma delle responsabilità a rendere interessante la visione del documentario di Infascelli. Quello che vien fuori è la rappresentazione di un ragazzo venuto dal nulla, cresciuto con sani principi sui quali ha edificato il suo essere campione.

Al primo posto gli affetti più cari: genitori, fratelli, zii, cugini e gli amici. Sempre presenti nei ricordi. Calcisticamente, invece, vengono evidenziati i rapporti con i vari mister avvicendatisi nel corso degli anni sulla panchina della Roma. Da Mazzone, che ha creduto in lui da subito, prelevandolo dalla primavera, portandolo in prima squadra, dandogli fiducia ma senza mai  lasciargli intendere che qualcosa gli fosse dovuto perché era bravo. A Carlos Bianchi, che ha provato ad estrometterlo dal progetto, e si ritrovato in breve a fare le valigie dicendo addio alla sua permanenza romana. 

Nel mezzo l’arrivo di Zeman, nei cui confronti Totti mostra tanta riconoscenza per aver cambiato il suo modo di intendere il calcio, strutturando mentalmente e soprattutto fisicamente il campione che è diventato. E poi Capello, con il quale si è riusciti in un’impresa storica per la città, il coronamento di un sogno per il calciatore: vincere il campionato, da capitano della squadra del cuore. Il massimo che si possa chiedere, insomma.

Ed infine Spalletti, amato nelle prima esperienza ed odiato nel suo ritorno in Capitale (2015). Qui viene mostrata tutta l’amarezza e la frustrazione dell’uomo, al quale viene rifiutata la possibilità di chiudere la carriera come desiderava. Uno scontro tra personalità forti, degenerato nel tempo, consumatosi in momenti di tensione altissima che hanno diviso l’opinione pubblica e spaccato in due la tifoseria.

Significativo inoltre è il rapporto con Vito Scala, vera e propria anima-ombra del campione giallorosso. Totti ci mostra come il preparatore (della Roma prima, suo personale poi) sia anch’egli presente in tutte le occasioni importanti della sua carriera calcistica. Persino il giorno dell’operazione era lì con lui a dargli sostegno, come uno di famiglia. Un rapporto di amicizia sincera oltre che professionale. Qualcuno direbbe il bello del calcio.

Francesco Totti

Il rapporto con la tifoseria ed il mito di Giannini

 

Francesco Totti da calciatore è diventato L’ottavo re di Roma. Prima di lui il Principe, Giuseppe Giannini: capitano della Roma ed idolo indiscusso del piccolo Totti, che seguiva la squadra del cuore dai gradoni della curva sud. Un’ammirazione profonda e mai nascosta, sfociata in una sincera amicizia anche qui. Di questa storia non si può parlare dell’allievo che ha superato il maestro – non è in questi termini che si può qualificare il rapporto – ma di certo si può sostenere che il processo di emulazione di Totti sia riuscito alla perfezione. Due capitani simbolo della compagine romana che si danno il cambio. Guardando i risultati, però, si è assistito ad un processo inverso di successione sul trono, o di evoluzione se preferite: da Principato a Reame. Un’altra storia di calcio bella da raccontare ai posteri, speciale per chi ha avuto la possibilità di viverla da vicino.

Il rapporto con i tifosi, invece, non si discosta da altre storie analoghe. Per campioni di un certo livello si tratta di una questione sempre molto complicata. Per Totti forse un po’ di più, poiché in una sola persona convergono alcune condizioni rare o probabilmente irripetibili: l’essere un romano, romanista, capitano di una Roma campione d’Italia e vincitore di una coppa del Mondo. Ditemi voi se non è una situazione particolare questa. 

Ancora oggi, infatti, racconta di avere serie difficoltà a muoversi liberamente per le strade della città senza che venga fermato per un selfie o un autografo. Qualcuno dirà che è il prezzo del successo. Siamo d’accordo, ma non si finisce mai di comprendere che dietro la divisa e gli scarpini c’è un uomo in carne ed ossa come gli altri, che sogna, ama e spera di vivere un giorno una vita tranquilla, come tante. 

Il Totti calciatore ci racconta anche dei contrasti con alcune frange di tifosi, soprattutto nel finale di carriera. I fatti ci dicono che qualche anno fa la tifoseria era divisa tra chi riteneva giusto che smettesse di giocare, come voleva Spalletti, senza strascichi, e chi invece lo difendeva ad oltranza, come uno di famiglia. Il Capitano nun se tocca. 

 I Compagni di squadra e di Vittorie

 

In questo racconto i compagni di vittoria vengono citati in maniera quasi marginale. Sarebbe stato interessante approfondire meglio i rapporti dentro e fuori dal campo con capitan futuro De Rossi, Cassano, Cannavaro e i ragazzi della Nazionale Campione del Mondo. Ma forse il soffermarsi sui singoli avrebbe sminuito l’amore che Totti ha dimostrato di avere nei confronti di ogni persona che abbia indossato la maglia della Roma, o che insieme a lui abbia raggiunto dei risultati. Mi piace vederla così, anziché fantasticare su retroscena che andrebbero ad intaccare la figura dell’uomo campione.

Francesco Totti

 

Calcisticamente Francesco non si è fatto amare da tutti, specie dai tifosi delle squadre rivali. È nella logica delle cose. Tuttavia, sarebbe intellettualmente disonesto, nonché antisportivo, dichiarare che è stato un campione come tanti. No, non lo è stato.

Francesco Totti è stato e sarà nei cuori dei tifosi, e di chi lo ha amato per il calcio espresso, uno straordinario fenomeno. Il capitano della magica Roma.

 

 

E dunque mi è piaciuto questo lavoro? In definitiva sì, molto.

Chiudo quest’articolo con una canzone che, anche ascoltandola su Youtube, mette i brividi.

70.000 voci dentro e chissà quante altre milioni fuori ad omaggiare quel ragazzino cresciuto nella Sud che ha scritto le pagine più belle della AS ROMA. Il nome di quest’uomo è Francesco Totti e al suo cospetto è opportuno tirar giù il cappello, signori.

Un capitano, c’è solo un capitano.

 

 

Salvatore D’Ambrosio

Salvatore D Ambrosio

"Alto, grosso e con la barba. Il capo della baracca è un buon gustaio, e non potrebbe essere altrimenti per un amante del bello come lui. Un Bud Spencer prima che abbandonasse la dieta!"