Un sorso di “Cognac” insieme a Berardi – L’intervista

La dimensione del bar è quasi catartica, e spesso porta a stringere rapporti umani che trascendono il semplice rapporto tra cliente ed esercente.

Ne sa qualcosa Berardi, cantautore pugliese di stanza a Milano che da qualche giorno ha pubblicato “Cognac”, il suo nuovo singolo. Rotta ad un capitolo discografico di brani inediti, e nel frattempo riflessioni sul presente, per una canzone che a suo modo tratteggia le incertezze di quella fascia d’età attorno i 30.

Cantautore, certo, ma libero dalle vestigia del genere: “Cognac” ha suoni moderni immersi in parole che vogliono raccontare, elevandosi a momenti condiviso di quella dimensione della vita notturna che quasi abbiamo dimenticato per cause ben note.

Abbiamo raggiunto Berardi per scambiare quattro chiacchiere attorno la sua nuova pubblicazione, ed il futuro che lo attende.

Berardi – L’intervista

 

Ciao Berardi, raccontaci com’è nato il tuo nuovo pezzo “Cognac”

Cognac è una canzone figlia di questo tempo di grande precarietà emotiva, oltre che lavorativa. In verità sono partito dal vissuto di una persona a me vicina per riflettere sulla condizione che sta vivendo l’intera società, nelle diverse categorie, cercando in tutti i modi una possibile chiave di volta, una speranza disillusa, ma reale.

 

Come per il precedente “Rider“, sembra esserci anche in questo caso precisa attenzione verso il sociale; la canzone enfatizza una certa ricorsività delle situazioni, ed infatti ogni ascoltatore può riconoscere di avere a sua volta “un amico che lavora al bar”. Questo senso di condivisione ritieni sia una giusta interpretazione del pezzo o in realtà il testo racconta una storia più personale?

In un certo senso è giusta, come ti dicevo prima. In fondo chi di noi non ha un amico barista? Tutti ne abbiamo almeno uno. Ogni giorno ascoltano le storie dei loro clienti e, alla fine, ne diventano amici.

I baristi però, li ascolta qualcuno? Questo periodo è stato drammatico anche per questo: l’interruzione dei rapporti sociali e la chiusura dei luoghi cardine della vita quotidiana. Il bar, la piazza, il mercato, la palestra, il teatro, il museo, i cinema, le chiese, le scuole ed altri…dai più semplici ai più colti.

Ci siamo riscoperti fragili anche per questo. La tecnologia certo ci ha aiutati, ma fino ad un certo punto. L’uomo ha bisogno di un altro uomo. Per fortuna!

BERARDI

Sul versante musicale ti senti più affezionato a determinate sonorità del passato o il tuo cantautorato punta ad impostare un registro personale totalmente moderno?

Le sonorità di queste canzoni sono dettate dai testi, dall’immaginario delle storie stesse, dagli stati d’animo dei personaggi. Sto facendo un percorso ed è giusto che questo sia coerente e si evolva, come si evolve il modo di fare musica nel 2021.

Vivo una dimensione diversa rispetto a prima e mi piace che (come prima) il sound aderisca alle parole. È proprio questa scelta a mantenermi fortemente radicato alle mie origini. È solo la cambiata la prospettiva, avendo io modificato la latitudine.

Cosa dobbiamo aspettarci dopo “Cognac”? Procedi spedito verso un disco?

Stiamo lavorando ad un progetto più ampio che possa raccogliere queste storie. Posso solo dirvi di stare in campana, perché l’estate prevede concerti e cose bellissime.

Continuate a seguirmi anche sui social magari, ma noi ci vediamo in giro, dal vivo!

Berardi – “Cognac” – Testo

 

Hai mai pensato di svegliarti alle sei
Tutti i giorni per andare a lavoro…
Poi la sera bloccato in tangenziale
Domandarti chi sei?
Hai mai sognato un viaggio solo andata
Per un posto non ancora inventato
Tanto qui ci lamentiamo sempre
Nulla è mai cambiato

Ho un amico amico che lavora al bar
Che fra un po’ diventerà papà
Chiude gli occhi e si ripete
Sogna sogna
Il mio amico dietro il banco al bar
Un contratto fino a non si sa
Lui bestemmia poi si scola
Cognac cognac congac

Chi inventa storie è bravo,
chi gliele ruba è un genio!
Lo ripeteva il mio maestro
mi fregava le strofe
Io son rimasto a scrivere canzoni
Lui sempre intento a dare spiegazioni
Sai come fanno alla fine gli anziani:
Invece di parlare mostrano le mani.

Ho un amico amico che lavora al bar
Che fra un po’ diventerà papà
Chiude gli occhi e si ripete
Sogna sogna
Il mio amico dietro il banco al bar
Un contratto fino a non si sa
Tutti eroi ma appena sbagli
Gogna gogna gogna
Ha i desideri in gola

Gocce di parole in bocca per non dire
Quanto resta da capire
Ho un amico amico che lavora al bar
Che fra un po’ diventerà papà
Chiude gli occhi e si ripete
Sogna sogna
Il mio amico dietro il banco al bar
Un contratto fino a non si sa
Tutti eroi ma appena sbagli
Gogna gogna gogna

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Giornalista | Creativo | Direttore di Scè da aprile 2018. Collaboro con diverse testate e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione digitale. Unico denominatore? La musica.