Un anno senza concerti: lo sfogo del tecnico del suono Igor Cardeti

I peggiori scenari che avevamo ipotizzato quando il Covid ha bloccato tutto il comparto culturale si sono completamente concretizzati: senza concerti la musica non riesce ad andare avanti.

Una testimonianza dalle sfumature drammatiche è lo sfogo via social di Igor Cardeti, tecnico del suono e tour manager con trascorsi da musicista e produttore. Riportiamo in forma integrale le sue parole che fanno il punto su un anno vissuto senza concerti, sulla breve parentesi estiva del tour di Colapesce e Dimartino per l’album “I Mortali”, sui cali del fatturato di un libero professionista e la necessità di fare altri lavori perché impossibilitato a vivere nel totale precariato.

 

Igor cardeti

 

Il 21 febbraio del 2020 ho fatto il mio ultimo concerto “normale”, di quelli inseriti in un tour che copre tutta Italia, di quelli con la band al completo, di quelli con tutti i tecnici che servono perché tutto sia fatto bene.

Poi il nulla che tutti conosciamo, fino a maggio.

In estate un minitour con Colapesce e Dimartinoofficial senza band e con meno “cose” rispetto a quelle preventivate solo qualche mese prima; qualche concerto, inoltre, organizzato dal Locomotiv Club qui a Bologna dove ho fatto parte della squadra tecnica.

Poi da ottobre di nuovo il buio.

Mi ritengo comunque fortunato per aver fatto qualcosa rispetto ad altri che sono stati completamente fermi.
Nel 2020 ho avuto un calo di fatturato del 70% rispetto all’anno prima, che già insomma, non è che il 100% sia proprio roba da ricchi…
Lo Stato per “ristorarmi” mi ha dato 4200 euro in un anno (e per un altro anno almeno non si tornerà alla normalità).

C’è chi in questo periodo ha purtroppo deciso di togliersi la vita, chi sta continuando a sopportare l’assordante silenzio, chi sta cercando un lavoro “normale” e chi un lavoretto l’ha trovato.
Ed eccomi qua: da fine ottobre sto facendo lo scaffalista notturno 3 giorni la settimana, gli altri 3 se c’è lavoro faccio l’inventarista (sempre notturno).
Praticamente guadagno a malapena i soldi per pagare l’affitto.
Ho venduto quasi tutte le chitarre e le attrezzature che usavo al mixer, e mi sto convincendo a vendere anche il furgone.

Sto continuando a cercare un lavoro “normale” a tempo pieno con uno stipendio che mi permetta di vivere, e se lo troverò non credo proprio che riinizierò a lavorare con la musica quando (e se) tutta questa merda finirà.
I “nessuno rimarrà indietro!”, le belle parole rivolte a “quelli che ci fanno tanto divertire”, le potete impacchettare ben bene e mettervele dove immaginate.

Quello che manca è il rispetto. Rispetto per la vita di tutti, nessuno escluso.

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Giornalista | Creativo | Direttore di Scè da aprile 2018. Collaboro con diverse testate e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione digitale. Unico denominatore? La musica.