È uscita “Chitarra nera”, la nuova canzone di Vasco Brondi

A poche ore dall’annuncio via social, Vasco Brondi pubblica il suo primo inedito estratto da “Paesaggio dopo la battaglia”.

La canzone si intitola “Chitarra nera”, ed è ufficialmente pubblicata col nome anagrafico dell’artista ferrarese dopo aver dichiarato conclusa l’esperienza decennale col moniker Le luci della centrale elettrica.

“Chitarra nera” per me è un pezzo importante, dentro si sono convogliati anche i dubbi che ho avuto nei due anni precedenti. Dal tour del 2018 e per tutto il 2019 non ho più suonato e non ho neanche toccato una chitarra, mi ero un po’ allontanato dalla musica, o forse è lei che si è tenuta alla larga da me. Trascrivevo soltanto qualche idea che mi veniva, pensando che magari, in un lontano futuro, mi sarebbe tornata utile e tra gli appunti c’era una traccia di questa canzone.

Il brano è stato prodotto insieme a Federico Dragogna (Ministri), che accompagna Vasco Brondi dagli esordi, e da Taketo Gohara, che a sua volta ha curato “La Piazza EP” e l’album Tempi Bui per la rock band di Milano.

Su scarni tappeti strumentali fatti di pianoforte e synth, Vasco Brondi recita un testo con quella attitudine slam che lo aveva caratterizzato durante Le luci della centrale elettrica. C’è tutto quello che l’ascoltatore della prima ora esige, ed anche qualcosa in più. I soliti girotondi delle liriche attorno ai nuclei concettuali si evolvono in un fiume di parole che oscilla tra dialogo e soliloquio, protocantautorato che rompe veramente gli schemi riflettendo l’intimismo dei turbamenti in un rapporto fra due umani che non si riconoscono, quando gli anni iniziano a passare.

Un evidente segno delle ferite che il passaggio all’età adulta lascia.

Vasco Brondi – “Chitarra nera” – testo

Non sai cosa fare
Dicono che sei a Barcellona
E ancora non torni
Oggi digiuni
E ancora non torni
Alcuni capelli sono diventati trasparenti
Ma sei come prima
Quello di prima

Con due dita in gola tornavi sereno
Vincevi Sanremo
Dicevi: “Cosa saremo, cosa saremo?”
Non siamo niente, siamo diventati quasi normali
Mi sveglio all’alba, non guardo le serie
Qui dove vivo non c’è rete, non c’è gente
Neanche più i vecchi che giocano a carte

Qualcuno ogni tanto mi dice che hai smesso
Ma non si sa dove sei
Fuori dagli algoritmi
Forse quando passi non funzionano neanche le fotocellule
Non si aprono le porte

Ma cosa c’era dentro di te?
Il male? Il bene?
Qualcosa che sopravvive, che non si arrende
Dicono che il cuore ha delle ragioni che la ragione non comprende
Dicono che il cuore ha delle ragioni che la ragione non comprende

Ho saputo quello che è successo, me l’hanno detto
Mi raccomando, se puoi scegliere
Meglio una casa di reclusione che una casa circondariale
Chiedi se c’è posto a Bollate
Ci sono celle più ampie, più attività da fare
Fai chiamare da tuo padre, che fa chiamare da tua madre

L’ultima volta, come una colpa, mi hai detto
“Alla fine sei stato l’unico che ha continuato a suonare
Prima eri tu che servivi da bere, sei l’unico che ha continuato a suonare
E adesso hai anche smesso di bere”

Io ti ho detto che bello che è stato perderti
Vederti sparire, sei rimasto a vent’anni
Arriveremo a cinquanta con ragazze che vogliono figli
Che vogliono figlie, che ci vorrebbero normali
Ma siamo animali, siamo animali senza istinto
Quindi ancora peggiori

La tua chitarra nera dov’è finita?
Te la sei venduta?
Come il mio basso su eBay
Finito su un’isola greca

Chissà se adesso invecchiando
Anche tu hai iniziato ad interessarti di beni immortali
Dei nomi degli alberi, delle dinività locali
E delle ventenni

No non puoi immaginarti, la musica adesso è un’altra cosa
Tutti cercano di sponsorizzarti, musica e alta moda
Suoni all’Arena, in una palestra, in una parrocchia o sulla Luna
Tutte celebrità
Suoni e fai pubblicità
Suoni e fai pubblicità

Ho saputo quello che è successo, me l’hanno detto
Mi raccomando, se puoi scegliere
Meglio una casa di reclusione che una casa circondariale
Chiedi se c’è posto a Bollate
Ci sono celle più ampie, più attività da fare
Fai chiamare da tuo padre, che fa chiamare da tua madre

Ho imparato delle cose che ti potrebbero servire
Ci sono questi precetti che seguo negli ultimi mesi
Cammino nei boschi, se mi vedi non mi riconosci
Ti ho già detto che mi sveglio all’alba e dormo
Dormo benissimo adesso

Nel monastero buddista c’erano molti monaci e monache
Della nostra età
Addirittura dei monaci ex punk
Tu gli diresti
“Giù le mani dalla mia anima
Anime salvatrici
Non diventeremo perfetti mai
Non illumineremo nessuno”
Pieni di difetti, niente di cui vergognarsi
Anzi, li facciamo vedere meglio salendo sui palchi
Sotto le luci a gridare “guardami!”
“Guardami! Sono così!”

La casa dove stavamo è diventata famosa
La zona è migliorata, adesso vale una fortuna
Anche questa piccola città è diventata fascista
Ma passerà, questa ondata di merda passerà
Passerò ore in verticale sulla testa
A meditare, a lasciarmi respirare
Tua madre ti voleva curare con olii essenziali
Segni zodiacali, ti voleva guarire
Chissà che effetto fa essere normali

La tua chitarra nera dov’è finita?
Te la sei venduta?
Come il mio basso su eBay
Finito su un’isola greca

Sognavo che facevo il mio vecchio lavoro quando tornavo
Quello di quando avevo diciott’anni e c’erano ancora tutti
Tutti a pezzi e senza figli, sorridenti
Chissà cosa disegni, se ancora disegni

Ho saputo quello che è successo, me l’hanno detto
Se eri fortunato, finivi a Bollate
Non a Ferrara nella casa circondariale
Lì era una casa di reclusione
C’erano docce più calde, attività da seguire
Era più facile da sopportare

L’hanno detto a tuo padre, che l’ha detto a tua madre
Così non doveva finire

Chissà se hai avuto un’ultimissima notte d’amore
Ci vediamo nella prossima vita
Mi ricomincerai a salutare
Ti ricomincerò a salutare
Siamo stati sempre pieni d’amore
Pieni da scoppiare

 

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Giornalista | Creativo | Direttore di Scè da aprile 2018. Collaboro con diverse testate e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione digitale. Unico denominatore? La musica.