“I diritti sono uno spettacolo” sul palco di Sanremo

Il giovedì sera di Sanremo 2021 è stato animato dai cantanti in gara con le rivisitazioni di brani storici del repertorio italiano; a margine delle performance artistiche è andata in scena la campagna di sensibilizzazione “I diritti sono uno spettacolo”. I più recenti appelli dei live club italiani, la cui condizione di crisi è stata acuita da restrizioni che si trascinano ormai dall’autunno, amplificano il disagio sociale ed economico dei lavoratori dello spettacolo. Una porzione del paese reale che lo Stato fatica a riconoscere e tutelare, esponendo a rischi drammatici la base operativa di tutto il settore culturale.

Riceviamo e pubblichiamo in forma integrale l’appello di “I diritti sono uno spettacolo”.

I diritti sono uno spettacolo – Il comunicato ufficiale

 

Lo spettacolo dal vivo è un settore che da tempo necessita di una riforma strutturale e di un cambio di percezione volto a riconoscerne il valore culturale, produttivo (in termini economici e occupazionali) e sociale. Come elemento di aggregazione di città, province e periferie.

La pandemia è stata e continua a essere per il settore culturale un acceleratore di consapevolezza: senza un intervento definitivo e il più possibile unitario, le conseguenze di questa crisi saranno drammatiche e avranno ricadute insostenibili sulla vita dei lavoratori, sulla salute dell’intero settore e sul PIL del nostro paese.

In questi lunghi mesi caratterizzati dallo stop forzato delle attività culturali abbiamo preso atto che teatri, cinema, live club e spazi culturali si sono dimostrati luoghi sicuri. Nonostante ciò, sono costantemente considerati attività produttive sacrificabili. Avvertiamo sempre più forte quanto questo settore abbia bisogno di essere compreso e considerato dalle istituzioni per poter ottenere un riconoscimento economico e sociale.

È passato un anno. Non c’è più tempo.

La necessità di questa ulteriore campagna sta non solo nei numeri ma anche nella preoccupante mancanza di un metodo di programmazione dei ristori e gestione delle risorse dedicate. A poco più di un anno dall’inizio del fermo non ci sono ancora ammortizzatori congrui per i lavoratori e le realtà del settore; i lavoratori subiscono ancora gli effetti di imperdonabili lungaggini nella ricezione degli indennizzi a causa dei ritardi da parte dell’INPS. Quello che ci si aspetta nelle prossime settimane è che il ministero si impegni a stabilire un meccanismo di ristori ponderati; ristori distribuiti equamente tra le parti in causa affinché non siano più istituiti inqui fondi di pari stanziamento.

Il nostro lavoro si basa sul metodo e sulla pianificazione ed è il momento per lo Stato di rispondere al settore con lo stesso rigore: organizzazione del cambiamento ossia individuazione dei temi specifici e calendarizzazione degli argomenti affinché la riforma di settore sia avviata definitivamente; creazione di un’agenda pubblica degli argomenti trattati e individuazione delle scadenze; adeguamenti dei protocolli agli spazi che non sono tutti uguali e non possono essere accorpati, necessitando di linee guida differenti; accompagnamento alla ripartenza per chi apre, regole chiare sul ristoro del mancato incasso e dei maggiori costi sostenuti per rispettare i protocolli.

L’Unione Europea ha già dato raccomandazioni e indirizzi sulla necessità e l’urgenza di dotarsi di uno Statuto Sociale degli Artisti. Sono state depositate in Parlamento proposte di legge sullo Statuto dei Lavoratori alle quali hanno collaborato molti operatori del settore; ponendo l’accento sulla discontinuità, caratteristica principale del nostro lavoro.

Che si riparta da queste proposte per dare delle risposte strutturali e risolvere l’emergenza e offrire una prospettiva certa al settore.

Non c’è più tempo!