Il rapper Pablo Hasél condannato a nove mesi di carcere

Apologia al terrorismo ed ingiuria alla Corona sono i capi d’accusa imputati a Pablo Hasél, rapper catalano, comunista ed indipendentista.

Come riportato in origine da Marco Santopadre per “Il Manifesto”, Pablo Rivadulla Duró (nome anagrafico di Hasél) dovrà quindi scontare nove mesi di carcere come confermato dalla Corte Suprema di Madrid, per una pena iniziale di due anni comminata dall’Audiencia Nacional nel 2018. L’artista aveva già beneficiato della pena sospesa nel 2014, per reati simili commessi tre anni prima.

La giustizia spagnola si rivela ferrea per le dichiarazioni messe in musica da Hasél, che scaglia accuse aspre alla famiglia reale, al Partito Popolare ed all’Esercito inneggiando alla liberazione dei prigionieri politici, riferendosi anche a gruppi armati ormai disciolti come l’ETA o i Grapo.

Dallo scorso 27 gennaio sono scattati i dieci giorni durante i quali Pablo Hasél può consegnarsi spontaneamente per scontare la pena: ha già dichiarato che non lo farà, tantomeno proverà a scappare all’estero; per lui scatterà quindi l’arresto, come esplicitato dalla sentenza del giudice.

Recidivo e molto conosciuto, quindi il suo messaggio può effettivamente incitare alla mobilitazione di piazza.

La “colpa” dell’artista spagnolo è quindi di avere una popolarità tale che potrebbe influenzare gli ascoltatori che lo seguono.

Pablo Hasél

Libertà d’espressione…fino a che punto?

 

Non è la prima volta che su Scè mettiamo in luce vicende dove le espressioni artistiche si trovano a fare i conti con la legge.

Dopo l’arresto di Sama’ Abdulhadi (da contestualizzare in modo differente) arriva un’altra questione molto spinosa da interpretare. Fino a che punto si spinge la libertà d’espressione quando ci si confronta con testi truculenti ed estremi? In Spagna sembra che la linea sia decisamente dura e poco tollerante: Valtonyc (al secolo Josep Miquel Arenas, di Maiorca), è un rapper che si è rifugiato in Belgio per evitare tre anni e mezzo di galera.

 

I risvolti hanno avuto ripercussioni sull’opinione pubblica: qualche migliaio di persone hanno manifestato in diverse città catalane; intanto Podemos è tornata a chiedere la cancellazione della Ley Mordaza, la “legge bavaglio” approvata nel 2015. Il premier socialista Sánchez aveva promesso una deroga ma sembra non ci siano stati effettivi passi avanti in tale direzione.

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Giornalista | Creativo | Direttore di Scè da aprile 2018. Collaboro con diverse testate e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione digitale. Unico denominatore? La musica.