H – Helena, dalla Spagna un crime drama al femminile su Netflix

Approda in Italia con circa un anno di ritardo “Hache”, serie di Netflix adattata col titolo “H – Helena”.

Un crime drama composto di otto puntate per altrettante ore (circa) di proposta visiva.

H – Helena – La trama

La storia gira intorno Helena, affascinante donna calata nella realtà di strada della Barcellona cristallizzata negli anni ’60. Costretta a prostituirsi per sostenere la figlia avuta dal compagno Bruno (incarcerato perché accusato di omicidio durante uno sciopero in fabbrica), per sfuggire alla furia di un cliente farà la conoscenza di Malpica, tenebroso boss della malavita che gestisce il traffico di eroina attraverso il porto spagnolo. Sulle sue tracce, la squadra omicidi della polizia spagnola capitanata da Alejandro Vinuesa, trasferitosi da Madrid per sfuggire ad un matrimonio cessato troppo presto a causa del suicidio della sua moglie.

Attorno a questi tre personaggi, vicende parallele che intrecciano gli elementi tipici del crime drama: omicidi, traffici illeciti, indagini ma anche sentimenti e passioni che si presentano nelle più versatili manifestazioni. Fluidità di genere, in linea con le più recenti istanze di parità

 

Il dualismo tra Hache ed Helena

 

Una donna non è mai semplicemente una donna. L’impianto narrativo calca la mano su questo stereotipo che porta Helena ad essere una madre ed una compagna premurosa, ma al tempo stesso una spietata affarista nelle consorterie a delinquere.

Helena quando torna a casa non ha occhi che per il frutto del suo amore, tenta di ricostruire un rapporto con Bruno logoro dalla distanza ma non per questo assopito. I risvolti finali dimostreranno come le incoerenze possono in realtà nascondere le più ferme e lineari certezze. Hache (forma letterale in spagnolo della H) è un’iniziale, un baluardo di anonimato quando la donna ha a che fare con gangster spagnoli, italiani ed americani; in tale ottica, il Mediterraneo si dimostra un punto d’incontro fra culture, lingue ed affari nel nome dell’eroina, segnalata sui carichi, in piena coerenza concettuale, con una lettera H.

Il crime drama nella Spagna degli anni ’60

 

Si ruba, si spara, ci si ammazza. I crismi del crime drama vengono rispettati in pieno ma credo stia avvenendo un lento, inesorabile e necessario cambiamento di paradigma: il memento mori torna protagonista, non si raccontano più favole sulla Via di Carlito oppure attorno le faraoniche imprese di Tony Montana. Ci sono le fazioni, ma il motore principale è l’interesse personale, quello che porta a cancellare amicizie decennali senza battere ciglio, che spinge a premere il grilletto anche quando hai un marchio a fuoco per sugellare il rapporto ed il sentimento che instauri con una persona.

Helena

Vale la pena vedere H – Helena?

 

Alcune scelte eccessivamente nichiliste mi hanno restituito una sensazione di incoerenza di fondo che mi ha quasi infastidito; come se la donna debba apparire necessariamente spietata fino al midollo per fare suo quello che è storicamente appannaggio del patriarcato. Probabilmente è solo una visione soggettiva, perché ragionando a mente fredda ho riconsiderato gli sviluppi di trama in forma valida, senza clamorosi ribaltoni o colpi di scena da antologia, ma sicuramente non da cestinare.

H – Helena è una serie realizzata bene sul piano tecnico e che lascia trascorrere ore in buona compagnia, con i ritmi un pizzico più lenti dettati dal timing di ogni puntata. E che non scappa dal lieto fine, almeno provvisorio.

H – Helena, infatti, avrà una seconda stagione

 

Poco dopo la pubblicazione in streaming lo scorso anno, infatti, la serie è stata confermata per una seconda stagione, che dovrà fare a meno di uno dei tre pilastri dell’impianto concettuale (a ben vedere: è stato sparato in petto). Sarà molto interessante assistere al rimpasto del casting scoprendo (probabilmente a 2021 inoltrato, per l’Italia) dove e quando rivedremo Hache, ed in quali giri sarà coinvolta.

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Giornalista | Creativo | Direttore di Scè da aprile 2018. Collaboro con diverse testate e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione digitale. Unico denominatore? La musica.