Rock on the bones: storia dei Vinili stampati su radiografie

Tra gli anni cinquanta e sessanta del precedente secolo nacque, nel clima culturale difficile della Cortina di ferro, un fenomeno passato alla storia come “Rock on the bones”.

L’URSS (ed i suoi paesi satellite) esercitava stringenti filosofie politiche vietando la diffusione del materiale artistico proveniente dai paesi occidentali, in particolar modo dagli Stati Uniti.

I giovani russi, però, idearono uno stratagemma originale per far girare tra di loro le canzoni di Chuck Berry, Louis Armstrong e di Elvis Presley, anche se proibitissime dal Politburo.

Rock on the bones – La storia dei vinili sulle lastre di radiografia

 

Parallelamente al fenomeno delle samizdat (le auto-produzioni), Boris Taigin e Ruslan Bogoslowskij sfruttarono un metodo nato in Ungheria (grazie all’impegno della radio statale di Budapest) per garantire la circolazione della musica ritenuta fuorilegge. La materia prima era a dir poco singolare: le radiografie ritenute di scarto dagli ospedali pubblici in Unione Sovietica. Un torchio speciale creava i dischi incidendo i solchi su questi supporti di fortuna, poi tagliati nel formato da 25 centimetri.

Spesso una comunissima sigaretta era tutto ciò che bastava per praticare il foto centrale.

vinili stampati su radiografie

Sfruttando la legge che vietava ai nosocomi di immagazzinare per troppo tempo materiale cartaceo, a causa di alcuni incendi devastanti, Bogoslowskij si garantiva materia prima gratuita ed in gran quantità, permettendo di fatto alla musica americana di esistere nei paesi dell’est.

Il costo, inoltre, era particolarmente conveniente, anche a causa del rapido deterioramento. Il rock on the bones (nome emblematico dei vinili incisi sulle lastre per la radiografia) arrivava a costare al massimo 1 rublo e mezzo. Al contrario, il costo degli album ufficiali (nettamente meno interessanti e vivaci) era fissato a 5 rubli.

 

Ascolta “Heartbreak Hotel” di Elvis Presley

 

La persecuzione del contrabbando di questi prodotti discografici (gergalmente chiamati “ossa o “costole”) proseguì fino agli anni ’70. Lo stesso Ruslan Bogoslowskij trovò l’arresto tre volte: nel 1951, nel 1957, e nel 1961. Tre anni di carcere per ogni condanna.  Non abbastanza per spegnere il suo coraggio nella produzione clandestina.

Gli appassionati di rock, blues e jazz facevano rete attorno al cosiddetto “Club del Cane d’oro“; la rete di aficionados dei Roentgenizdat (il nome di questi dischi-radiografie) supportati dagli sforzi dei marinai di paesi neutrali come Svezia o Finlandia.

Nell’epoca dell’all you can eat musicale, invita a riflettere questo modo, tanto ingegnoso quanto romantico, approntato per alimentare la passione verso determinati generi d’ascolto.

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Giornalista | Creativo | Direttore di Scè da aprile 2018. Collaboro con diverse testate e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione digitale. Unico denominatore? La musica.