Guè Pequeno: FASTLIFE 4 è solo per chi se lo merita

Cosimo Fini, alias Guè Pequeno, per chi non lo conoscesse, è uno dei protagonisti indiscussi della scena rap italiana. Ex-componente dei Club Dogo, è passato attraverso tutte le epoche del genere, dagli anni ’90 al nostro 2021, iniziando come Il Guercio e continuando come Mr. Fini. Ha collezionato, oltre agli svariati appellativi, 7 album in gruppo e altrettanti da solista (di cui uno con Marracash), 2 EP ed inoltre la leggendaria serie di mixtape Fastlife, col socio DJ Harsh, oggi arrivata inaspettatamente alla quarta stagione.

Una prolificità invidiabile che lo mantiene in testa alle classifiche almeno da un decennio.

Inutile dire che dopo 9 anni da Fastlife Vol. 3 gli ascoltatori sono impazziti, e che la notizia ha impallato il web e le testate di settore, facendo parlare solo di sé, eclissando anche i migliori. Come se all’improvviso il resto non fosse più importante. Per l’occasione è stato pubblicato anche un documentario su YouTube dal titolo Stile Originale: un gran corso di storia sui progetti passati ed un “foglio illustrativo” al nuovo arrivato.

Le community si spartivano le scommesse su Fastlife vol. 4 già dallo scorso dicembre, da quando Vita Veloce Freestyle, uscito come singolo, sembrava essere un chiaro riferimento al ritorno (poi compreso nel progetto).

La prolificità sta nel fatto che queste 14 tracce siano uscite 2 settimane dopo la riedizione per i 10 anni del suo primo disco, Il Ragazzo d’Oro, ed a soli 10 mesi dall’ultimo Mr. Fini. Un’abitudine per Guè saziare i fan, ma questo volta dire “ricoperti” non è sprecato.

guè Pequeno 3

Guè Pequeno – Fastlife vol. 4

 

L’ascolto è vivamente consigliato a chi abbia visto almeno più di due film, letto due libri e conosca artisti come Lil Wayne, Dipset, G-Unit, Mobb Deep, Coke Boys e simili.​

Queste sono le istruzioni d’uso che ci fornisce l’intro. Non sono ben accette persone che non masticano l’hip-hop e che non riuscirebbero a coglierne la fragranza autentica. La strada parla a Guè e gli consiglia di mescolare solo sonorità non in voga, la giusta dose di cafonaggine piccante, di esagerare col flow e creare un mixtape degno di questo nome.

Lifestyle, singolo d’apertura – accompagnato da un videoclip – diventa uno specchio integrale che ti fa capire cosa ha da offrirti il disco durante la successiva mezz’ora: arroganza, attitudine, citazioni.

Numerosissime quest’ultime, prese soprattutto dal cinema (grande passione del rapper): come la traccia Alex (dal film Arancia Meccanica), che vede la partecipazione di Lazza e a grande sorpresa di Salmo, col quale non collaborava da 9 anni; e di Marco da Tropoja (da Taken), col giovane Vettosi che approccia uno stile vecchia scuola in modo molto ferrato.

E come ogni buona tradizione che si rispetti, il mixtape brulica di featuring, rispettivamente da Roma, Napoli, Milano.

In Champagne 4 The Pain fa la combo con Gemitaiz e Noyz Narcos, e portano la capitale nel disco sulla strumentale di PK e DJ Harsh, che crea un’atmosfera a metà tra la fine degli anni ’90 ed inizio 2000. L’ultimo capitolino Rasty Kilo canta in Italian Hustler: pezzo celebrativo della vita di strada, descrizioni di storie reali e sfatamento di quelle altrui.

Ma c’è spazio anche per il romanticismo tra i buchi di ego. Babymama, assieme al napoletano MV Killa, è un esempio riuscito di una storia d’amore per bad boys, con un suono che esce dal mood cupo del disco diventando fresco e “contemporaneo”. Un altro esempio è Fastlife, con un signor Fini meno signorile e più uomo di mondo in stile Miami Vice, e gli anni 80 del produttore milanese Bassi Maestro sono la prima collaborazione rap dal suo ritiro dal genere.

guè Pequeno

Ma non lasciatevi ingannare, questo disco parla la lingua dei primi anni 2000, epoca di mixtape su cassetta e delle punchline di fuoco. Lo dimostrano i brani Wagyu, Denim Giappo, CO$¥MON€¥. Troviamo rispettivamente The Night Skinny, Luchè e il nostro Guè solista. Tracce diventate virali sui social per le probabili frecciatine a rappers giovani: per Wagyu vediamo Rondososa (famoso tra i giovanissimi) infastidirsi per una frase del cantante che critica un modo di fare simile al suo; ed in Denim Giappo una probabile citazione da parte di Luché al conterraneo Capo Plaza. Sempre la stessa formula anche qua, arroganza, attitudine, citazioni. “I flow sono mazzate tipo Masvidal” ecco.

Durante l’ascolto sembra di rituffarsi nei bei tempi andati, vuoi per le sonorità, vuoi perché col compagno di merende Marracash in Smith & Wesson Freestyle riprendono l’entrata “Da M-I con furore, microfono calibro 9, potrebbe stendere un c***o d’alligatore” di un loro vecchio freestyle del 2006, per la compilation del socio DJ Harsh. Uno scambio di battute classico del rap, riesumato nel mainstream, che fa ben sperare gli amanti di questo genere.

L’unico brano che potrebbe assomigliare ad un’uscita odierna è Me & My B, terzultima nella lista, che cambia un po’ il gioco e rievoca il Guè degli ultimi album.

In sostanza, alla fine dei conti, risulta un prodotto coerente con la sua natura: solo divertimento senza troppi pensieri e dinamiche di mercato, con rime coi vecchi metodi che destabilizzano i nuovi fenomeni. Fastlife 4 è una chiara dichiarazione d’intenti che ribadisce lo status del “Jay-Z italiano” come portabandiera di un certo tipo di rap lontano dal politicamente corretto.

Possiamo benissimo dire che il tempo è passato, ma che almeno è la saga è stagionata bene.

Fastlife 4 è solo per chi se lo merita.

Samir Zouhair