Nelle “zone rosse” non resteranno aperti i negozi di dischi

Ad ogni nuovo DPCM emanato dal governo restano col fiato sospeso intere filiere produttive ed una galassia di lavoratori delle piccole-medie imprese sparse sull’intero territorio nazionale. Il più recente dispositivo, ufficializzato dal premier Conte in conferenza stampa mercoledì sera, divide il Paese in zone rosse, gialle, arancio e verdi; un modo colorito (perdonateci il gioco di parole) per impostare di fatto un semi-lockdown.

Molti esercizi saranno impossibilitati ad alzare la serranda: l’intenzione, esplicata nell’articolo 3, è di consentire l’attività solo a chi vende “generi alimentari e di prima necessità”.

Come in occasione del lockdown primaverile, per capire questo punto bisogna ricorrere ad un allegato, precisamente il numero 23 (pag. 197), che contiene la lista delle realtà che possono restare aperte. Ci sono ipermercati, supermercati, negozi di elettronica di consumo, giocattoli, sigarette elettroniche, ferramenta e fotografia, solo per citarne alcuni. Giusta la decisione di tenere aperte anche le librerie, inspiegabile invece l’esclusione (e quindi la chiusura dei negozi di dischi.

Zone rosse: I libri sì, i supporti musicali no.

 

Tecnicamente sarebbero due forme d’arte con la stessa dignità, la pratica invece parla di tassazioni differenti (IVA al 4% per i prodotti editoriali) e di considerazioni diverse da parte della classe politica (librerie riaperte già ad aprile). Un incontrovertibile dato di fatto che scredita gli appelli lanciati da artisti e operatori del settore.

Va bene che siamo nell’era dello streaming e il prodotto fisico rappresenta poco meno del 20% del mercato, ma come si è visto, è stata la musica a sostenere gli italiani nel primo durissimo lockdown.

La musica è curativa, anti depressiva, unisce la gente, è un linguaggio universale, un bene essenziale e molte persone già soffrono per l’assenza di eventi dal vivo e per le limitazioni imposti. Chiudere i negozi di dischi indipendenti e un nuovo lockdown sarebbe un colpo mortale

Queste le parole di Enzo Mazza, CEO di FIMI (la Federazione Industria Musicale Italiana, il principale rappresentante delle imprese di settore). Proviamo a migliorare un po’ il morale chiudendo con una vecchia, ma significativa, canzone di Colapesce.

Giornalista | Creativo | Direttore di Scè da aprile 2018. Collaboro con diverse testate e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione digitale. Unico denominatore? La musica.